Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 4.700 volte nel 2015. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 4 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

JOVANOTTI LIVE in MONTICHIARI (by MICHELE)

jovanotti

12 Dicembre, ore 21:30 precise.

Le luci si spengono, la band sale sul palco e Jovanotti inizia il suo concerto, che sicuramente è da inserire nella lista dei migliori ai quali ho assistito. Sulle note di “E non hai visto ancora niente” il Pala George di Montichiari si infiamma e non azzarda a spegnersi fino a un minuto prima di mezzanotte. Due ore e mezza di concerto che ha permesso di mettere in luce non solo la professionalità di Lorenzo Cherubini, ma anche le sue doti artistiche. Uno spettacolo emozionante per i temi portati in scena (l’amore, la famiglia, il rispetto reciproco e per le varie culture), ma anche per le ingegnose scenografie con luci, video e un intero palco sul quale scorrevano immagini e disegni.
jova_cover_itunesAvendo già organizzato quest’estate un altro tour, “Lorenzo negli stadi”, per la promozione del suo ultimo album “Lorenzo 2015 cc”, mi aspettavo per questa serie di show invernali  “Lorenzo nei palazzi dello sport” una versione ridotta del precedente spettacolo. Invece è riuscito a sorprendermi presentando una scaletta completamente diversa, che alterna le ultime hit ai suoi pezzi classici (“Bella”, “Gente della notte”, “Ragazzo fortunato” etc), nuove scenografie e visual art. Per tutta la durata del concerto Jovanotti ha mantenuto un rapporto stretto col pubblico, mostrando Lorenzo che vive dietro l’immagine dell’artista. Ha confessato lui stesso l’importanza che aveva lo show di Montichiari, essendo infatti il primo spettacolo di questo nuovo tour al quale assistevano la moglie e la figlia (alla quale ha fatto gli auguri di compleanno alla fine del live).

Dall’inizio alla fine dello show la tensione non è mai andata diminuendo: si è passati dal potente pop malinconico del grande successo “Sabato”, alla psichedelica “Tensione evolutiva”, alla tribale “L’ombelico nel mondo”, fino alle ballate emozionanti come “A te” o “La terra degli uomini” nelle quali il pubblico ha alzato al cielo gli accendini e le torce dei cellulari.
Lorenzo ha sorpreso tutti quando ha portato sulla scena “Una tribù che balla” e “[Tanto]³” accompagnandosi da una loop station a forma di diamante che rifletteva le luci colorate del palco creando meravigliosi effetti ottici, oppure quando è uscito correndo dal palco per riapparire pochi secondi dopo tra il pubblico, esibendosi da una piattaforma da dj direttamente nel centro della folla.
È stato uno spettacolo entusiasmante in ogni suo singolo istante e proprio per l’enfasi vissuta attraverso ogni canzone pareva non finire mai. Ma proprio mai. Nell’ultima ora del concerto ogni brano mi sembrava la conclusione perfetta per la serata, ma ad ogni pezzo terminato ne seguiva subito un altro. E quando finalmente siamo arrivati agli ultimi accordi di “Ti porto via con me” e Jovanotti e la sua band hanno salutato per l’ultimissima volta il pubblico bresciano, gli spalti non hanno smesso di tremare e le voci dell’audience non si sono spente. Continuavano infatti i cori anche dopo la chiusura del concerto; questo dice tutto.

foto-di-jovanottiAvevo già assistito ad un concerto di Jovanotti, nel 2013, nell’immenso stadio San Siro, ma in quell’occasione avevo visto lo spettacolo da una delle tribune più alte. Questa volta lo show l’ho vissuto in pieno, in mezzo alla folla esultante a due passi dal palco, dove ci si sente tutti parte dello stesso mondo, dello stesso spettacolo. Ho quindi paradossalmente preferito il “piccolo” show di Montichiari rispetto al mastodontico concerto di Milano.
Mi sento veramente vicino a questo artista, non solo perché è l’unico ascoltato da tutta la mia famiglia (e che con i quali posso quindi condividere la mia passione), ma anche perché trovo le sue canzoni molto poetiche e molto dirette. Non utilizza un linguaggio forbito: la sua è una poesia semplice, che tutti sono in grado di comprendere.
Spero che possa continuare a regalarci nuove canzoni e nuove emozioni per molto tempo ancora e di riuscire ancora una volta a provare la bellissima esperienza di sentirlo live e rivivere quello che a Montichiari ha saputo donare a tutti noi.

Da Michele per ora è tutto, ciao e alla prossima!

