LOST IN THE SERIES (2)_ HOW TO GET AWAY WITH MURDER by MICHELE Sassòli

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Sono la professoressa Annalise Keating e questo è Diritto Penale I, o come preferisco chiamarlo io: “Come evitare una condanna per omicidio”.

Così Annalise Keating, rispettata avvocato e docente di diritto penale, dà il benvenuto ai suoi studenti nella classe della Philadelphia University il primo giorno di lezione, e con queste parole si dà inizio anche alla prima puntata di una delle mie serie televisive preferite:Le regole del delitto perfetto (titolo originale “How to get away with murder”).

Creata da Peter Nowalk e Shonda Rhimes, ideatori e produttori anche della celeberrima serie “Grey’s Anatomy” e “Scandal”, questa nuova serie targata ABC debutta per la prima volta sulla rete americana il 25 Settembre 2014 e solo la prima puntata registra 14,12 milioni di spettatori. La storia si presenta come un thriller giudiziario, nel quale la professoressa Annalise Keating (impeccabilmente interpretata da Viola Davis), una donna totalmente dedita al suo lavoro di avvocato e terribilmente spietata contro i suoi nemici in tribunale, è affiancata dai suoi due collaboratori Frank e Bonnie e cinque fra i più svegli aspiranti avvocati frequentanti il suo corso di diritto penale.

Questi cinque ragazzi si dimostrano essere il vero fulcro della storia attorno al quale si svolgono le varie vicende: sono fondamentali per la risoluzione dei casi giudiziari di Annalise, fanno di tutto pur di trovare informazioni segrete necessarie per vincere il caso. Ve li presento brevemente: Connor Walsh – il ragazzaccio, Michaela Pratt – la figlia di papà, Asher Millston – il simpaticone, Laurel Castillio – la brava ragazza e Wes Gibbins – il preferito di Annalise. Sembra che tutto vada alla grande, fino a quando questi ragazzi non si rendono malauguratamente fautori di un omicidio: uccidono Sam, il marito della Keating nella sua stessa casa, utilizzando come arma del delitto la statua d’oro che la professoressa è solita dare in premio allo studente migliore del corso. Si intrufolano di notte nella casa di Annalise per cercare informazioni riguardanti un altro omicidio, quello di Lila Stangard, un’amante di Sam trovata morta qualche tempo prima in un acquedotto. Accusata dell’omicidio di Laila è Rebecca Sutter, la nuova fiamma di Wes, che vuole proteggerla dall’accusa in tutti i modi, anche a costo di intrufolarsi di nascosto nella villa della professoressa coinvolgendo anche i suoi amici. Una volta dentro vengono scoperti da Sam che, dopo essere stato buttato giù dalle scale, tenta di uccidere Rebecca, finendo però con la testa frantumata sul pavimento, colpito a morte da Wes che vuole proteggere la ragazza. Sarà compito di Annalise proteggere i suoi prediletti, anche a costo di mettere a rischio la sua vita sentimentale, cercando di accusare dell’omicidio di Sam l’amante Nate.

Annalise
Annalise

La serie è molto avvincente in quanto vengono affiancate due storie parallele: quella dell’omicidio e la vita dei ragazzi qualche mese prima dell’incidente, attraverso continui flashback. Lo spettatore quindi si sente completamente calato nella storia e, come un detective, deve arrivare alla soluzione dell’omicidio: nelle prime puntate viene mostrato il corpo di Sam morto, poi piano piano si vengono a scoprire i fautori del delitto e i moventi che li hanno spinti a compiere un simile gesto.

La trovo veramente una delle serie più interessanti che siano mai state girate, ad ogni puntata si scoprono nuovi pezzi del puzzle per la risoluzione dell’omicidio, e fino all’ultimo secondo dell’episodio rimani col fiatone in attesa di cosa potrebbe succedere dopo.

La prima serie è stata acclamatissima dalla critica, facendo guadagnare a Viola Davis un meritatissimo Emmy Award  ed un People’s Choice Award per le sue abilità nell’interpretare la protagonista sullo schermo, più molti altri premi per l’intero cast.

Se la prima stagione ha ammaliato milioni di spettatori, la seconda sta facendo altrettanto: nuovi casi in tribunale, nuove storie e soprattutto un nuovo incredibile omicidio che fa da sfondo a tutte le vicende….ma non voglio rivelarvi troppo!

In Italia la nuova stagione va in onda su Fox dal 20 Gennaio 2016 e per ora si sta dimostrando ancora migliore della precedente. Che dire, spero che anche voi possiate scoprire questa meravigliosa serie e mettervi nei panni dell’assassino anche per una sola sera.

Alla prossima!

