(7)_FANTASTIC BEASTS/IL MONDO REALE by SENEX

TARTA-DRAGO

IL MOSTRO DELLA PALUDE

Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto alla settima puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici. Oggi andiamo negli States, ma non illudetevi, non vi sto portando a New York, Miami o Los Angeles. No, il nostro viaggio ci condurrà in mezzo alle paludi della Louisiana, nel sud-est del Paese, per incontrare un animale dall’aspetto preistorico che spadroneggia in queste acque stagnanti. Il vostro pensiero sarà molto probabilmente corso all’alligatore americano, ed è un bel tentativo, tanto che dall’alligatore il nostro nuovo amico prende anche il nome. Le somiglianze tra i due, però, finiscono qui, e in quanto ad aspetto fisico il protagonista di questa puntata stravince quando si tratta di fare paura. Secondo voi, cosa otterrei se ibridassi una tartaruga con un drago? Come quesito può sembrare piuttosto assurdo, ma io una risposta ben precisa ce l’ho, ed è questa:

TARTA-DRAGO2Ora che è uscita dall’acqua e la vedete anche voi, ditemi se non avevo ragione quando vi dicevo che ha un aspetto grottesco. Un carapace durissimo tempestato di escrescenze appuntite, zampe tozze e bitorzolute e soprattutto una testa enorme, composta quasi interamente da quello spropositato becco pronto a perforare qualsiasi cosa. Amici di InsideOut, vi presento la tartaruga alligatore.
Questo mostruoso rettile è diffuso nelle aree fluviali e paludose della regione sudorientale degli Stati Uniti, dunque Florida, Georgia e Louisiana, e lo si può trovare anche in alcune zone del Texas, del Kansas, del Missouri e di altri stati circostanti. La tartaruga alligatore, in realtà, non è una specie unica: recenti studi hanno dimostrato che ne esistono tre varietà, tutte comunque appartenenti allo stesso genere (Macrochelys temmincki, Macrochelys suwanniensis e Macrochelys apachicolae). Queste tartarughe non sono da confondere con la conterranea tartaruga azzannatrice (Chelydra serpentina), più nota ma ben più piccola di quella che abbiamo davanti. La colorazione di questo rettile può variare dal nero al verde palude passando per il marrone, e lo aiuta a confondersi con il fango e la vegetazione che caratterizzano il suo habitat: la tartaruga alligatore è infatti un predatore da imboscata, che resta nascosto finché un’ignara preda non si avvicina troppo. A quel punto, la nostra amica allunga repentinamente il collo e serra la vittima tra le sue poderose fauci, non lasciandole alcuno scampo. La sua dieta consiste prevalentemente di pesce e anfibi, ma gli esemplari più grandi (la nostra amica può crescere fino a 90 cm di lunghezza per un peso che arriva ai 50 kg, con punte di 80) possono tranquillamente predare mammiferi acquatici come le nutrie e addirittura piccoli alligatori, la pelle pur corazzata dei quali non può niente contro la forza devastante delle mascelle della tartaruga.
Il metodo che la nostra amica utilizza per attirare i pesci di cui abitualmente si nutre merita una menzione speciale: ora che ha aperto la bocca, guardate con attenzione al suo interno. Vedrete una piccola lingua rosa, che la tartaruga può muovere in modo da farla sembrare un verme pronto per essere mangiato. I pesci, vedendolo, si avvicinano pregustando il pasto, senza essere minimamente a consapevoli che a breve saranno loro a diventare il pasto della tartaruga che li ha abilmente ingannati. La tartaruga alligatore è distribuita in un areale molto vasto, ma localmente la sua sopravvivenza è minacciata dalla bonifica delle paludi a scopo agricolo così come dalla caccia e dal contrabbando (questo animale è molto richiesto dai collezionisti di tutto il mondo). Questo è il caso, ad esempio, dell’Illinois e del Missouri, dove apposite leggi tutelano questi animali in conseguenza del declino della loro popolazione nella regione.
Ora lasciamo la nostra amica ipercorazzata a sguazzare nella sua palude, e proseguiamo nel nostro viaggio alla ricerca di altri animali. Più specificamente, ci immergeremo di nuovo nell’Oceano Indiano, ma stavolta la creatura che ci troveremo davanti sarà letteralmente un fossile vivente. Se vorrete seguirmi, io vi aspetto qui, come sempre, con una nuova puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli aninmali fantastici.
Da Senex, alla prossima settimana!

THE MONSTER OF THE SWAMP

Ladies and gentlemen, good morning. My name is Senex, and I welcome you to the seventh episode of Fantastic Beasts, a space for fantastic animals. Today we’re flying to the US, but don’t freak out, I’m not going to take you to New York, Miami or Los Angeles. No, our journey will take in the middle of the swamps in Louisiana to meet a prehistoric-looking animal that reigns in these stinky waters. I guess that you are all thinking of the American alligator, and it’s for sure a nice try, since our friend takes even its name from the alligator. But the similarities between the two stop here, and actually the protagonist of this episode outclasses the alligator when it comes to scary physical features. To better explain what I’m talking about, let me ask you something: according to you, what would I obtain by hybridizing a turtle with a dragon? It could easily look like a nonsense question, but it is actually very reasonable, and my answer is simply this:

TARTA-DRAGO3

Now that it has come out of the water and you can see finally see it, tell me if I wasn’t right when I told you it is grotesque to look at. A carapace as hard as rock and full of sharp bulges, stubby and knobby legs, and most of all a huge head consisting almost entirely in an impressive beak ready to break down anything. Ladies and gentlemen, allow me to introduce to you the alligator snapping turtle.
This monstrous reptile inhabits the swamps and rivers in the south-eastern region of the United States, that is, Florida, Georgia and Louisiana, and it can also be found in some areas in Texas, Kansas, Missouri and other nearby states. Actually, the alligator snapping turtle is not a single species: recent studies have demonstrated that there are three varieties of it, all of them anyway belonging to the same genus (Macrochelys temmincki, Macrochelys suwanniensis and Macrochelys apalachicolae). These turtles are not to be confused with the related common snapping turtle, better known but way smaller than the one we are now observing. The color of this animal can vary from black to brown to dark green, thus permitting camouflage in the mud and algae that characterize its habitat: in fact, the alligator snapping turtle is an ambush predator, remaining hidden until an unaware prey gets too close. At that point, our friend rapidly stretches its neck and captures the victim in its tremendous jaws, not leaving it any chance to escape. Its diet primarily consists in fish and amphibians, but the biggest specimens (this turtle can grow up to 90 cm in length and 50 kg in weight, with some reaching 80) can easily prey on aquatic mammals like nutrias and even on small alligators, the armored skin of which is yet useless against the astonishing strength of this turtle’s beak.

TARTA-DRAGO4The method our friend uses to attract the fish it habitually feeds on is certainly worth a special mention: now that it is keeping its mouth wide open, look at it. You will notice a small pink tongue the turtle can move around as it was a worm ready to be eaten. Fishes, after seeing it, get closer, already looking forward to their meal, but they are completely unaware that in few seconds they will be the meal of the turtle that masterly deceived them. The alligator snapping turtle is widely distributed in a large area, but locally speaking its presence may still be threatened by the clearance of swamps from agricultural purposes as well as by hunting and illegal trade of specimens (this animal is very popular among collectors from all over the world). This is the case, for example, in Illinois and Missouri, where specific laws protect these animals after the deacrease of their population in the region.
Now let’s leave our ultra-armored friend in its beloved swamp and go further with our journey to meet new animals. More specifically, for the next stop we will immerge in the Indian Ocean yet again, but this time the creature we are going to meet is literally a living fossil. If you would still like to follow me, I’ll be waiting right here, as always, with another episode of Fantastic Beasts, a space for fantastic animals.
See you next week!
SENEX

(6)_FANTASTIC BEASTS/IL MONDO REALE by SENEX

vespa dissennatrice

L’ASSASSINO CEREBRALE

Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto alla sesta puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici. Oggi torniamo in Asia, per incontrare un insetto piccolo ma spaventoso come pochi. Siamo in Cambogia, nella regione del delta del fiume Mekong, una delle aree più ricche di biodiversità al mondo: qui, una spedizione condotta nel 2014 da una équipe tedesca ha portato a scoprire ben 139 nuove specie animali, tra uccelli, pesci, rettili, mammiferi e, naturalmente, invertebrati. Proprio una di queste nuove specie è la protagonista di questa puntata. Guardate, eccola lì: è una vespa di colore arancione e nero, con due lunghe antenne che si protendono dalla sua testa già di per sé abbastanza minacciosa, ma quando vedrete come questo insetto uccide le sue prede, vi verranno letteralmente i brividi. Eccola che attacca uno scarafaggio: gli vola sopra, all’improvviso lo punge iniettandogli il suo veleno; a questo punto, ci aspetteremmo che lo scarafaggio tenti la fuga, o quantomeno le opponga resistenza. Non lo fa, anzi, fa qualcosa di pazzesco: la segue! La vespa, neanche a dirlo, ne è ben felice, e conduce in tutta tranquillità la sua vittima verso un luogo dove poterla divorare, senza neanche doversi affaticare per trascinarcela. Non credete ai vostri occhi, vero? Non avevo dubbi: amici di InsideOut, vi presento la vespa dissennatrice.
Se qualcuno di voi è fan di Harry Potter, il nome di questo inquietante artropode vi avrà sicuramente richiamato alla mente i Dissennatori, le malvage entità demoniache che succhiavano letteralmente l’anima dal corpo delle loro vittime. La vespa dissennatrice (Ampulex dementor) deve il suo nome proprio a loro, e mentre lei si gode la sua cena, noi cercheremo di capire il perché. Prima di tutto, però, soffermiamoci su una descrizione generale di questo insetto: la vespa dissennatrice, non fosse per le ali, è piuttosto simile a una formica, con zampe molto lunghe e le già citate antenne ricurve. La testa è di colore nero, mentre torace e addome presentano varie combinazioni di nero e rosso-arancio. I dati di cui disponiamo sulla vespa dissennatrice sono piuttosto scarsi, e non c’è da stupirsi visto che questa specie è stata scoperta meno di due anni fa: la lunghezza delle femmine è stimata intorno ai 9-10 mm, mentre quella dei maschi è sconosciuta.

vespa dissennatrice2Ora veniamo al motivo per cui siamo arrivati fin qui ad incontrare la nostra vespa: stando a quanto riportano i biologi tedeschi che per primi l’hanno osservata, il suo veleno agisce specificamente sul neurotrasmettitore octopamina, che riveste un ruolo cruciale sulla componente motoria del sistema nervoso degli scarafaggi. Una volta che le tossine iniettate dalla vespa bloccano l’octopamina, i muscoli dello scarafaggio sono comunque in grado di muoversi, ma non ricevono più segnali di controllo dal sistema nervoso centrale: in sostanza, la preda non è più in grado di decidere dove e come muovere i suoi arti, diventando una sorta di zombie. A questo punto, alla vespa non resta che “dirigere” lo scarafaggio tenendolo per le antenne, fino a condurlo nel rifugio dove lo divorerà. Non preoccupatevi, però: il veleno della vespa dissennatrice, anche se non è ancora stato estensivamente analizzato in laboratorio, non dovrebbe essere causa di sintomi del genere in animali di dimensioni pari a quelle di un essere umano. La sua azione è comunque estremamente affascinante, e sicuramente meriterà un’attenzione speciale da parte dei ricercatori in futuro.
A questo punto, direi di lasciare in pace la nostra vespa, che ha appena concluso il suo pasto, e prepararci per la prossima tappa del nostro viaggio. Stavolta ci recheremo nelle paludi della Louisiana, negli Stati Uniti, per incontrare un animale che sembra uscito da un libro di storie dell’orrore. Se vorrete ancora seguirmi, io vi aspetto qui, come sempre, con una nuova puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici.
Da Senex, alla prossima!