STAR WARS vs. STAR TREK

star wars vs star trek

Ma vi immaginate Spock in un duello con Yoda? No probabilmente, data la caratteristica dei personaggi non si metterebbero mai uno contro l’altro a patto che Yoda non consideri Spock come “Servo del lato oscuro”.
Ma aspettate un momento, è successo davvero! O meglio, non in un film o serie tv alcuna, ma nei classici Comic-On c’è sempre il rappresentate “Yoda” che accusa il rappresentante “Spock” di essere un soldato oscuro e parte la sfida a suon di insulti su cui è meglio non soffermarci.
Io, nel vedere tanta foga tra questi due contendenti, mi son chiesto quale effettivamente fosse il brand migliore e ho cercato di analizzarli per fare un po’ di chiarezza.
Star Trek è nato negli anni in cui la fantascienza poteva “cambiare la visione del mondo” e la gente era convinta di questo, e Star Trek lo ha fatto; il telefilm in vari episodi ha affrontato temi sociali importanti quali il razzismo ( negli anni sessanta erano ricorrenti le battaglie sociali negli Stati Uniti ) e la comprensione tra i popoli, già soltanto osservando la composizione del cast possiamo notarlo tra i protagonisti: uno scozzese (Scott), un russo (Chekov, in piena guerra fredda), un giapponese (Sulu), addirittura un alieno (Spock), e anche l’attrice Nichelle Nichols (Uhura), la prima donna di colore a figurare in un ruolo di comando nella storia della televisione e, assieme al capitano Kirk, protagonista del primo bacio interrazziale nella storia della televisione negli USA (nel 1968).
Star Wars uscito 10 anni dopo (1977) rappresenta il punto di svolta non solo nella tecnica cinematografica (ripresa e montaggio), ma anche nella colonna sonora e nella struttura degli effetti sonori oltre a quella degli effetti speciali scenografici; George Lucas ha posto l’intrattimento al centro della storia, realizzando un vero e proprio capolavoro: spade laser, astronavi, morte nera, Darth Fener, i soldati imperiali, i fulmini, il potere della forza, Il Millenium Falcon, Han Solo, Luke Skywalker, Chewbacca, Yoda…
Diciamolo, i personaggi di Star Wars sono riconoscibilissimi, forse sì, grazie ad un merchandising che ancora oggi è sparso ovunque e di cui non si può non subire il fascino.
Star Wars rispetto a Star Trek è anche riuscito a distribuire le razze su ogni sistema solare preso in considerazione, in ogni città, in ogni locale (indimenticabile la Cantina di Mos Eisly, in cui si suona il miglior jazz della Galassia), miscelando colori, facce, abiti, armi, edifici, ambientazioni: un mix affascinante. Certo, Star Trek è in tutto e per tutto un lungo viaggio di esplorazione dell’Universo, pianeta dopo pianeta, di specie in specie, ma gli alieni raramente sono mescolati così bene come in Star Wars.
Al contempo, se si vuole analizzare con obiettività le due opere si deve anche considerare l’imperdonabile ingenuità nell’ostinarsi a comparare una serie tv con una saga cinematografica: i budget sono totalmente diversi, i mezzi sono diversi e ineguali, e lo scarto di dieci anni fra l’uscita dei primi episodi di Star Trek e il primo film di Lucas gioca un ruolo fondamentale riguardo alle possibilità in ambito scenografico e tecnologico.
Io non ho una preferenza, mi schiero al centro delle due parti, sono dell’idea che valga la pena porsi a favore “della pace interiore” senza mai cedere “al lato oscuro”, ovvero: non me la sento di prendere una posizione estremista. Sono entrambe opere di genere fantascientifico, ma con storie diverse e tematiche diverse. Stiamo pur sempre parlando di una serie Tv e di una saga cinematografica che hanno fatto la storia, quindi penso sia doveroso guardarle entrambe per coglierne il meglio da ciascuna, sia a livello morale sia per quanto riguarda il divertimento.
E voi da che parte state? Fatecelo sapere, se vi va.
Un Saluto Volcaniano e che il Podcast sia con voi…
Elia (in collaborazione con Nevio)

(2) FANTASTIC BEASTS/IL MONDO REALE by SENEX

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GLI OCCHI DEL VAMPIRO

Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto alla seconda puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici. Prima di incontrare il protagonista di questo episodio, vi faccio una domanda: secondo voi, quale creatura può vantare gli occhi più belli del regno animale? Qualcuno avrà pensato ad un grande felino, altri, forse, ad un canide, altri ancora non vedono occhi più belli di quelli dell’uomo. Ma, se me lo permettete, io inserirei nella competizione un animale ben diverso. Amici di InsideOut, preparatevi, perché per trovarlo dovremo immergerci nel profondo degli abissi.
Eccoci qui, da qualche parte nell’Oceano Indiano, a quasi un chilometro di profondità (sì, so che è scientificamente impossibile, ma importa davvero?). Non si vede praticamente nulla, e del resto è ovvio dato che la luce solare fatica a penetrare fin qui. Per fortuna ci siamo portati dietro delle torce subacquee, con cui possiamo perlomeno illuminare l’acqua nelle nostre immediate vicinanze. Ecco, guardate là: la luce ci mostra un curioso animale che si sta lentamente facendo strada verso di noi. Ha una forma strana, con un corpo vagamente cilindrico che poi si allarga improvvisamente in una conformazione quasi a campana; ora che guardiamo meglio, ci accorgiamo che quest’ultima parte del corpo è costituita da otto tentacoli uniti da una fibra simile a quella che troviamo nelle zampe palmate di anfibi e uccelli acquatici; il particolare che ci cattura di più sono sicuramente i suoi occhi: enormi e di un azzurro che farebbe impallidire il più limpido dei cieli, gli permettono di competere con ottime speranze per il titolo di animale con gli occhi più belli al mondo. Signore e signori, vi presento il calamaro vampiro.

