VINILI CHE PASSIONE! by Bianca

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Ciao, sono Bianca, e sono ritornata per raccontarvi della coinvolgente raccolta di storie che è l’album “Dalla” di Lucio Dalla. Ricordate? Vi avevo promesso qualche buon consiglio d’ascolto qualche settimana fa, quindi mettetevi comodi e fate questo viaggio con me.

d88a33969022a2e295f156cda08c390f_origUn cappello scuro, sormontato da un paio d’occhiali rotondi e due occhi curiosi rivolti verso l’alto, tutto rigorosamente in bianco e nero: questa è la copertina dell’album uscito nel 1980. Tutto comincia con “Balla balla ballerino”, una canzone ritmata e coinvolgente (probabilmente una delle poche che mi porta a ballare saltando sul letto), che racconta di questo ballerino che balla per i violenti, per i sofferenti, per i cuori, nonostante la pistola puntata e il tempo che corre veloce come un treno. Di seguito ci sono: “Il parco della luna” – una giostra dell’infanzia con Sonni Boi e la sua donna Fortuna, “La sera dei miracoli” – ambientata nei vicoli di Roma, che ti fa sentire come se fossi davvero lì a guardare le piazze, i giardini, la gente nei bar, gli innamorati, e ad ascoltare qualcuno che con la bocca fa a pezzi una canzone; “Mambo”– una storia d’amore agrodolce con un’ironia surreale, dove si sente il rimpianto di non aver dormito per una settimana e lo sbattere della porta con dentro la mano dell’innamorato.
Così finisce il lato A, mentre il lato B riparte subito con “Meri Luis” – il susseguirsi di diverse storie che si concludono con chi ha scelto di fermarsi a guardare la vita passare o chi ha rincorso quel treno. Dopodiché c’è “Cara” – un testo malinconico con un po’ di pentimento, e una melodia avvolgente cullata dal piano, come a simulare il movimento delle ali della farfalla che vuole volare lontano, o il vento che tira in un posto del cuore. Successivamente la canzone “Siamo Dei” – che interroga delle ottuse Divinità sul senso della vita. Infine l’attesissima “Futura” – la canzone che è entrata a far parte della nostra cultura, e che ha un’affascinante storia dietro: era nata come sceneggiatura, a Berlino. Seduto su una panchina scrisse la storia di due amanti, uno di Berlino Est e l’altro di Berlino Ovest che si interrogano su possibilità e paure del futuro.

L’intero disco è un viaggio a ritroso in un tormentato percorso sentimentale, un destino che fa paura, un viaggio fatto di malinconie e di solitudini: “A metà strada tra Ferrara e la luna”.

In questa raccolta di 8 appassionanti canzoni è difficile identificare la mia preferita, ma ammetto che “Cara” ha un posto speciale nel mio cuore. L’ingenua e giovane donna con tanti capelli, che mangia il gelato mentre l’innamorato sta morendo per lei, che vuole seguire il proprio istinto anche se ha paura di andare troppo lontano, ma allo stesso tempo non vuole rinunciare alla sua libertà e, dall’altra parte, l’uomo che la ama, che prova anche lui a volare, ma si accorge che lei ormai se n’è andata. Allora prova a nascondere il suo dolore con un sorriso e, alla fine, accetta il tutto dicendo: “E così sia”.

Posso solo aggiungere che hanno suonato in questo album musicisti veramene importanti, come Ron (pianoforte, chitarra acustica e cori), Ricky Portera (chitarra elettrica, acustica e cori), Marco Nanni (basso), Giovanni Pezzoli (degli Stadio -batteria), Aldo Banfi (synth), Gaetano Curreri (degli Stadio – tastiera), Cecco la Notte e Paolo Del Conte (chitarra acustica). Insomma, non poteva che uscire un capolavoro, vero?

Alla prossima settimana, buona musica a tutti!

Bianca

“A spasso con il 6 Nazioni” by Andreapiana (2°)

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Domenica 14 febbraio, seconda giornata nel secondo fine settimana di rugby per l’RBS six nations. Sabato Francia e Irlanda hanno giocato nel corso del pomeriggio, e in serata il Galles ha sfidato la Scozia.
Domenica invece è tutta dedicata agli azzurri che si scontrano con gli Inglesi a Roma. La partita è molto dura, la difesa Inglese impeccabile. Gli azzurri giocano con decisione e rigore,  tant’è che ai punti gli Inglesi sono avanti di poco, 12-9. Nel secondo tempo però,  a seguito di una meta maledetta su intercetto degli Inglesi, i nostri 15 si trovano in grande difficoltà. Alla fine il tabellino (bugiardo), mostra glli Inglesi avanti per 40-9. Un risultato pesante da accettare per una squadra che ha lottato con le unghie e con i denti per tutta la partita, fino all’ultimo.
Tuttavia, preso amaramente atto del risultato, non ci rimane che sperare per il meglio per le prossime giornate di rugby, rimanendo sempre al fianco dei nostri 15 nel corso di tutto il torneo senza mai mollare.
Forza azzurri!