THE CEREBRAL ASSASSIN

Ladies and gentlemen, good morning. My name is Senex, and I welcome you to the sixth episode of Fantastic Beasts, a space for fantastic animals. Today we go back to Asia, in order to meet a small insect that is nevertheless frightening like no other. We are in Cambodia, in the region of Mekong river’s delta, one of the world’s richest areas in biodiversity. Here, an expedition conducted in 2014 by a German team led to the discovery of as many as 139 new animal species, among which there were fishes, reptiles, birds, mammals and, obviously, invertebrates. And one of these invertebrates is the protagonist of this episode. Look, here it comes: it is an orange and black wasp, with two long antennae stretching from its already scary head. But when you see how this insect kill its preys, you will literally shiver. Right now it’s about to attack a cockroach, flying above it and stinging it to inject its venom. At this point, we would expect the cockroach to flee, or at least to fight back: it doesn’t. Actually, it does something crazy. It seems that it is… Following the wasp, which, needless to say, looks quite happy about it, and slowly leads its victim towards a place to eat it without having to stress that much. You can’t believe what you are looking at, right? I knew it: ladies and gentlemen, allow me to introduce to you the dementor wasp.
If anybody of you happens to be fan of the Harry Potter saga, this name surely reminds you of the dementors, those evil demonic entities that literally sucked their victims’ soul out of their body. The dementor wasp (Ampulex dementor) takes its name from them, and, while it is enjoying its meal, we will figure out why. First of all, however, let’s provide those who are reading from home with a general description of this animal’s aspect: the dementor wasp looks very much like an ant, with the only remarkable difference being its wings. It has long legs and, as we have already noticed, curled antennae. Its head is black, while the thorax and the abdomen present variable combinations of black and orange-reddish. The information we have about the dementor wasp are scarce, due to the fact that this insect was discovered less than two years ago: female length is thought to be about 9-10 mm, while male length is unknown.

vespa dissennatrice3Now, let’s focus on the reason why we came here to meet our wasp. According to the German biologists who first discovered it, its venom acts specifically against the neurotransmitter octopamine, which plays a crucial role in the motor component of the nervous system in cockroaches. Once the toxins injected by the wasp block octopamine, the cockroach’s muscles are still able to move, but they no longer receive regulatory signals from the central nervous system: basically, the prey is no longer capable of deciding where and how to move its limbs, thus becoming some sort of zombie. At this point, the wasp only has to “direct” the cockroach by holding its antennae, until it is taken to the predator’s shelter and ultimately devoured. But don’t worry: although the venom of the dementor wasp has not been thoroughly analyzed in laboratory yet, it is very unlikely that it could cause such effects on animals of the size of a human being. Nevertheless, its action is particularly fascinating, and it surely deserves special attention from researchers in the future.
Now, I’d suggest we should leave our wasp, now done with its meal, alone, and get ready for the next stop of our journey. This time we will explore the swamps of Louisiana, in the United States, to meet an animal that looks like it came out of a horror story. If you still want to follow me, I’ll be waiting right here, as always, with another episode of Fantastic Beasts, a space for fantastic animals.
See you next week!
SENEX

InsideOut 03×03

testata 3x03

 

Bentornati ascoltatori e ascoltatrici di Insideout, sono Andrea e vi presento la terza super puntata del nostro podcast.
Partiamo subito a bomba con Acta Diurna che apre le danze portando in campo un tema molto caldo per i giovani d’oggi: l’alcool. Però non pensate alla solita storiella trita e ritrita sugli effetti dannosi dell’alcool, anche questa volta vi stupiremo!
Passiamo, poi, in volata a Corto Circuito, dove Sara ci parlerà un po’ di Watson: una tecnologia di ultima generazione che potrebbe cambiare radicalmente le nostre vite, tanto nelle piccole azioni quotidiane, quanto nelle grandi imprese che coinvolgono l’intero genere umano.
Dopo questo tema di natura potenzialmente apocalittica dirigiamoci verso le acque più tranquille, ma non troppo, di Rise & Shine: Michela ci ha preparato un viaggetto nell’ambiente della Street Art e, in particolare, nel mondo ribelle e coraggioso di Banksy con le sue opere più note.
Detto ciò, cari ascoltatori, io chiudo e vi lascio immergere nella puntata vera e propria che vi piacerà, ne sono sicuro.
Buon ascolto!

Andreapiana

Tasto destro del mouse qui per scaricare il file – clicca qui per abbonarti gratuitamente su iTunes –  clicca qui per abbonarti gratuitamente tramite altri podreader

 

In questa puntata trovate:

 

acta-diurna-blogSapete che esistono i locali alcohol-free? Cosa ne pensate? Noi vi diciamo la nostra, ascoltate e scoprirete dove la discussione ci ha portato.

(Sara, Andrea, Sandy, Michela, Nevio, Federica, Veronica)

 

cocktails
Apple Mock-jito – Lettuce Spray – Virgin Bloody Mary

 

Brano musicale da Jamendo.com  scelto per voi da Michele “Do it in the Post- apocalypse” by Ugly, Ugly Words.

 

corto-circuito1Parliamo di Intelligenza Artificiale e dell’incredibile WATSON, la nuova creatura IBM capace di stravolgere la nostra concezione di “macchina” e di “uomo”.