occhi vampiro 1Niente panico, non è qui per succhiare il vostro sangue: il calamaro vampiro (Vampyroteuthis infernalis), come del resto tutti i suoi cugini cefalopodi (polpi, seppie e altri calamari), si nutre di pesce, che cattura grazie ai tentacoli pieni di uncini appuntiti. L’appellativo di “vampiro” gli viene dal fatto che vive nel buio delle profondità marine, oltre che dalla stessa conformazione dei suoi tentacoli che ricorda il mantello del conte Dracula. Ora che siamo così vicini a lui, notiamo anche le due piccole pinne poste vicino agli occhi: è grazie ad esse che il calamaro vampiro si muove, anche se, all’occorrenza, può sfruttare i suoi tentacoli per darsi potenti spinte con rapidi movimenti di apertura-chiusura. La sua colorazione è solitamente rosso non molto acceso, anche se non è raro trovare calamari grigio-neri. Per quanto riguarda le dimensioni, il nostro amico è piuttosto piccolo: di norma non supera i 30 cm, e i piccoli appena usciti dall’uovo sono lunghi 8 mm.
No, non provate a toccarlo! Ecco, lo sapevo. Va bene che è innocuo, però se si sente minacciato ovviamente reagisce. E il suo sistema difensivo consiste nell’assumere la cosiddetta “postura a zucca\ananas”, ossia nel rovesciare all’indietro il suo “mantello”, mostrandocene il lato interno cosparso di spine dette “cirri”. Di colpo, un lampo di luce ci acceca per un momento e facciamo appena in tempo a vedere il nostro calamaro dileguarsi con una potente spinta dei suoi tentacoli: non cercatelo, molto difficilmente lo rivedremo. Ora vi chiederete, cos’era quell’abbaglio? Semplice: il calamaro vampiro è praticamente ricoperto da cellule dette “fotofori”, la maggior parte delle quali si trova proprio nella parte interna del mantello. Queste cellule hanno la capacità di emettere una forte luce che disorienta momentaneamente i predatori, permettendo così al calamaro di scappare; il nostro amico è addirittura in grado di regolare a suo piacimento l’intensità della luce da rilasciare a seconda della situazione.
A questo punto, con il nostro calamaro ormai fuggito, non ci resta che tornare in superficie e da lì sulla terraferma, per la precisione nel continente asiatico. Se oggi abbiamo esplorato gli abissi, nella prossima puntata dovremo arrampicarci sulle più alte e impervie vette del mondo. Ma se saremo fortunati, incontreremo un animale che ci farà di colpo dimenticare ogni fatica. Se vi fidate ancora di me, vi aspetto tra una settimana per una nuova tappa del viaggio di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici.
Da Senex, alla prossima!
SENEX

THE VAMPIRE’S EYES

Ladies and gentlemen, good morning. My name is Senex, and I welcome you to the second episode of Fantastic Beasts, the space for fantastic animals. Before we meet the protagonist of this stop, let me ask you something: which animal do you think has the most beautiful eyes in nature? Somebody may have thought of a big felid, others, maybe, of a canid, yet someone else might not see any eyes more beautiful that human ones. But, if you allow me, I would like to introduce in the competition a very different animal. Dear friends of InsideOut, get ready, because to find it we will have to immerge in a deep abyss.
Here we are, somewhere in the Indian Ocean, at a depth of nearly a kilometer (yes, I know it’s scientifically impossible. But does it really matter, after all?). We can barely see anything, and all in all it’s obvious, because the sunlight cannot easily reach this down. Fortunately we brought our subaqueous torches we can at least shed light on our immediate proximities with. Hey, look there: the light reveals to us a curious animal slowly approaching us. It has a strange shape, with a roughly cylindrical body progressively enlarging in a conformation that reminds us of a bell; now that we can see it better, we realize that this section of its body is made of eight tentacles bound together by webbing similar to the ones we found in the paws of ducks and amphibians. But the particular that attracts us the most are undoubtedly its eyes: they are huge, and their light blue would outclass the clearest sky, easily allowing it to compete for the title of animal with the most beautiful eyes in the world. Ladies and gentleman, let me introduce to you the vampire squid.

occhi vampiro 2Calm down guys, it’s not here to suck your blood away. The vampire squid (Vampyroteuthis infernalis) feeds on fish, as do all its cephalopods relatives (octopuses, cuttlefishes and other squids). It catches them with its tentacles, which are full of sharp hooks. The label of “vampire” comes from the fact that it resides in the dark abysses as well as from the already discussed conformation of its tentacles, which reminds us of Dracula’s mantel. Now that we are so close to it, we also notice the two small fins located near its eyes: it is thanks to them that the vampire squid swims, although it can also use its tentacles to rapidly push itself with potent open-close movements. Its coloration is usually reddish, as we can observe in this one, but it’s not rare to find grey and even black specimens. Speaking of size, the vampire squid is relatively small: it usually does not go over 30 cm in length, and hatchlings are as short as 8 mm.