(10)_FANTASTIC BEASTS/IL MONDO REALE by SENEX

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LA FENICE DEI MARI

Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto alla decima e ultima puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici. Ebbene sì, eccoci giunti all’ultima tappa del nostro viaggio: stavolta ci dobbiamo recare ai Caraibi, nel bel mezzo di una cornice paradisiaca fatta di spiagge bianchissime, clima caldo e acqua cristallina. Acqua nella quale, neanche a dirlo, vive l’ultimo animale fantastico che incontreremo nel nostro percorso e, fidatevi, “fantastico” è davvero l’unica parola che mi viene in mente per definirlo.

Immergiamoci dunque, e che la ricerca abbia inizio. Ci sono innumerevoli pesci intorno a noi, e man mano che ci allontaniamo dalla riva entriamo in un vero e proprio arcobaleno di coralli, ma non siamo qui per loro. Il nostro obiettivo è molto, molto più piccolo, e talmente trasparente da risultare praticamente invisibile. Tuttavia, avvalendoci di tutta l’attenzione di cui siamo capaci, possiamo riuscire a vedere minuscoli organismi di forma bizzarra che si lasciano placidamente trasportare dalle onde intorno a noi: tra di essi c’è una piccolissima medusa, apparentemente insignificante e senza alcuna caratteristica degna di nota, ma non fermatevi alle apparenze. Come reagireste, per esempio, se vi dicessi che questa creatura è l’unico essere vivente al mondo in grado di sfuggire alle grinfie della morte? Amici di InsideOut, vi presento la medusa immortale.

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Sì, avete capito bene: la nostra amica di 5 mm (Turritopsis nutricula) è potenzialmente in grado di restare in vita per sempre; per scoprire come, dobbiamo prima di tutto fornire una premessa su cosa sia esattamente una medusa. Questi invertebrati acquatici, appartenenti al phylum degli Cnidari o Celenterati (Cnidaria) non possono infatti essere considerati come un organismo unico, ma sono composti da colonie di minuscoli polipi, come del resto i coralli (i polpi, senza la “i”, sono invece i cefalopodi tentacolati che tutti noi conosciamo e mangiamo). Ognuna di queste colonie ha un proprio compito nel quadro delle funzioni vitali della medusa: alcuni polipi compongono la campana, altri invece i tentacoli, altri ancora si occupano della digestione delle prede, e così via. Quando una medusa nasce, il primo passo del suo sviluppo è proprio il passaggio dal cosiddetto “stadio polipoide”, dove le colonie di polipi sono ancora più o meno separate e continuano a moltiplicarsi, a quello “medusoide”, in cui la medusa è ormai completamente formata e i ruoli delle diverse colonie di polipi sono ormai stabiliti. Una volta compiuta questa transizione, la medusa prosegue il suo ciclo vitale per un periodo che, a seconda della specie, può variare da qualche ora a qualche mese.

La medusa immortale, però, possiede un’abilità sconcertante: essa può invertire il suo ciclo vitale, ritornando dallo stadio medusoide a quello polipoide a completo piacimento. Il processo, documentato a più riprese, può ragionevolmente ripetersi illimitatamente. Per farmi capire meglio, sarebbe come se noi potessimo tornare ad essere una cellula uovo appena fecondata e ricominciare la nostra vita praticamente dal concepimento.
Ma come riesce la nostra amica a mettere in atto qualcosa che nessun altro essere vivente può nemmeno sognare? In sostanza, la medusa adulta va incontro a una progressiva de-differenziazione, con i polipi che perdono ogni adattamento a una funzione specifica e tornano a comportarsi alla stregua di cellule staminali totipotenti, capaci cioè di differenziarsi in qualunque tipo di cellula che componga l’organismo. In questo modo, la medusa può tranquillamente “rinascere” da se stessa, una sorta di minuscola fenice che può vantarsi di aver sconfitto la morte.

A dire il vero, l’inversione del ciclo vitale della medusa immortale è stato finora osservato soltanto in cattività, ma non dobbiamo meravigliarcene: questo processo è estremamente rapido, e l’osservazione di animali tanto piccoli in natura è già problematica di per sé, rendendo ancora più irrealizzabili le nostre speranze di assistere in prima persona allo strepitoso evento.

Lasciamo quindi la nostra amica in pace, libera di vivere la sua vita eterna nel meraviglioso mare caraibico, e torniamo indietro, verso la terraferma.
Amici, ora il viaggio di Fantastic Beasts è ufficialmente giunto alla fine. Il messaggio che la rubrica degli animali fantastici vuole lasciarvi, però, non dovrà mai morire, proprio come la medusa immortale: il mondo nasconde innumerevoli animali meravigliosi che troppo spesso non vengono degnati della minima attenzione da parte dell’uomo che distrugge sistematicamente il loro habitat per la sua sete insaziabile di richezza ed espansione. Conoscere anche solo un’infinitesima parte della biodiversità presente sul nostro pianeta può però aiutarci ad aprire gli occhi  e a impegnarci attivamente per la salvaguardia del nostro inestimabile patrimonio naturale.

Per quanto riguarda me, non crediate che abbia appeso la penna al chiodo: presto tornerò a proporvi un nuovo viaggio, completamente diverso da tutti quelli che abbiamo intrapreso finora. Se vorrete seguirmi ancora una volta, io sono sempre qui, su InsideOut, in trepida attesa di ripartire.

Da Senex, alla prossima!