Sara Smith ha scoperto che…

 

 

Brano musicale da Jamendo.com scelto per voi da Michele: “Maybe I’m in Love” by Zack Linton.

 

Rise-and-shineMichela ci parla della sua passione per l’Arte e vuole iniziare con un personaggio intrigante e visionario: Banksy.

Se non sapete chi è e cosa crea (clicca qui) avete ora una possibilità per conoscerlo… d’ora in avanti non avrete più giustificazioni!

 

Kids-On-Guns-Hill-by-Banksy
Kids on Guns Hill

 

queen-ziggy_2238705b
Omaggio a David Bowie

 

Banksy141
[trad. Quello che facciamo nella vita avrà echi eterni]

(5)_FANTASTIC BEASTS/IL MONDO REALE by SENEX

Arpia

IL FLAGELLO DEI CIELI

Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto alla quinta puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici. Per questa tappa del nostro viaggio siamo appena atterrati in Brasile, e ora ci addentriamo nella foresta pluviale più grande del mondo: l’Amazzonia. Arriviamo in una zona dove la vegetazione si dirada abbastanza da permetterci di osservare attentamente i dintorni, e davanti a noi vedo un ramo che fa proprio al caso nostro. Mi sono assicurato di portare un bel pezzo di carne fresca e sanguinolenta, e ora, amici, vi chiedo di aiutarmi a legarlo a quel ramo. Non sono sicuro che funzionerà come esca, ma la protagonista di questa puntata è sicuramente abituata a consumare pasti del genere. Presto, nascondiamoci tra la vegetazione! C’è qualcosa nel cielo e si sta avvicinando a grande velocità: è un uccello. Un gigantesco uccello. In quei pochi secondi che gli servono per coprire la distanza che lo separa dalla carne, ci rendiamo davvero conto delle dimensioni di questo animale: le sue ali sono enormi, e una grande testa ricoperta di piume grigie termina in un becco acuminato pronto a lacerare e dilaniare. È quasi arrivato, ecco che sfodera i suoi artigli impressionanti e li affonda nell’esca, mangiando avidamente dopo aver ripiegato le ali. Amici di InsideOut, vi presento uno dei più grandi rapaci al mondo: l’aquila arpia.

arpia2
Già, questo impressionante uccello prende il nome dai mostri della mitologia greco-romana che avevano teste di donna su un corpo d’aquila. Tuttavia, l’arpia che abbiamo davanti (Harpia harpyja) è senza dubbio un uccello da preda al 100%. Ora che possiamo osservarla in tranquillità mentre è concentrata sul suo pasto, notiamo che la sua colorazione è tra il nero e il marrone sul dorso, mentre le zampe, il ventre e la superficie inferiore delle ali sono prevalentemente bianchi. La testa, invece, è di un grigio tendente al metallizzato. Come abbiamo già potuto notare, le dimensioni di questo rapace lasciano ammutoliti: le femmine di aquila arpia possono raggiungere un peso di circa dieci chili (i maschi, invece, sono molto più piccoli, solitamente la metà rispetto alle partner), imponendosi così come credibili aspiranti al trono di “più grande tra le aquile”, che si contendono con l’aquila di Papua (Harpyospis novaeguineae) e l’aquila di mare di Steller (Haliaeetus pelagicus). Per quanto riguarda l’apertura alare, invece, l’arpia è sicuramente inferiore alle due rivali, ma non per caso: questo uccello vive in un ambiente costituito da fitte foreste tropicali, dove ali troppo lunghe sarebbero esposte al rischio di urti e fratture. Ciononostante, l’arpia vanta comunque un’apertura alare di tutto rispetto, che può tranquillamente superare i due metri.

Il suo becco è piuttosto corto rispetto a quello di altri suoi cugini rapaci, ma comunque in grado di strappare brandelli di carne dalle prede. In ogni caso, la vera arma letale dell’arpia sono i suoi artigli. Sono tre per zampa, lunghi fino a 15 cm, e ricordano molto quelli dei dromeosauridi che abbiamo incontrato molto tempo fa in Jurassic Week. L’aquila li usa per afferrare saldamente le sue prede, solitamente scimmie di vario tipo e bradipi, e sollevarle in aria grazie alla straordinaria forza delle sue zamp: se volesse, questo uccello potrebbe tranquillamente alzarsi in volo stringendo nella sua morsa un bambino di cinque anni.
L’aquila arpia è, almeno teoricamente, diffusa dal Messico al nord dell’Argentina, e regna nei cieli delle foreste pluviali. Dico teoricamente perché questo uccello è sempre più raro allo stato brado, per via della sistematica distruzione del suo habitat che viene trasformato in terreni agricoli o di pascolo: questo processo, che ha portato alla sua quasi completa estinzione in America centrale, minaccia l’arpia anche in Brasile, dove la popolazione di aquile si è drasticamente ridotta anche a causa della caccia indiscriminata; è perciò fondamentale supportare attivamente i progetti di conservazione in atto per impedire che questo straordinario animale scompaia dai cieli dell’America Latina.
Beh, sembra che la nostra aquila abbia concluso il suo pasto: eccola che dispiega di nuovo le ali e si alza in volo, mentre noi ci prepariamo per la prossima tappa del nostro viaggio. Di nuovo Asia, amici miei, ma stavolta andremo in cerca di un animale molto, molto più piccolo. Ciò non vuol dire che sia privo di caratteristiche a dir poco inquietanti. Se vi fidate ancora di me, vi aspetto qui, come sempre, per un’altra puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici.
Da Senex, alla prossima settimana!
SENEX