No, don’t try to touch it! Damn, I knew it. Okay, it is harmless, but when it feels threatened, it does react. Its defensive system consists in displaying the so-called “pineapple” or “pumpkin posture”, that it, turning its “mantel” inside out and showing us its inner side, full of spines called “cirri”. But it’s not all: suddenly, a flash of light blinds us for a moment and we can only see our squid flee away with a strong push of its tentacles: don’t look for it, it’s unlikely that we will see it ever again. But what was that flash? Simple: the vampire squid is basically covered by cells called “photophores”, most of which are located right in the inner side of the mantel. These cells are capable of releasing a strong light that momentarily confuses predators, thus allowing the squid to flee; our friend is even able to regulate the intensity of the light to release as it wishes.
Now, with our squid already gone, we shall go back to the surface and then to the mainland, more specifically in Asia. If today we have explored the abyss, in the next episode we will have to climb up the highest and most impervious mountains in the world. But if we are lucky enough, we will find an animal that will make us immediately forget all the pain and fatigue. If you still trust me, I’m going to wait for you next week with another episode of Fantastic Beasts, the space for fantastic animals.
See you there!
SENEX

Questi siamo noi…

Andrea, Barbara, Bianca, Chiara, Elia, Federica, Giovanni, Martina, Michela, Michele, Nevio, Paolo, Sandy, Sara, Veronica… e ancora con noi anche se da lontano: Senex, Sofia, Filippo, Silvia, Aldo, Maria Elisa, Federica, Alessia, Lorenzo, Tommaso, Jacopo, Beatrice, Chiara…

L’augurio della redazione di INSIDEOUT!!!

merry-christmas

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InsideOut 03×02

testata 3x02

 

Buongiorno a tutti ragazzi,

finalmente ecco a voi anche la seconda imperdibile puntata di InsideOut, nonché il nostro ultimo appuntamento per il 2015. Partiamo subito in quarta con un supermanifesto dedicato agli Italiani all’estero, egregiamente aperto dal nostro neo-podcaster Paolo per Acta Diurna. Passiamo poi a un’altra delle nostre nuove eccezionali leve, Elia, che ci offre una speciale recensione del film “Welcome” per Get Your Ticket, concludiamo infine con Do Not Disturb I’m Reading, dove Michele affronterà il romanzo “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda.

Non mi resta che augurarvi buon ascolto e… vi avverto: riceverete i nostri auguri prestissimo!

Andreapiana

 

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acta-diurna-blog Fieri di essere Italiani: vi presentiamo connazionali che all’estero hanno fatto la differenza. Da Frank Sinatra a Rita Levi Montalcini, da Arturo Toscanini a Enrico Fermi e… altri personaggi che forse non conoscete, ma che vi interesseranno parecchio. Fidatevi!

 

Brano musicale scelto da Jamendo da Michele: “18 (I want you close to me)” by JARA.

 

Get-Your-Ticket-blog “WELCOME” un film del 2009 diretto da Philippe Lioret parla di partire per realizzare il proprio sogno. Ascolterete la recensione di Elia e sicuramente avrete voglia di guardarvelo. Scomettiamo? 😉

 

 

 

Brano musicale scelto da Jamendo da Michele: “Possibilities” by JASMINE JORDAN.

 

dont-disturb-im-reading-blog” NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI –  Storia vera di Enaiatollah Akbari” di Fabio Geda è il romanzo di cui vi parlerà Michele. Un libro che vale la pena di essere letto, capirete il perché ascoltando la recensione all’interno della puntata!

(clicca qui per l’audiolibro)

 

A prestissimo!

La Redazione di InsideOut

(01) FANTASTIC BEASTS/IL MONDO REALE by SENEX

fantastic beasts_and where to find them

Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e sono qui per accompagnarvi in un nuovo viaggio alla scoperta di alcune delle più spettacolari e sconosciute meraviglie che la natura offre. Già, perché, dopo essere tornato dal nostro tour di dieci settimane nel mondo dei dinosauri con Jurassic Week, un annuncio su Facebook ha catturato la mia attenzione: indicava l’uscita del trailer di Fantastic Beasts and where to find them, spin-off della celeberrima saga di Harry Potter incentrato sugli stupefacenti animali mitologici comparsi nel corso della storia. Leggendo di questo nuovo film, non ho potuto fare a meno di chiedermi: ma abbiamo davvero bisogno di inventare un mondo magico e fittizio per incontrare animali fantastici? Inutile dirlo: assolutamente no. Per dimostrarvelo, ho scelto alcune tra le specie più bizzarre, rare e incredibili presenti sul nostro pianeta, e ogni settimana il nostro itinerario ci porterà ad incontrarne una nuova. Benvenuti, dunque, a Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici. Che il viaggio abbia inizio!