THE SEA PHOENIX

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Ladies and gentlemen, good morning. My name is Senex, and I welcome you to the tenth and last episode of Fantastic Beasts, a space for fantastic animals. Yes, here we are, at the last stop of our journey. This time we have to get to the Caribbean islands, in the middle of a heaven-like landscape made of bright white sand, warm weather and crystalline water. Water where, needless to say, our last fantastic animal lives. And, believe me, “fantastic” is the only word I can think of to describe it.
Let’s go underwater then, and let the quest begin. There are innumerable fishes all around us, and the further we swim from the shore, the deeper we enter a rainbow of corals. But we are not here for them. Our target is much, much smaller, and so transparent that it is almost invisible. However, making use of all our focusing capabilities, we could be able to see minuscule organisms with weird shapes being gently carried by the waves. Among them there is a strikingly small jellyfish, apparently insignificant and without any interesting feature whatsoever. But don’t be so superficial. How would you react, for example, if I told you that this creature is the only living being on Earth that is capable of escape from the grasp of death? Ladies and gentlemen, allow me to introduce to you the immortal jellyfish.

Fenice mari2Yes, you heard it right: our 5 mm long friend (Turritopsis nutricula) is potentially able to stay alive forever. To find out how, we must first of all make a premise about what a jellyfish is. In fact, these marine invertebrates belonging to the phylum Cnidaria cannot be considered as one single organism, but are composed of colonies of minuscule polyps, just like corals (themselves being included in Cnidaria). Each of these colonies has its own task in the context of the jellyfish’s vital functions: some polyps build up the bell (or umbrella), other ones are part of the tentacles, and so on. When a jellyfish is born, the first step in its development is the transition from the so-called “polypoid phase”, in which the colonies of polyps are still more or less independent and undifferentiated and keep reproducing, to the “medusoid phase”, when the jellyfish is completely shaped and the polyps have taken up their definitive roles. Once this step is completed, the jellyfish undergoes a lifecycle lasting from few hours to several months based on the species the animal belongs to. But the immortal jellyfish has a stunning ability: it can basically turn its lifecycle backwards, going back from the medusoid phase to the polypoid phase whenever it wants. This process, documented by researchers on a regular basis, could potentially go on forever. To make things simpler, it would be like if we could return to be a just fertilized egg cell and start our life all over again from the very moment of our conception.
But how can our friend make real something that no other living being on this planet could ever dream of doing? Basically, the adult immortal jellyfish undergoes a progressive de-differentiation, with the polyps losing any adaptation to a specific function and behaving once again like totipotent stem cells, thus being capable of differentiating in any of the cells composing a fully developed organism (muscle cells, neurons, and so on). In this way, the jellyfish can be “re-born” from itself, like some sort of a sea phoenix that can be proud of having defeated death. Actually, the reversing process of the immortal jellyfish’s lifecycle has only been observed in captivity, but it should be no wonder: in fact, it is completed very quickly, and the observation of such tiny animals in the wild is by itself problematic. Let’s therefore leave our friend alone, free to live its eternal life in the wonderful Caribbean sea, and head back towards the mainland.

Ladies and gentlemen, the journey of Fantastic Beasts has now officially come to its end. Nevertheless, the message that the space for fantastic animals wants to give you shall never die, just like the immortal jellyfish: the world is home of a lot of marvelous animals that are too often neglected by human beings, who actually keep destroying their habitats to satisfy their lust for wealth and expansion. However, getting to know even the smallest possible amount of the biodiversity inhabiting our planet can help us open our eyes and actively participate in the conservation of our priceless natural richness. For what concerns me, don’t think I will ever drop my pen: I am going to come back soon with yet another journey, completely different from all those we have faced so far. If you would still like to follow me, I’ll be right here on InsideOut, ready to go for it once again.
See you there!

SENEX

“STAR WARS Ep. VII” by Elia

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“Il Risveglio della Forza” di nome, “Il Risveglio della Forza” di fatto! È proprio così: Star Wars episodio VII è riuscito nel suo intento: riportare la Forza alla sua massima potenza!
Non ha affatto deluso le aspettative né del pubblico né degli addetti ai lavori, battendo giorno dopo giorno ogni record di incasso precedente (fino ad oggi più di 1miliardo e 500 milioni di dollari e ancora non è approdato nel mercato cinese), l’ipotesi che riesca a superare i 2 miliardi e superare “Avatar” di J.Cameron è sempre più vicina nel diventare realtà.
Un grande applauso senza remore lo dobbiamo a J.J.Abrams che è riuscito pienamente nell’impresa, sì, perché di impresa si tratta e adesso vi spiego il motivo di questa mia affermazione.
La responsabilità era pesante, la possibilità di realizzare un pessimo film era molto alta, infatti è più facile cadere in errore quando hai in mano un colosso come Star Wars che quando realizzi un nuovo film e Abrams, forse anche sorpendendo chi storceva il naso nel saperlo alla regia, ha realizzato un ottimo prodotto.