THE RUTHLESS RAPTOR OF THE SKIES

Ladies and gentlemen, good morning. My name is Senex, and I welcome you to the fifth episode of Fantastic Beasts, a space for fantastic animals. This stop of our journey has brought us in Brazil, and now we only have to go deep inside the world’s biggest rainforest, in the Amazon basin. We finally find a zone where the trees leave us some room, and in front of us I see a twig that is exactly what we need right now. I’ve made sure to bring a big piece of fresh meat, and now, my friends, I ask you to help me tie it to the twig with a rope. I’m not sure whether it will actually work as a lure, but what I do know for sure is that the protagonist of this episode is more than used to have meals of this kind. Come on, let’s hide behind the trees: there is something in the sky, and it’s quickly getting closer. It’s a bird. A huge bird. The few seconds it takes this animal to get to the meat are enough for us to realize how big it is: its wings are majestic, and a large head full of grey feathers ends in a sharp beak ready to tear apart and dismember. It’s almost there, and now it shows its claws, grabbing the meat and voraciously eating it after closing its wings. Ladies and gentlemen, allow me to introduce to you one of the largest birds of prey in the world: the harpy eagle.

arpia3This impressive birds takes its name from the Greco-Roman mythological monsters with a woman head on the body of an eagle. However, the harpy we see in front of us (Harpia harpyja) is undoubtedly a 100% bird. Now that we can observe it with no worries while its attention is directed on eating, we see that its coloration is black-brownish on the back, while the belly is white as well as the legs and the inner side of the wings. The head, on the other hand, is rather metal grey. As we have already noticed, the size of this raptor is astonishing: female harpy eagles can reach a 10 kg weight (males, instead, are way smaller, usually half their partners), thus establishing themselves as competitors for the position of largest eagles in the world, with their main rivals being the Papuan eagle (Harpyospis novaeguineae) and the Steller’s sea eagle (Haliaeetus pelagicus). When it comes to wingspan, the harpy eagle is inferior to its two adversaries, but it’s not hard to understand why: this bird lives in an environment mainly composed of rainforests, where too large wings would be exposed to the risks of collisions and broken bones. Nevertheless, the harpy eagle still presents a remarkable wingspan, which consistently goes over two meters.
Its beak is relatively short in comparison to that of other raptors, but still perfectly useful for ripping pieces of meat from its preys. Anyway, the main weapon of the harpy eagle are its claws. There are three for each paw and up to 15 cm long, thus resembling those we found on dromaeosaurids long ago during Jurassic Week. The eagle uses them to tightly grab its victims, usually monkeys and sloths, and lift them up in the air thanks to the tremendous strength of its legs: this bird could easily hold a 5-year old kid while flying.
The harpy eagle is, in theory, widespread from Mexico to northern Argentina, where it dominates the rainforest’s skies.

arpia4However, this bird keeps becoming rarer in the wild, due to the methodical destruction of its habitat for agricultural and farming purposes: this process, which has already caused the almost complete extinction of this species in central America, is now threatening it also in Brazil, where the eagles’ population underwent a drastic decrease also due to reckless hunting. It is therefore fundamental to actively support the ongoing conservation projects to prevent the harpy eagle to disappear from Latin American skies.
Well, it seems that our raptor has finished its meal: here it opens its wings again and takes off, while we start getting ready for the next stop in our journey. Asia yet again, my friends, but this time we will search for a much, much smaller animal. That does not mean, however, that it doesn’t present some utterly disturbing characteristics. If you still trust me, I’ll be waiting for you right here, as always, with another episode of Fantastic Beasts, a space for fantastic animals.

See you next week!

SENEX

VINILI, CHE PASSIONE! by Bianca

Music icon vector illustration

Tutte le passioni nascono da un’esperienza che, tradotta in emozione, lascia un segno indelebile nella nostra memoria; almeno, la mia passione è iniziata così. Tre anni fa, a Natale, mio padre mi mostrò per la prima volta il suo giradischi, che per la mia generazione è uno strumento un po’ misterioso (a meno che tu non faccia il deejay), perché la produzione di vinili rallentò fino a fermarsi del tutto nei primi anni novanta. In poche parole, soltanto venticinque anni fa non c’erano i CD e tanto meno gli MP3, ma soltanto i vinili. Lo sapete vero?
Quel giorno avevo quasi paura a toccarlo, anche considerato che erano trent’anni che non veniva utilizzato, ma l’istante in cui ho posizionato il pick-up (con estrema delicatezza e precisione) sul vinile me lo ricorderò per sempre.
Dalle casse uscì il suono di vecchie canzoni natalizie: un suono sporco e graffiato, sembrava che qualcuno stesse suonando proprio in quella stanza, sgombrando in un istante dalla mia mente il timore che quel marchingegno potesse non funzionare.

fonografo_edisonChiesi a mio padre delucidazioni in merito e questo è quello che scoprii: il primo fonografo fu ideato da Thomas Alva Edison nel 1877. I primi fonografi di Edison usavano come supporto di registrazione un cilindro e sfruttavano un movimento verticale dello stilo, la pressione sonora dipendeva dalla profondità di incisione dei solchi. Dopo diversi tentativi, Berliner lanciò sul mercato l’apparecchio e i primi dischi (1892). I dischi avevano un diametro di 12,7 cm ed erano registrati solo su un lato, dopo arrivarono  quelli da 17 e poi da 25 cm (antenati dei dischi in vinile a 78, 45 e 33 giri). Nel 1908 il disco venne inciso su entrambi i lati e furono prodotti in serie. Nel 1948 negli Stati Uniti uscì il disco in vinile, ma poi ci fu la musicassetta (molto più pratica da portarsi in giro, e con l’autoradio le cose si evolsero ancora). Agli inizi degli anni novanta il vinile ha ceduto definitivamente il posto al CD audio e questo agli mp3. Però, dalla seconda metà degli anni duemila il disco in vinile è ritornato alla luce, soprattutto come prodotto di nicchia.