UNA REGINA ESILIATA IN CERCA DI AIUTO

Per la nostra prima tappa ho deciso di prendere spunto da un articolo che ho letto oggi stesso, in cui si parlava di un pescatore cinese che, entrato con la sua piccola barca in una caverna semi-sommersa dalle acque di un fiume, ha improvvisamente visto una strana sagoma scura nuotare vicino a lui. Saltiamo dunque su un aereo, e andiamo a scoprire di cosa si tratta. Eccoci qui, nel luogo dove è avvenuto il fatto: entriamo nella caverna, ed ecco che, in effetti, qualcosa si muove nell’acqua. Questo animale somiglia molto ad una lucertola, ha un corpo cilindrico, una lunga coda, oltre ad una grande testa piatta e tondeggiante e quattro zampe che lo aiutano a muoversi agevolmente nel fiume. Un coccodrillo? No, niente affatto. Un varano? Nemmeno. Che ci crediate o no, l’animale che abbiamo davanti è il più grande anfibio del mondo, antichissimo abitante e un tempo padrone di queste acque: signore e signori, vi presento la salamandra gigante della Cina.

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Sì, avete capito bene: questo mostro delle cave cinesi altro non è che una salamandra, stretta parente di quelle lunghe appena una quindicina di centimetri che possiamo trovare sulle nostre montagne. Eppure, la salamandra gigante della Cina (Andrias davidianus) può raggiungere una lunghezza di quasi due metri, anche se solitamente si aggira sul metro e mezzo, battendo così la leggermente più piccola omonima giapponese per il primato di anfibio più grande al mondo. Come potete vedere, questa salamandra vive prevalentemente in acqua, prediligendo ambienti riparati e ricchi del pesce di cui si nutre. Il suo colore marrone e le sue inusuali dimensioni potrebbero indurci a considerarlo minaccioso, ma in realtà questo animale è di carattere mansueto, e preferisce fuggire in caso di pericolo. A contribuire ulteriormente al fascino della nostra amica è la sua illustre ascendenza: la salamandra gigante della Cina è tra gli ultimi rappresentanti di quella stirpe di anfibi giganteschi che dominarono il mondo nel lontanissimo Carbonifero, periodo geologico durato pressappoco da 350 a 300 milioni di anni fa. A quei tempi, il mondo era ricoperto da fitte foreste paludose dove gli anfibi regnavano sovrani, prima di cedere il passo ai rettili alle soglie del Mesozoico. Questi veri e propri mostri, noti agli studiosi sotto forma di resti fossili e molto somiglianti alla nostra salamandra, potevano crescere fino a sei metri e oltre, come moderni coccodrilli, ed erano in grado di predare qualunque animale condividesse il loro habitat. L’animale che stiamo osservando, dunque, discende da una stirpe di dominatori: una ragione in più per mostrargli rispetto.

chinese-giant-salamander
Tuttavia, a dispetto di tutto questo, la salamandra gigante della Cina è oggi a critico rischio d’estinzione, malgrado fosse un tempo largamente diffusa in gran parte del Paese: la sua carne è considerata una prelibatezza dalla popolazione locale, e la caccia indiscriminata, unita alla sistematica distruzione del suo habitat (inquinamento delle acque, canalizzazione dei fiumi, ecc), ha portato la popolazione di salamandre cinesi a ridursi dell’80% dagli anni ’50 ad oggi. Anche la conservazione in cattività presenta notevoli difficoltà: questo animale necessita di condizioni altamente specifiche per sopravvivere, e pochi centri possono permettersi di mantenere più esemplari. Al momento, sono cinque le salamandre allevate in zoo americani e quattro in strutture europee. Incontrarne una allo stato brado, come quella che ora abbiamo davanti, è da considerarsi un privilegio, e per permettere ad altri di farlo dopo di noi dobbiamo impegnarci per proteggere questa antichissima e meravigliosa specie.
Ora lasciamo la nostra salamandra nella sua purtroppo precaria tranquillità, e procediamo verso la seconda tappa del nostro viaggio. Stavolta dovremo scendere nel più profondo degli abissi oceanici, ma vi garantisco che, per incontrare il nostro prossimo protagonista, ne vale sicuramente la pena.
Da Senex, alla prossima!
SENEX

 

FANTASTIC BEASTS- REAL WORLD  by Senex

Ladies and gentlemen, good morning. My name is Senex, and I am here to take you with me in a new journey to discover some of the most spectacular and unknown marvels that nature has to offer. Yes, because after coming back from our ten-week tour in the world of the dinosaurs with Jurassic Week, my attention was diverted on an announcement on Facebook: it was about the trailer of Fantastic Beasts and Where to Find Them, spin-off of the notorious Harry Potter saga focusing on the amazing mythological animals that appear throughout the story. After reading of this new movie, I couldn’t help asking myself: do we really need to invent a fake magic world to meet fantastic animals? Needless to say, absolutely not. To prove it, I chose some of the rarest, most bizarre and incredible species living on our planet, and every week our new itinerary will allow us to meet a new one. Therefore, welcome to Fantastic Beasts, the space of fantastic animals. Let the journey start.