Partiamo subito dal primo punto di forza: il format.
Il film ha un’impostazione (script, scenografie, riprese e montaggio) puramente classica, ma riportata in chiave moderna: esperimento riuscito!
Star Wars ha fatto la storia del cinema, ha creato il suo genere, ha una sua impostazione, ha i suoi canoni che, sebbene nella seconda trilogia “Episodio I-II-III” non siano stati rispettati del tutto, vengono riproposti in questo episodio, trasportando i fans storici così come i nuovi spettatori a vedere un film di altissima qualità ma con le stesse atmosfere degli anni 70′; le riprese, inquadrature e montaggio, creano un perfetto mix tra i primi episodi e questo nuovo già dalle prime scene: sembra proprio di stare dentro alla prima trilogia. Insomma un salto nel passato con la tecnologia del presente!
Si spengono le luci, dopo i classici minuti di pubblicità fatti apposta per far salire l’ansia, il pubblico trattiene il respiro. Buio.

incipit Star Wars

Titolo, colonna sonora: delirio del pubblico! Urla di gioia e anche qualche lacrima (io in primis): la forza si è già risvegliata.
Io ero già felice così, ma accanto a me avevo una bambina con suo padre e entrambi piangevano (la stessa bambina durante il film ogni volta che rivedeva personaggi come Han Solo, Leia, R2d2 guardava suo padre e diceva: “Guarda papi è lui!”, per tutto il film).
Parliamo, ora, dei personaggi principali, ma soprattutto del nuovo cast: Finn – soldato troopper che ribellatosi al primo ordine fugge, Kylo Ren – passato al lato oscuro della Forza si propone come il nuovo Darth Fener, Rey – protagonista del film, abbandonata fin da piccola nel Pianeta disperso di Jaku, sarà a risvegliare la Forza. Un cast di attori giovanissimi che sebbene siano stati scelti apposta con poca esperienza attoriale, come voluto da Abrams e da Lucas prima di lui, e nonostante il grande carico di responsabilità sulle spalle hanno superato ogni aspettativa.
Credo sia doveroso elogiare per la sua grande prestazione attoriale Daisy Ridely (Rey, la protagonista), a ventitre anni è riuscita a tenere vivo tutto il film anche nei momenti dove il ritmo narrativo si faceva più lento. Viso espressivo e naturale, i suoi occhi sono capaci di emozionare. Ti amo, Daisy. Grazie.
Che dire del vecchio cast, beh, è bello rivederlo dopo tanti anni, anche se questi anni (sopratutto per Harrison Ford) cominciano a farsi sentire. Ah! Quasi dimenticato: c’è anche BB8, il nuovo robottino – più vero che mai, che accompagnava i personaggi anche durante le riprese. Daisy in un’intervista ha detto: “Sembrava di avere un attore in più, anche durante le prove interagivo con lui, è magnifico!”.

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Un ulteriore punto di forza del film è sicuramente l’utilizzo dei Computer Graphics (ovvero, dell’elaborazione di immagini mediante il computer): la maggior parte dei personaggi alieni sono persone reali in costume (tranne, ahimé, Lord Snoke, colui che guida KyloRen, e il Mercante di Jaku che interagisce spesso con Rey nelle prime scene), ma i combattimenti aerei sono realizzati veramente bene: effetti speciali al top.
Passiamo adesso al lato oscuro: il colossal ha i suoi punti di forza, ma anche i suoi punti deboli.
La trama è la prima suscettibile di critiche perché è molto, molto simile al primo film (soprattutto la Morte Nera, l’arma a cui il Primo Ordine pensa di ricorrere per imporre il suo predominio. Veramente? Dopo esser stata distrutta per ben due volte, ci riprovano ancora? Bah!). In realtà, la trama non è priva di contenuti, sia chiaro, è soltanto un po’ troppo diluita nei 136 minuti di durata, risultando in alcune parti troppo lenta.
Altro punto a sfavore: la comicità. C’è stato il tentativo di inserire scene con l’intenzione di strappare un sorriso, ma alcune di queste risultano piuttosto squallide e snervanti (come i tentativi di Finn di far colpo su Rey, spesso fuori luogo). Per finire, il doppiaggio non è particolarmente azzeccato rispetto all’espressività dei personaggi.
Concludendo, Star Wars Episodio VII non è un capolavoro, ma è un buon film ed è una perfetta introduzione alla nuova trilogia. Il suo intento era di far risvegliare la Forza nell’anima dei fans e ci è riuscito coinvlgendo anche chi non aveva mai visto gli episodi precedenti.
Bravo Abrams, bravi gli attori, brava Disney, ma per i prossimi film vi raccomando di non approfittare di tanta enfasi solo per vendere e realizzare film indecenti (come con il cartone animato che… aiuto!). Quindi, a nome di tutti i fans vi dico: che la forza sia con voi!

E con questo è tutto, Elia vi saluta e vi ringrazia per la vostra attenzione e alla prossima!

“Il ponte di Christo” by Veronica

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Christo and Jeanne-Claude

Christo è il nome del progetto artistico dei coniugi statunitensi Christo Vladimirov Yavachev e Jeanne-Claude, scomparsa nel 2009. Christo si inserisce tra le personalità più importanti della Land Art.
La Land Art è una forma d’arte contemporanea caratterizzata dall’intervento dell’artista sul paesaggio naturale (specialmente deserti, laghi salati, praterie) modificandolo, ma senza danneggiarlo, esaltando l’armonia tra creazione umana e Natura.
Già conosciuto in Italia per “L’impacchettamento di Porta Pinciana” che realizzò a Roma nel 1974, Christo torna ad attrarre la curiosità mondiale sul nostro paese, e lo fa grazie a una delle sue ultime trovate: il Floating Piers. Si tratta di un ponte fluttuante che prenderà forma quest’anno sul Lago d’Iseo e rimarrà installato dal 18 giugno al 3 luglio 2016.