Notando il mio interesse, mio padre mi ha passato alcuni dei suoi dischi e in questi ultimi anni mi sono impegnata ad ampliare la mia collezione curiosando nei mercatini dell’usato, nelle fiere e nei negozi di musica considerato che stiamo vivendo una vera e propria rinascita del vinile. Mi piacerebbe condividere con voi alcuni dei miei album preferiti, qui sul blog di InsideOut, spaziando dai classici italiani al rock anni 70, fino ad arrivare ad alcuni artisti contemporanei.

pink-floyd-dark-side-of-the-moon-original-uk-vinyl-pressing-1973-with-posters-stickers-9Ho deciso di iniziare con “The dark side of the moon” dei Pink Floyd, questo album uscì 1° marzo 1973 e questa data è rimasta nella storia della musica. L’album, composto da 10 brani, racconta la storia della vita dell’uomo che è ripercorsa da tutte le tracce. Già dal primo brano, cioè Speak to me”, si sentono i suoni che accompagnano l’uomo dall’inizio alla fine della sua esistenza, come ad esempio il battito cardiaco a cui si sovrappongono delle voci inquietanti e dei rumori, come quello di un treno sui binari o delle pale di un elicottero.
Arrivati all’ultimo brano, intitolato “Eclipse”, ci si accorge di come piano piano la vita si stia spegnendo, e si ritorna a un regolare battito cardiaco accompagnato da una frase velata di un certo cinismo “in realtà non c’è nessun lato oscuro della luna. Di fatto è tutta oscura. L’unica cosa che la fa sembrare luminosa è il sole”. Personalmente quando ascolto questo album, mi lascio trasportare in uno stato di trans, dove esistono solo suoni psichedelici e storie di un’esistenza imperfetta.

Con molta fatica sono riuscita ad estrapolare dall’album il mio brano preferito, che è intitolato “Time”, questo pezzo comincia con un ticchettio di orologi seguito dall’esplosione di decine di sveglie che lasciano poi spazio a un brano rock. Ho scelto Time” perché racconta di come noi giovani perdiamo tempo, per poi accorgerci, troppo tardi, di non aver fatto quello che si desiderava, infatti il testo dice “nessuno ti ha detto quando correre e hai perso lo sparo della partenza. E tu corri e corri per raggiungere il sole ma sta tramontando, e sta correndo attorno per spuntarti alle spalle. Il sole è lo stesso ma tu sei più vecchio. Col respiro più corto e un giorno più vicino alla morte”.

Per ora è tutto, ci troviamo qui tra qualche giorno con una nuova puntata dedicata ai vinili, con un album imperdibile!

Ciao da Bianca

 

 

 

(4) FANTASTIC BEASTS/IL MONDO REALE by SENEX

fantastic beasts_and where to find them

CADERE CON STILE

Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto alla quarta puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici. Dopo esserci riposati a dovere in seguito alla nostra scalata sui monti dell’Himalaya, oggi ci spostiamo più a sud-est, nell’isola di Giava, in Indonesia. Eccoci arrivati nel bel mezzo della foresta pluviale, con alberi altissimi che ci sovrastano quasi bloccando la luce del sole. Indovinate un po’? Dobbiamo arrampicarci di nuovo, proprio su uno di questi. Tranquilli, non è troppo impegnativo, siamo già quasi in cima, e a quanto vedo non serve andare oltre. Guardate quel ramo, proprio lì davanti: c’è un piccolo serpente che si fa strada tra il fogliame. Ha una livrea meravigliosa: una combinazione di squame nere, gialle e verdi incastonate tra loro con una perfezione degna dei più preziosi gioielli. Volete vederlo più da vicino? E sia, proverò a catturarlo, ma so già che sarà inutile, visto quello che farà quando tenderò la mano verso di lui. E infatti, ecco che di colpo il serpente si lancia letteralmente giù dal ramo, precipitando nel vuoto da un’altezza di cento metri. Ma siamo sicuri che precipiti? Perché sembra controllare perfettamente la sua caduta… ma sta… sta… volando!? Per certi versi, sì. Amici di InsideOut, vi presento il serpente volante del paradiso.

serpente volante
Venite, scendiamo dall’albero: ho visto dove è atterrato, stavolta magari riusciamo a catturarlo e osservarlo meglio. Eccolo lì! Preso! Tranquillo, non vogliamo farti alcun male: concedici solo il tempo di esaminarti un po’. Come abbiamo già notato, il nostro amico è piuttosto piccolo: il serpente volante del paradiso (Chrysopelea paradisi) si aggira di solito sul metro di lunghezza, senza mai superare il metro e mezzo. È un colubride, appartenente cioè alla stessa famiglia delle nostre bisce, ma a differenza di loro possiede un apparato velenifero. Non spaventatevi, però, il veleno di questo serpente è completamente innocuo per l’uomo, gli serve solo per uccidere piccole prede come roditori o lucertole. Questo animale è inoltre molto snello e leggero, una caratteristica che gli torna utile nella vita totalmente arboricola che conduce assieme al suo colore che gli permette di mimetizzarsi tra il fogliame. Esistono diverse specie di serpenti volanti, tutte diffuse in un areale che va dall’India orientale alle Filippine, passando per Indonesia, Thailandia e Myanmar: tra queste deve essere menzionato il serpente volante ornato (Chrysopelea ornata), molto simile al nostro amico, ma, se possibile, ancora più bello data la presenza di piccole macchie rosse sul dorso.