AN EXILED QUEEN LOOKING FOR HELP

For our first stop, I have decided to take inspiration from an article I read right today about a Chinese fisherman who, after entering a half-flooded cave with his small boat, suddenly saw a strange dark figure swimming next to him. So, let’s take a plane and figure out what that thing was. Here we are, in the place where the event happened. We enter the cave, and we indeed notice something moving in the water. This animal looks much like some sort of a lizard, it has a cylindrical shaped body and a long tail, with a big, flat and round head and four legs helping it move elegantly in the river. A crocodile? Not at all. A monitor lizard? Neither. Believe it or not, the animal we see in front of us is the largest amphibian in the world, incredibly ancient inhabitant, and once undisputed lord, of Chinese rivers and swamps. Ladies and gentlemen, allow me to introduce to you the Chinese giant salamander.
Yes, you got it right: this monster of the Chinese caves is nothing but a salamander, closely related to those 15-cm long ones we can find here in Europe. However, the Chinese giant salamander can reach a length of almost two meters, thus defeating the slightly smaller Japanese homonym for the position of largest amphibian in the world. As you can see, this salamander spends most of its time in the water, choosing hidden and watery places where it can find the fish it preys on. Its dark brown color and unusual size may lead us to consider it frightening, but this animal is actually gentle and it rather flees when threatened. The illustrious ancestry of our new friend adds even more to its charm: the Chinese giant salamander is one of the last representatives of the lineage of huge amphibians that dominated the world during the Carboniferous, a geological period roughly corresponding to the period between 350 and 300 million years ago. At that time, the world was covered by intricate swampy jungles where amphibians reigned supreme, before having to surrender to reptiles in the Mesozoic era. These monsters, known to researchers thanks to fossil remains and very similar to out salamander, could grow up to more than six meters, like modern crocodiles, and were able to prey on any animals they happened to share their habitat with. Thus, the animal we are now observing is the descendant of a lineage of dominators: yet another reason to show respect.

5.18 16:35

However, the Chinese giant salamander is nowadays critically endangered, in spite of it once being diffused and common all over the country. Its flesh is considered a delicacy by local people, and ruthless hunting, alongside the methodical destruction of its habitat (water pollution, river canalization, etc) brought the population of Chinese salamanders to an astonishing 80% decrease since the 1950s. Conservation in captivity is also problematic: this species requires highly specific conditions to survive, and few centers can afford to keep many specimens. At the moment, there are five salamanders kept in American zoos and four in European structures. Meeting a giant salamander like the one we are looking at now is a privilege, and we have to protect these ancient and marvelous animals in order to allow other people to benefit from it as well.
Now let’s leave our salamander in its unfortunately threatened peace, and go on to the next stop of our journey. This time we will have to go deep down the abysses, but I assure that our next protagonist will make everything worth it.
See you next week!
SENEX

STAR WARS: L’UNIVERSO ESPANSO!

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Ciao lettori di InsideOut, sono Nevio!

Da appassionato di Star Wars anche io sono in febbricitante attesa del nuovo film della saga che apparirà a breve su grande schermo, e per ingannare il tempo mi sono immerso nel suo cosiddetto “Universo Espanso” .

La domanda Che cos’è l’universo espanso? è più che legittima, io stesso ho scoperto a cosa si riferisse questo termine soltanto poco tempo fa.
In poche parole si tratta di tutti quei romanzi, serie tv ma soprattutto fumetti che narrano gli eventi che ebbero luogo nell’universo di Guerre Stellari prima delle vicenda a cui assistiamo nel film “Star Wars: La minaccia fantasma”, e credetemi se vi dico che sono tantisissimi.
Se i film di Lucas si svolgono in 36 anni circa, i fumetti coprono un arco temporale di decine di millenni e ci permettono di venire a conoscenza di avvenimenti come la fondazione dell’ordine Jedi e della Repubblica Galattica, o di scoprire cosa succede due secoli dopo la vittoria dei ribelli nel film “Il ritorno dello Jedi”, oltre a introdurre centinaia di nuovi personaggi, ovviamente.