foto 2L’opera sarà realizzata da 200 cubi di polietilene ricoperti da tessuto giallo, rigorosamente composto da materiali riciclabili. Il ponte creerà un percorso pedonale di oltre 3 km che congiungerà isolette e terraferma nel bacino che si trova tra Bergamo e Brescia.
Opera innovativa e stupefacente, secondo la prestigiosa casa editrice Lonely Planet il Floating Piers merita il sesto posto nella classifica delle 10 tappe da non perdere nel 2016, mentre nella top ten dello Shangai Daily il “ponte fluttuante” si trova al quarto posto (ex-aequo al Giubileo).
A prescindere dai consigli, o meglio, dai must delle celebri guide turistiche, sia per la fama dell’artista che per la particolarità dell’opera bisogna approfittare della poca distanza a cui ci troviamo dal Lago d’Iseo e approfittare dell’occasione unica di ammirare il capolavoro dell’artista bulgaro-newyorkese senza esitare neppure un istante!

Nei giorni scorsi è stata pubblicata una notizia piuttosto interessante per molti: Christo cerca 500 persone, che saranno retribuite, per realizzare la sua opera (basta spedire la propria candidatura al sito: http://christojeanneclaude.net/

Un’esperienza unica, non c’è ombra di dubbio.

Alla prossima,

Veronica

(9)_FANTASTIC BEASTS/IL MONDO REALE by SENEX

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IL PIU’ RARO DEI GIOIELLI

Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto alla nona puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici. Il nostro viaggio sta ormai per concludersi, ma vi garantisco che nelle ultime puntate vi ho riservato due animali che vi faranno rimanere a dir poco esterrefatti. Il primo vive in Australia, per la precisione nella regione nordorientale, il Queensland: è proprio qui, nelle foreste pluviali della penisola di Cape York, che stiamo per addentrarci alla ricerca del nostro protagonista. Intorno a noi ci sono solo alberi, l’umidità è difficilmente sopportabile, ma fidatevi: manca poco. Eccoci arrivati lungo il corso di un piccolo fiume, dove potremo trovare sollievo dalla fatica e dal caldo. E, a quanto pare, l’idea non è venuta solo a noi: guardate le rocce vicino all’acqua. Alcune sono occupate da grandi serpenti che bevono e si crogiolano al sole, ma avvicinandoci con cautela, notiamo lo strepitoso effetto cromatico della loro pelle sotto la luce del sole: le loro squame sembrano colorarsi di un viola splendido, più di quanto già non sia di per sé la loro livrea. Sembrano fatti di pietre preziose, e non è un paragone casuale: amici di InsideOut, vi presento il pitone ametista.
Sediamoci anche noi su queste pietre e osserviamo il nostro amico, cercando di fornire qualche informazione su di lui. Il pitone ametista (Morelia amethistina, con varie sottospecie) appartiene alla famiglia dei boidi (boa e pitoni) e, come possiamo notare, è un serpente di grandi dimensioni: i maschi possono raggiungere i 5 metri di lunghezza, mentre le femmine, più piccole, non superano i 3.5-4 metri. Tuttavia, questo serpente è ben diverso dai suoi stretti parenti anche più grandi, come il pitone reticolato (Broghammerus reticulatus) e quello birmano (Python molurus): il pitone ametista è snello e sottile, e non si avvicina nemmeno al peso di oltre un quintale che gli altri boidi giganti raggiungono. Questa caratteristica è dovuta allo stile di vita del nostro amico, davvero insolito per un serpente così grande: il pitone ametista è prevalentemente arboricolo, e non può permettersi di essere troppo pesante e massiccio per arrampicarsi e muoversi sugli alberi. Per quanto riguarda la colorazione, possiamo trovare esemplari quasi dorati, altri giallo ocra molto più scuro; comune a tutti gli esemplari è il disegno a macchie e striature marrone molto scuro che contribuisce in gran misura alla bellezza dell’animale, grazie allo straordinario effetto ottico prodotto dalla rifrazione dei raggi solari sulle sue squame a cui il nostro amico deve il nome.

pitone ametista2Il pitone ametista, come tutti i boidi, non è velenoso, uccide le sue prede (solitamente roditori e uccelli) avvolgendole nelle sue spire per stritolarle. Piccola curiosità: fino a tempi recentissimi si credeva che i serpenti costrittori come il nostro amico ricorressero a questo sistema per asfissiare le loro vittime, stringendo talmente forte da ucciderle per soffocamento. Le ultime ricerche, però, hanno messo in luce un quadro ben diverso: molto spesso, le prede muoiono perché la stretta del serpente blocca la circolazione sanguigna più che per asfissia. Questo animale è molto schivo, e incontrarlo in natura è un’opportunità unica nella vita: dovremmo esserne a dir poco orgogliosi. La distribuzione del pitone ametista, in ogni caso, è piuttosto ampia: oltre all’Australia, popola anche la Nuova Guinea e parte dell’Indonesia composta da innumerevoli isole. Vista la sua straordinaria bellezza, il nostro amico è stato in passato a rischio d’estinzione per via del collezionismo illegale più ancora che per lo sfruttamento della sua pelle: molti esemplari venivano catturati ed esportati clandestinamente in tutto il mondo dai bracconieri. Tuttavia, oggi questo serpente non è più ritenuto in pericolo, nonostante il traffico illegale debba ancora essere debellato.
Guardate, il pitone si sta muovendo: penso voglia tornare nel fitto della foresta, per nascondersi di nuovo tra le chiome degli alberi. Prendiamoci ancora qualche secondo per osservarlo muoversi elegantemente tra le rocce, e ripartiamo, pronti per l’ultima tappa del nostro viaggio. Stavolta ci aspetta una tranquilla visita nel Mar dei Caraibi, dove potremo anche regalarci un meritato riposo dopo aver incontrato il nostro ultimo animale fantastico. E non ci sarà bisogno di fare in fretta, perché il nostro prossimo amico, in effetti, non muore mai. Se vorrete seguirmi un’ultima volta, io vi aspetto sempre qui con una nuova puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici.
Da Senex, alla prossima!