sv
Ora, però, veniamo al particolare più interessante: come riesce, questo serpente, a planare per 150 metri senza incorrere nel minimo infortunio durante e dopo la caduta? Semplice: quando si lancia nel vuoto, aumenta la superficie della sua pelle allargando le costole per usarla come paracadute, eseguendo movimenti ondulatori può mantenere o addirittura cambiare direzione mentre è in aria. Questo stratagemma difensivo lo fa allontanare notevolmente dall’eventuale pericolo seminando senza problemi il nemico. Un vero capolavoro di biomeccanica, che permette ad un animale non solo senza ali, ma addirittura senza arti, di librarsi nell’aria con una facilità sorprendente.
Adesso lasciamo in pace il nostro serpente volante, che vedo piuttosto stressato dalla nostra intrusione nel suo paradiso. Dopo averlo visto sparire rapidamente tra i rami e le foglie, prepariamoci a partire per raggiungere l’altra parte del mondo: il Sud America. Altre foreste pluviali, e un altro animale volante, che però, stavolta, vola davvero. E, per di più, è tutt’altro che innocuo. Se vorrete seguirmi, io vi aspetto qui, come al solito, per un’altra puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici.
Da Senex, alla prossima!

FALLING WITH STYLE

Ladies and gentlemen, good morning. My name is Senex, and I welcome you to the fourth episode of Fantastic Beasts, a space for fantastic animals. After a well-deserved rest following our climbing trip to Himalaya, today we move south-eastwards, in the island of Java, the largest of the Indonesian archipelago. Here we are, in the middle of the jungle, with marvelously tall trees towering upon us, almost blocking the sunlight. Guess what? We precisely have to climb up one of them. Chill guys, that’s nothing compared to a 4000 m mountain. See? We’re already almost on the top, and, as I see, we can just stop here.

sv2Look at that twig right in front of us: there is a small snake moving through the leaves. Its coloration is astonishing: a combination of green, black and yellow scales intertwined with a perfection matching that of the most precious jewels in the world. You want to observe it more closely? Fine, I’ll try to catch it. But I already know it will be in vain, because I know what it will do when I stretch my arm towards it. Indeed, all of a sudden it literally jumps off the twig, falling from a height of 100 m. But, is it actually falling? Because, now that we notice, it seems like it perfectly controls its fall. Wait, is it… Flying!? To some extent, yes. Ladies and gentlemen, allow me to introduce to you the paradise flying snake.

Come, let’s go back down to the ground: I saw where it landed, maybe this time we will manage to catch it. There it is! Ha, gotcha! Calm down, we don’t want to harm you at all, dear: just give us some time to better observe you. As we have already noticed, our friend is quite small: the paradise flying snake (Chrysopelea paradisi) usually grows up to 1 m, and it never goes over 1,5. It is a colubrid, that is, it belongs to the same family that includes our water snakes, but unlike them, it possesses a venom apparatus. No need to worry, though: the venom of this snake is totally harmless for humans, being only useful when it comes to kill small rodents and lizards the snake feeds on. Moreover, this animal is very slender and agile, an important adaptive characteristic for the completely arboreal lifestyle it conducts. Lastly, its coloration makes a camouflage among the leaves possible for it. There are several species of flying snakes, all of them present from north-east India to the Philippines, as well as in Indonesia, Thailand and Myanmar. Among them, I think we should mention the golden flying snake (Chrysopelea ornata), very similar to our friend but, if possible, more beautiful, due to the small red spots on its back making its coloration even brighter.
But now let’s focus on the most interesting trait of this snake: how can it glide for 150 m without incurring in any injury during and after the fall? Simple: when it jumps off a tree, this animal increases its body surface by enlarging its ribs and uses it as a parachute, while making sinusoidal movements in order to maintain or even change its direction in mid air. This defensive tactic greatly helps it in case of danger, allowing it to get way far from the threat with no risk of being pursued. A real masterpiece of biomechanics, which makes an animal with not only no wings, but no limbs, able to glide in the air with astonishing ease.

sv3

Let’s now leave our flying snake alone, as I see that it is very annoyed because of our intrusion in its paradise. After seeing it quickly disappear in the twigs and leaves, let’s get ready to take a plan to the other side of the world, South America. Again rainforests, again a flying animal, but this time, it actually flies. And, keep that in mind, is anything but harmless. If you would like to follow me again, I’ll be waiting right here, as usual, with another episode of Fantastic beasts, a space for fantastic animals.
See you next week!

(3) FANTASTIC BEASTS/IL MONDO REALE by SENEX

fantastic beasts_and where to find them

 

IL SIGNORE DELLE VETTE

Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto alla terza puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici. Il nostro viaggio si fa sempre più impervio e tormentoso: siamo appena usciti dagli abissi dell’Oceano Indiano, e ora dobbiamo prepararci per scalare le vette dell’Hymalaya tibetana. Niente facce rassegnate, prendiamo zaini, ossigeno e provviste e incamminiamoci: ci aspetta una lunga arrampicata. Vi chiedete perché vi ho voluti portare fin qui, a 4000 metri, con un freddo glaciale e un vento sferzante che non ci dà pace? La risposta è su quella roccia laggiù: guardate bene, non fatevi confondere dalla neve. C’è un animale che salta da una cresta all’altra con un’eleganza impareggiabile. Un felino, bianco e grigio, con una folta pelliccia tappezzata di macchie nere. Ed è uno degli animali più belli e rari presenti al mondo. Amici di InsideOut, vi presento il leopardo delle nevi.