Le prime opere, come i romanzi “The Han Solo adventures” (1979) o “La gemma di Kaibur” (1978) , sono contemporanee o di poco successive alla distribuzione del primo film e sono state un vero e proprio azzardo visto che nessuno si aspettava un così grande successo. Fortunatamente gli incassi al botteghino di “Una nuova speranza” e la trasformazione del film in un fenomeno di culto hanno permesso una pubblicazione ininterrotta dal 1977 ad oggi di fumetti targati Marvels-Lucas Art.
Molti dei racconti originali dei fumetti vennero usati come ambientazione per i videogiochi, i più famosi sono “Star Wars knight of the Old Republic”, il più recente MMORPG “Star Wars the Old Republic” e il celeberrimo videogioco che ha accompagnato la mia infanzia (videogioco semi-serio): “Lego Star Wars”.

lego star wars

Parlare della storia dell’Universo Espanso come potrete immaginare è un’impresa titanica, direi impossibile, servirebbe una vita intera e tanta dedizione per leggere e vedere tutto ciò che riguarda questa materia in continua espansione, ma il bello sta proprio nel fatto che non è necessario conoscere tutti i dettagli per godersi appieno le avventure dei cavalieri Jedi e degli Imperiali.
Anzi molto del fascino del primo film, quello del 1977, sta proprio in quell’aura di mistero che pervade il concetto di Sith e di Jedi, le uniche cose che sapevamo riguardo a queste due figure, su cui si baserà l’intera trilogia principale, erano che padroneggiavano l’arte della spada e che appartenevano ad un antica religione ormai scomparsa che incentrava la sua filosofia su un concetto al limite tra l’astratto e il concreto: la Forza; e l’Imperatore era e rimane tutt’ora uno degli antagonisti più riusciti nonostante di lui non si sa nulla della sua vita e neppure si conosce il suo nome.

Anche in questo suo lasciare le cose nel vago si nota la genialità di Lucas: così facendo ha permesso a decine se non a centinaia di scrittori, sviluppatori, e disegnatori di sbizzarrirsi con la fantasia e contribuire all’evoluzione di questa storia che ormai ha raggiunto una dimensione corale, e che permette ormai da decenni ai più appassionati di continuare a seguire le vicende dei loro eroi preferiti.

locandina star wars

Se, invece, appartenete a quel gruppo di fans che vogliono una risposta ai molti interrogativi alla quale la saga cinematografica (almeno per ora) non ha dato risposta vi lascio un paio di titoli di fumetti (si tratta per lo più di serie autoconclusive di 7/8 capitoli) che potrebbero fare al caso vostro:

Cronache Jedi: La guerra dei Sith
Star Wars: Darth Maul – Son of Dathomir
Dawn of the Jedi: Force Storm

 

 

Per il momento è tutto, ci vediamo il 16 dicembre in sala!

(10) JURASSIC WEEK by SENEX

Cratere di Chicxulub (penisola dello Yucatàn) - Messico.
Cratere di Chicxulub (penisola dello Yucatàn) – Messico.

L’APOCALISSE DEGLI IMMORTALI

Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto alla decima e ultima puntata di Jurassic Week, la rubrica dei rettili giganti. Ebbene sì, il nostro viaggio è arrivato all’ultima tappa: per concluderlo, dobbiamo tornare là dove lo avevamo iniziato, nelle pianure nordamericane del Cretaceo superiore, 65 milioni di anni fa. A prima vista, tutto sembra normale: vediamo molti dinosauri, tra triceratopi, anchilosauri e adrosauri di vario tipo, e se siamo fortunati potrebbe anche arrivare un T-Rex. Se guardate in alto, però, al cielo, vi accorgerete di un puntino luminoso che sta viaggiando a grande velocità verso la Terra: no, non è una stella cadente. E’ un asteroide. E quando si scontrerà con il nostro pianeta, tutti gli animali che ora abbiamo davanti a noi moriranno.

Ma come possiamo ragionevolmente ritenere che sia stato proprio l’impatto di un asteroide, anzi di molteplici corpi celesti, a provocare l’estinzione di massa del Cretaceo? La risposta arriva dal sottosuolo: ogni periodo geologico presenta infatti uno strato nella crosta terrestre, diverso per composizione chimica da quelli delle altre ere. Nel caso del Cretaceo, il suo strato è separato da quello del Paleocene, primo periodo dell’Era Terziaria, da una linea di demarcazione detta “limite K-T” (dove K sta per Cretaceo e T per Terziario): ora, il limite K-T presenta un’altissima concentrazione di iridio, pari anche a 130 volte oltre la norma. L’iridio è un metallo rarissimo nella crosta terrestre: le sue caratteristiche siderofile, che lo spingono cioè a legarsi al ferro, lo portano a concentrarsi negli strati inferiori del mantello e del nucleo, molto più ricchi della crosta di questo elemento. Nel 1980 il fisico Luis Alvarez formulò una teoria per spiegare una così alta quantità di iridio nel limite K-T: questo metallo è tanto raro nella crosta terrestre quanto comunissimo negli asteroidi, di cui è elemento costitutivo determinante, e di conseguenza l’iridio trovato nel limite K-T si sarebbe depositato in tale sede dopo l’impatto di un gigantesco planetoide con la Terra.