THE RAREST OF ALL JEWELS

Ladies and gentlemen, good morning. My name is Senex, and I welcome you to the ninth episode of Fantastic Beasts, a space for fantastic animals. Our journey is about to end, but I assure you that for the last two episodes I chose two animals that will leave you completely speechless, to say the least. The first one lives in Australia, more specifically in the northeastern region of Queensland: it’s right here, in the rainforest of Cape York’s peninsula, that we are going to search for the protagonist of this episode. We only see trees all around us, the heat is almost unbearable, but trust me: we’re almost there. Here we are, indeed, next to a small river, where we will be able to find a shelter from heat and fatigue. And, as we see, this idea has not come only to our minds. Look at the rocks near the water: some of them are occupied by large snakes drinking and exposing themselves to the sun. After carefully getting closer, we notice the marvelous chromatic effect of their skin under the sunlight: their scales seem to change their color into a bright purple, even more beautiful than their skin already is. In fact, they look like they were made of precious minerals, and it’s not a random comparison: ladies and gentlemen, allow me to introduce to you the amethystine python.

pitone ametista3Let’s now sit on these stones and observe our new friend, as we try to provide some useful information about it. The amethystine python (Morelia amethistina, with several subspecies) belongs to the family of boids (boas and pythons) and, as we can see, it’s a large snake: males can reach a length of 5 meters, while females are smaller and don’t go over 3.5-4 meters. However, this snake is much different from its even bigger relatives, such as the reticulated python (Broghammerus reticulatus) and the Burmese python (Python molurus): the amethystine python is thin and slender, and it is nowhere near the weight of more than 100 kg the other giant boids can reach. This is due to the lifestyle of our friend, very unusual for a snake of this size: the amethystine python is, in fact, an arboreal animal, and it can’t afford to be too heavy and thick in order to be able to climb trees and move from a twig to the next one. As for its coloration, we can find nearly golden pythons as well as way darker-brownish ones. Common to all of them is the complex pattern of dark brown spots and stripes on their back, which greatly contributes to the beautiful aspect of this animal alongside the optic effect provoked by the refraction of sunrays on its scales.
The amethystine python, like all boids, has no venom, thus killing its preys (usually rodents and birds) by constricting them thanks to the enormous strength of its muscles. A little clarification: until very recent times, it was widely assumed that constrictor snakes like our friend relied on this system to suffocate their preys, thus exerting such a strong pressure that they were no longer able to breathe. However, the last studies showed a very different scenario: the preys often die because the snake’s clutch prevents blood to circulate rather than by suffocation. This animal is very shy, and meeting one in the wild is a once in a lifetime opportunity: we should consider ourselves privileged for it. Anyway, the distribution of the amethystine python is relatively wide: it can be found not only here in Australia, but also all around New Guinea and in some regions of the Indonesian archipelago.

pitone ametista4Given its stunning beauty, our friend has been endangered for a long time in the past because of illegal export rather than hunting: snakes were caught in the wild and illegally sent all over the world to collectors. However, as of today this snake is no longer considered in danger, although illegal trade still has to be completely eliminated.
Look, the python is moving: I think it wants to go back deep into the forest, to hide again on the trees. Let’s take just a few more seconds to observe it slither elegantly among the rocks, and then leave, getting ready for the last stop of our journey. This time a relaxing trip to the Caribeean Sea is waiting for us, and there we will be able to get our well-deserved rest after meeting the last one of our fantastic animals. And we don’t even need to hurry, because our friend actually never dies. If you would like to come with me one last time, I’ll be waiting right here with another episode of Fantastic Beasts, a space for fantastic animals.
See you next week!
SENEX

InsideOut 03×04

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Signore e signori la quarta, e dico quarta puntata della terza stagione di Insideout, è ormai cotta a puntino!

Partiamo con un meraviglioso antipasto a base di ACTA DIURNA in cui parleremo di Essena O’Neill e della sua ribellione intelligente al mondo dei social networkds. Come piatto principale offriamo, invece, una strepitosa portata preparata dalla nostra Federica che ci propone una recensione personalissima RISE&SHINE dello spettacolo teatrale: “Credo in un solo Dio”.
Chiudiamo infine con il dolce cucinato da Sandy a base di Stand Up Comedy, splendidamente preparato per  COGITO ERGO SUM.
Detto ciò non mi rimane che augurarvi buon ascolto… Anzi, buon appetito!