1
Come fa a sopravvivere a queste altitudini? Come riesce a muoversi tanto agilmente in un ambiente simile? Che razza di prede può mai trovare? Tutte domande legittime, amici, vediamo di trovare insieme qualche risposta. Il leopardo delle nevi (Panthera uncia) si è specificamente adattato alla vita tra i 3000 e i 4500 metri d’altezza: in primo luogo, abbiamo già notato la pesante pelliccia che lo ricopre, e possiamo inoltre vedere che questo animale non è molto grande. Le sue dimensioni, infatti, si aggirano mediamente intorno ai due metri di lunghezza per 50 kg di peso, anche se alcuni esemplari superano questi limiti: questo permette al leopardo di essere abbastanza leggero e agile da camminare e cacciare nell’impervio ambiente montano che è la sua casa, e per mantenere l’equilibrio si serve anche della lunga e flessibile coda, che da sola ammonta a metà della lunghezza dell’animale. Infine, le zampe del leopardo delle nevi sono corte e massicce per consentirgli di mantenere un baricentro basso durante la locomozione e aggrapparsi saldamente alle rocce. Per quanto riguarda le sue prede, queste montagne sono popolate dal noto yak, ma questo ungulato è, almeno in età adulta, troppo grosso perché il leopardo possa cacciarlo (anche se, è bene ricordarlo, questo felino può benissimo uccidere un animale anche quattro volte più grande di lui); tra le sue vittime preferite troviamo il markhor, una grande capra di montagna con lunghe corna ritorte, e il thar himalayano, che ricorda vagamente un camoscio.

3
Sulla carta, l’areale del leopardo delle nevi è molto vasto, si può trovare in gran parte delle zone montane dell’Asia centrale, così come in quasi tutta la catena himalayana. Tuttavia, ad oggi si contano non più di 6500 esemplari allo stato brado, e le stime sono piuttosto ottimiste: nel corso degli anni, questo predatore è stato oggetto di intensiva caccia da parte degli allevatori locali per proteggere i capi di bestiame, e il suo habitat è costantemente minacciato dalla crescente penetrazione umana nella regione. Ciononostante, i paesi che possono vantare una popolazione di leopardi delle nevi nel loro territorio sono sensibili riguardo alla conservazione di questa specie, e molti accordi internazionali sono stati stipulati per avviare nuovi progetti oltre a proseguire quelli già esistenti. Inoltre, molti esemplari sono allevati in cattività negli zoo di tutto il mondo, così da allontanare questo meraviglioso felino dallo spettro dell’estinzione.
Osserviamo ancora un po’ il nostro nuovo amico mentre si inerpica sulle rocce dell’Himalaya prima di iniziare la discesa che ci riporterà ai piedi delle montagne. Per la prossima tappa del nostro viaggio resteremo in Asia, ma per addentrarci nel fitto della giungla dove vive uno dei miei serpenti preferiti. Se vorrete seguirmi, io vi aspetto sempre qui, come al solito, per un’altra puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici.
Da Senex, alla prossima!

THE LORD OF THE HEIGHTS

Ladies and gentlemen, good morning. My name is Senex, and I welcome you to the third episode of Fantastic Beasts, the space for fantastic animals. Our journey is becoming more and more impervious and tormented: we just came out of the Indian Ocean’s abyss, and now we have to prepare to climb the heights of Tibetan Hymalaya. No fed up faces guys, let’s take bags, oxygen and food supplies and walk: it will be a very long climb. You wonder why I wanted to take you up here, at 4000 m, with an ice-cold climate and a terrible wind freezing us? The answer is on that rock down there: look closely, don’t let yourselves be misled by the snow. There is an animal jumping from crest to crest with unmatchable elegance. A felid, and quite a big one: it’s white and grey, with a thick fur full of black spots. And it’s one of the rarest and most beautiful animals in the world. Guys, let me introduce to you the snow leopard.

2But how on earth does it manage to live at these altitudes? How can it move so rapidly in such a place? And what kind of a prey can it found here? All reasonable questions, my friends. Let’s try to find some appropriate answers. The snow leopard (Panthera uncia) has specifically adapted to life between 3000 and 4500 m: first of all, we’ve already noticed the thick fur covering it, and we can also see that this animal is not that big after all. In fact, its size amounts on average to two meters in length and a weight of 50 kg, although some specimens go over these limits: this allows the leopard to be light and agile enough to walk and hunt in the impervious environment that is its home, and to keep the balance this felid also relies on its long and flexible tail, which alone represents half of the overall length of the animal. Lastly, the snow leopard’s legs are thick and short, thus making it able to keep a low barycenter during locomotion as well as to tightly grasp the rocks with its large paws. Passing on to its preys, these mountains are inhabited by the famous yak, but these ungulate is, at least in adult age, too big for the leopard to hunt it (although we should keep in mind that this felid is perfectly capable of killing animals up to four times larger than itself). Among its favorite victims we find the markhor, a great mountain goat with long, spiral-shaped horns, and the Himalayan thar, which vaguely resembles a chamois.
Theoretically speaking, the snow leopard’s distribution is very wide: this predator can be found throughout all mountain regions in central Asia, as well as in most of the Himalayan territory. However, no more than 6500 specimens are left in the wild by now, and this number is rather optimistic: this animal has been intensively hunted over the years from local shepherds to protect their cattle, and its habitat is constantly threatened by the more and more invasive human penetration in the area.

3Nevertheless, the countries that host a snow leopard population in their national territory are sensible about the conservation of this species, and many international agreements have been stipulated to start new projects related to this task and to carry on already existing ones. Moreover, many leopards are kept in captivity in zoos all over the world, thus taking the spectre of extinction away from this wonderful felid.

Let’s watch our new friend climbing the rocks of Himalaya before starting to go back down at the feet of the mountains. For the next stop of our journey we will stay in Asia, but only to walk deep inside the jungle where one of my favorite snakes lives. If you would like to follow me, I’ll be waiting, as always, right here, with another episode of Fantastic Beasts, the space for fantastic animals.
See you there!
SENEX

AUGURI!!!

ecommerce_PALLONCINI LETTERE + NUMERI BUON 2016

 

Tasto destro del mouse qui per scaricare il file – clicca qui per abbonarti gratuitamente su iTunes –  clicca qui per abbonarti gratuitamente tramite altri podreader