Formazione rocciosa che presenta in evidenza il limite K-T, corrispondente alla fascia di colore grigio-nerastro.
Formazione rocciosa che presenta in evidenza il limite K-T, corrispondente alla fascia di colore grigio-nerastro.

L’ipotesi di Alvarez ha subito riscosso grande credito nella comunità scientifica, anche per importantissimi riscontri di crateri di enormi dimensioni in ogni parte del globo: il più famoso di tutti è senza dubbio il cratere di Chicxulub, nella penisola dello Yucatàn, con un diametro di 120 km,

Chicxulub
Chicxulub

mentre più piccoli sono quelli individuati in Ucraina e nel Mare del Nord, il cui diametro si aggira intorno ai 20-25 km. Il più colossale di tutti è invece il cratere di Shiva, nell’Oceano Indiano, con i suoi impressionanti 500 km di diametro. A generare voragini del genere possono essere stati solo asteroidi di notevoli dimensioni: per quanto riguarda Chicxulub, si ritiene che il corpo celeste responsabile del cratere raggiungesse un diametro di 12 km e avesse provocato un’esplosione milioni e milioni di volte più devastante

Shiva Crater
Shiva Crater

di quella generata dalla più potente bomba atomica mai fatta detonare dall’uomo. In più, l’età del cratere stesso è stimata proprio in 65,95 milioni di anni, rendendolo compatibile con l’estinzione del Cretaceo.

Quali effetti può causare una collisione di tali proporzioni sulla fauna e la flora di un pianeta? Sicuramente una simile catastrofe potrebbe portare all’estinzione di numerose specie viventi: il fortissimo impatto provocherebbe scosse telluriche di intensità inaudita, generando terremoti terrificanti e tsunami alti fino a 2-3 km che spazzerebbero via qualunque cosa si trovasse sulla loro strada. Ma gli effetti dello scontro si propagherebbero anche a lunghissimo raggio: l’impatto libererebbe enormi quantità di gas rinchiusi nel sottosuolo, facendo sì che una gigantesca nube sulfurea intossicasse l’aria e oscurasse addirittura il Sole: nel caso dell’estinzione del Cretaceo, si stima che la nube gassosa abbia impiegato circa dieci anni prima di dissolversi. La contaminazione dell’aria renderebbe difficoltosa la respirazione per gli animali, e impossibile per quelli di dimensioni maggiori come i grandi dinosauri. Anche molte specie di piante, private della luce solare, dovrebbero soccombere.

L’estinzione di massa del Cretaceo vide la scomparsa del 75% delle specie viventi e la collisione di diversi asteroidi sulla Terra può essere sicuramente una delle cause principali di questa ecatombe. Ma è davvero l’unica? Probabilmente no.

Un asteroide simile a quelli che potrebbero aver provocato l’estinzione di massa del Cretaceo.
Un asteroide simile a quelli che potrebbero aver provocato l’estinzione di massa del Cretaceo.

Negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno ipotizzato che questi impatti ebbero luogo circa 300.000 anni prima dell’estinzione completa dei dinosauri, che quindi ricevettero il colpo di grazia da un’altra catastrofe naturale, nella fattispecie un’impressionante catena di eruzioni vulcaniche in quello che oggi è l’altopiano del Deccan, in India. Anche in questo caso sarebbero state le esalazioni di gas tossici liberate dai vulcani a sterminare dinosauri, pterosauri e rettili marini, lasciando il Terziario in mano ai mammiferi. Potrebbero anche essersi verificati repentini cambiamenti climatici in varie zone del pianeta, con raffreddamenti e surriscaldamenti che avrebbero condotto le specie locali, inadatte ad affrontare sconvolgimenti simili, all’estinzione.

In definitiva, il motivo reale della scomparsa dei dinosauri è ancora oggi sconosciuto, e noi possiamo soltanto parlare in termini di teorie, per quanto attendibili e accreditate. Fatto sta che i dinosauri non sono più tra noi. E, se devo essere sincero, forse dovremmo solo prenderne atto piuttosto che parlare di riportarli in vita tramite clonazione e quant’altro. Perché loro non hanno avuto bisogno di tornare in vita per affascinare gli uomini dall’Ottocento ad oggi. I dinosauri ci raccontano una storia molto più antica della nostra, la storia del mondo, e ci ricordano, nei momenti in cui crediamo di essere sempre stati il centro dell’universo, che la storia non è fatta di soli uomini: lo scheletro quasi completo del tirannosauro Sue ha un valore storico per nulla inferiore a quello di un affresco di Pompei, di un dipinto di Leonardo, di un trattato di Platone.

E’ questo il messaggio con cui Jurassic Week, la rubrica dei rettili giganti, vi saluta.

Con la certezza che basta molto poco per riuscire a sentire i dinosauri ancora in mezzo a noi.

Da Senex, alla prossima!