Andreapiana

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In questa puntata trovate:

acta-diurna-blogEssena O’Neill, da ragazzina piena di sogni a vent’enne disperata, la sua storia attraverso i social network.

Ce ne parlano: Michele, Bianca, Martina, Paolo, Elia.

 

 

 

Brano musicale scelto da Bianca in Jamendo.com: “Gates”  by BELLEVUE

Rise-and-shineFederica ci vuole parlare di uno spettacolo teatrale che l’ha colpita particolarmente: “Credoinunsolodio” di Stefano Massini, andato in scena al Piccolo di Milano lo scorso dicembre. Parla di guerra, di scelte difficili, di condizioni estreme, di confusione. Un modo per mettersi nei panni degli altri e capire meglio come si può stare.

 

 

Brano musicale scelto da Bianca in Jamendo.com:  “Knowledge is the power” by BRYAN ART

cogito-ergoSiamo sicuri che i grandi pensatori siano solo quelli che troviamo nei libri? Noi di InsideOut pensiamo che i filosofi metropolitani si possano trovare anche su un palco: dissacrati, velenosi, disarmanti, coraggiosi. Oggi Sandy vi parla di uno di loro, uno tra i migliori: Louis C. K.

 

 

Alla prossima!

 

“A spasso con il 6 NAZIONI” by Andreapiana

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Francia 23 – 21 Italia

Il grande rugby è tornato. Come di consueto, l’appuntamento con RBS Six Nations è iniziato nel mese di febbraio; in particolare la nostra nazionale è entrata in campo nella giornata d’apertura del torneo sul prato verde di Parigi, dove ha incrociato le spade con i galletti francesi. Il match si è svolto sabato 6 febbraio e ha visto consolidarsi, ma non troppo, la supremazia francese ai danni dei quindici azzurri. Il risultato non è stato una condanna capitale per i nostri compatrioti: il pallino della partita è stato conteso da entrambe le squadre nel corso di tutto il match. L’incontro si è concluso in seguito a un drop effettuato da Capitan Parisse, che, con una tanto onorevole quanto discutibile presa di responsabilità, ha deciso di tentare il sorpasso nei confronti dei francesi che conducevano per 23-21 la partita.
L’avventura azzurra continuerà a Roma il 14 febbraio contro l’Inghilterra, l’impresa è ardua, ma le aspettative sono alte, e a S.Valentino si assisterà sicuramente a un bello spettacolo nel contesto dell’arena olimpica dell’Urbe contemporanea.
Detto ciò, attendiamo con le rose in una mano e l’ovale nell’altra il 14 febbraio.
Forza azzurri!

(to be continued)

Andreapiana

(8)_FANTASTIC BEASTS/IL MONDO REALE by SENEX

Celacanto

IL SOPRAVVISSUTO

Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto all’ottava puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici. Oggi torniamo nell’Oceano Indiano, dove già abbiamo incontrato il calamaro vampiro, per fare la conoscenza di un’altra creatura straordinaria. Prima di immergerci, però, dobbiamo tuffarci nel passato, per la precisione nel 1938: in quell’anno, un gruppo di pescatori trovò nelle reti uno strano pesce blu che catturò subito l’interesse della naturalista sudafricana Marjorie Courtenay-Latimer, la quale lo inviò, opportunamente imbalsamato, al collega inglese James Leonard Smith affinché lo identificasse. Quando Smith vide l’animale, non poté credere ai suoi occhi. Perché, almeno teoricamente, quel pesce doveva essere estinto da 65 milioni di anni. Ora buttiamoci in acqua con bombole e muta, e andiamo ad incontrarlo di persona: eccolo lì, con le sue macchie bianche a tappezzare un corpo effettivamente blu scuro, e un muso che già di per sé trasuda antichità. Amici di InsideOut, vi presento il Celacanto!

celancanto2Questo pesce, battezzato Latimeria chalumnae in onore della dottoressa Latimer, è l’ultimo rappresentante ancora esistente di un ordine antichissimo, comparso qualcosa come 390 milioni di anni fa durante il Devoniano, uno dei periodi che compongono il Paleozoico. Per spiegarmi meglio, il nostro amico è oltre 300 milioni di anni più vecchio del tirannosauro; quando lui già nuotava placidamente nei mari del nostro pianeta, i primi anfibi dovevano ancora colonizzare la terraferma, fino ad allora abitata solo da vegetali e invertebrati; questo pesce è sopravvissuto a due estinzioni di massa, nel Permiano e nel Cretaceo, che hanno sterminato rispettivamente il 95 e il 75% della vita allora presente sulla Terra, ha attraversato quattro ere geologiche ed è cambiato molto poco rispetto a come era allora. Non so voi, ma io non penso serva dire altro. Durante il Paleozoico e il Mesozoico, i celacanti contavano numerose specie e proliferavano nelle acque salate di tutto il mondo, con diversità e numero che andarono progressivamente diminuendo fino a far ipotizzare ai paleontologi la totale scomparsa di questo ordine di pesci (Coelacanthiformes) nell’estinzione di massa del Cretaceo che spazzò via i dinosauri 65 milioni di anni fa (vi ricordate di Jurassic Week?); tuttavia, il ritrovamento del 1938 smentì clamorosamente questa teoria, dimostrando che i celacanti, di cui oggi si conoscono due specie (il nostro amico e il suo strettissimo parente Latimeria menadoensis), erano vivi e vegeti e continuavano a popolare gli oceani.
Nei decenni successivi, molti altri ritrovamenti si susseguirono e lo studio dei celacanti divenne ambito di pertinenza non solo della paleontologia, ma anche dell’ittiologia, e per questo ora ci concentreremo sulle caratteristiche fisiche e comportamentali dei nostri nuovi amici. I celacanti sono lunghi fino a due metri e raggiungono gli 80 kg di peso; si nutrono prevalentemente di pesci più piccoli inghiottendoli interi grazie alla straordinaria elasticità della loro mandibola: sono gli unici animali al mondo in grado di separare la parte superiore del cranio da quella inferiore. I celacanti prediligono solitamente le acque profonde, ma non è raro trovarli anche in prossimità della superficie, tanto che talvolta finiscono intrappolati nelle reti dei pescatori. Questi pesci sono diffusi nel sud-est dell’Oceano Indiano, dal Sudafrica al Mozambico, ma la loro distribuzione non può ancora dirsi determinata con perfezione. Anatomicamente parlando, i celacanti presentano una pinna caudale costituita da tre diverse sezioni, nonché due pinne dorsali e altrettante anali oltre alle due ventrali.
A questo punto lasciamo il nostro amico nel suo nascondiglio abissale, dove speriamo potrà proliferare per altri 300 milioni di anni, con o senza esseri umani a disturbarlo. La penultima tappa del nostro viaggio ci porterà in un continente che non abbiamo ancora visitato, l’Oceania, per incontrare un misterioso serpente dal fascino straordinario. Se vorrete ancora seguirmi, io vi aspetto sempre qui con un’altra puntata di Fantastic Beasts, la rubrica degli animali fantastici.
Da Senex, alla prossima!

THE SURVIVOR

Ladies and gentlemen, good morning. My name is Senex, and I welcome you to the eighth episode of Fantastic Beasts, a space for fantastic animals. Today we travel back to the Indian Ocean, where we have already met the vampire squid, to find another extraordinary creature. However, before we dive into the sea we have to dive into the past, namely back in 1938: at that time, a group of fishermen found a strange blue fish in their nets. This fish immediately captured the curiosity of the South African naturalist Marjorie Courtenay-Latimer, who sent it to her British colleague James Leonard Smith to classify it. When Smith looked at the animal, he couldn’t believe what he was seeing. Why? Because, at least theoretically, that fish should have been extinct since 65 million years ago. Now let’s go deep into the water with oxygen and diving suits and meet it personally: there it is, with its white spots and a body that is indeed dark blue; even its head gives an impression of astonishing antiquity. Ladies and gentlemen, allow me to introduce to you the coelacanth.
This fish, named Latimeria chalumnae after Ds Latimer, is the last representative of an incredibly ancient order, first appeared as early as 390 million years ago during Devonian, one of the periods of the Paleozoic era. To clarify what this implies, I’ll just provide you with some information: first, our friend is more than 300 million years older than the T-rex. When it was already swimming in the seas of our planet, the first amphibians still had to colonize the land, which until then was only inhabited by plants and invertebrates.

celacanto3This fish survived not one, but two mass extinctions, the ones at the end of Permian and Cretaceous, which exterminated, respectively, 95 and 75% of all living beings present on Earth. It has seen as much as four eras (Paleozoic, Mesozoic, Tertiary and Quaternary) and it has changed little throughout all that time. I don’t know what you think, but for me this is enough. Actually, during Paleozoic and Mesozoic there were many different species of coelacanths all around the world’s seas, with their number and diversity progressively decreasing towards the end of the Cretaceous, thus leading paleontologists to believe this order (Coelacanthiformes) to have completely disappeared in the Cretaceous mass extinction about 65 million years ago, the same that exterminated the dinosaurs (remember Jurassic Week?). However, the event of 1938 proved this hypothesis completely wrong, thus incontrovertibly showing that coelacanths, now divided in two separate species (our friend here and its strict relative Latimeria menadoensis), were safe and sound and still populated the oceans.
In the following decades, many other findings of coelacanths were reported and the study of these fishes became a business not only for paleontologists, but also for ichthyologists; therefore, we will now focus on physical and behavioral characteristics of our new friends. Coelacanths are up to two meters long and can reach a weight of 80 kg. They mainly feed on smaller fish, which they swallow thanks to the flexibility of their jaws: they are the only animals in the world capable of separating the upper section of the cranium from the lower one. Coelacanths normally prefer deep waters as their habitat, but it’s not unusual to find them also near the surface, as sometimes fishermen do. These fishes live in the south-eastern region of the Indian Ocean, from South Africa to Mozambique, but their distribution still has to be certainly determined. Anatomically speaking, coelacanths present a caudal fin consisting in three different sections, alongside two dorsal as well as two ventral and anal fins.
At this point, we shall now leave our friend in its abyssal shelter, where we hope it will prosper for yet 300 million years, with or without human beings bothering it. The penultimate stop of our journey will take us to a continent we haven’t visited yet, Australia, where we will meet a snake of extraordinary charm. If you still feel like coming with me, I’ll be waiting right here with another episode of Fantastic Beasts, a space for fantastic animals.
See you next week!
SENEX