 

Salva

SUL LETTINO DI FREUD (1)_ LA GESTIONE DELLA RABBIA by Paolo Parente

Freud

Hai appena finito di cenare, ci vorrebbe proprio un bel dolce e, il caso vuole, che tu abbia passato l’intera mattinata a cucinare la tua cheescake preferita che ora, dopo più di cinque ore in frigorifero, è pronta per essere divorata. Vai in cucina, apri il frigo, prendi la cheescake e ti accorgi che è rimasta liquida.

Ecco, quella che provi in questo momento è la rabbia, o meglio l’ira, uno dei sentimenti, statisticamente parlando, che viene provato con più frequenza rispetto agli altri.

Il perché è facile da intuire: il mondo va sempre più veloce, così veloce che quasi non riusciamo a tenere il passo, e già questo ci fa girare un po’ i cosiddetti, ma la cosa che veramente ci fa gonfiare la vena sul collo è quando qualcosa, durante la nostra corsa, si intoppa, ci rallenta, e perdiamo posizioni su posizioni.

In realtà, non esiste un solo tipo di rabbia bensì tre: la prima è una rabbia occasionale – che si verifica quando ci sentiamo attaccati (in questo caso la rabbia cerca di sopprimere la paura che proviamo, una specie di fusione dove causa ed effetto si uniscono in una sola emozione che non si lascia ben analizzare); la seconda è la rabbia che molti chiamano costante – la costanza non risiede nell’emozione in sé, ma nella sensazione di essere oppresso da chiunque, portandoci a sbottare senza (spesso) una vera e propria provocazione: la terza e ultima, per fortuna, è l’ira innata – ovvero parte integrante del nostro istinto, sin dalla nascita (i portatori di questa rabbia nutrono una costante diffidenza verso le persone, oltre all’aggressività dimostrata in caso vengano provocate – no, non sono frasi prese da un documentario sui predatori della savana).

Ovviamente, nulla esiste per caso e la rabbia non fa eccezione. Infatti, è solo grazie a questo sentimento che possiamo dare sfoggio del nostro acuto spirito critico accorgendoci degli errori commessi, da noi e dagli altri, per cercare di correggerli.

Insomma, l’ira è come un filtro che ci aiuta a captare e correggere le negatività  per eliminarle quanto e quando possibile. Inoltre, la rabbia è la più importante valvola di sfogo che possa esistere! Già, immaginate di essere un pugile che scarica la tensione sul sacco da boxe: voi siete quel pugile, il sacco è l’oggetto o la persona che vi hanno fatto innervosire e la rabbia è l’energia che ti permette di scagliare i pugni (gli urli o gli insulti nel vostro caso, non vogliamo di certo far male a qualcuno!).

Ecco, ora posate sul tavolo quell’obbrobrio che dovrebbe essere una cheescake, urlategli addosso e scagliate i vostri pugni al gusto di rabbia. Una volta calmi, la rabbia residua vi porterà ad annotarvi gli errori, in modo da poter preparare un’ottima cheescake la prossima volta.

 

“THE REVENANT” by Elia Paghera

 

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INTRO
Opera d’arte, un capolavoro cinematografico, incredibile, fantastico!
Inarritu, regista della pellicola, dopo “Birdman” (
https://it.wikipedia.org/wiki/Birdman_(film) questa volta porta sul grande scherzo un film totalmente diverso.: “The Revenant”, ispirato a eventi realmente accaduti, è una storia epica sul tema della sopravvivenza e della trasformazione, sullo sfondo la frontiera americana. Costretti a lasciare il territorio incontaminato del Nord Dakota dove stavano cacciando pelli e pellicce a causa di un attacco indiano, i sopravvissuti della spedizione si affidano al leggendario esploratore Hugh Glass (Leonardo DiCaprio) per trovare una via di fuga. Le scelte di Glass, e la necessità di abbandonare nei boschi le pelli e l’ipotetico guadagno, portano il rude John Fitzgerald (Tom Hardy) a una sorda frustrazione. Quando Glass viene ridotto in fin di vita dall’attacco di un’orso, e il gruppo è costretto a separarsi, Fitzgerald abbandona DiCaprio al suo destino, considerandolo spacciato. Ma, nonostante le feriti mortali e la solitudine, Glass non si arrende, non è intenzionato a soccombere. Grazie alla sua determinazione, e all’amore per sua moglie e suo figlio, percorrerà oltre 300 chilometri per scovare l’uomo che lo ha tradito.

REGIA

INNARITU+LEO
Alejandro González Iñárritu e Leonardo Di Caprio

Un film sensazionale, una regia e una fotografia impeccabili. Innumerevoli riprese al paesaggio, usando solo le luci naturali, solo luce solare, il chè è incredibile e per nulla scontato. Questa scelta ha costretto le riprese unicamente durante il giorno, alla perenne ricerca della luce perfetta per ogni ambiente, una ricerca che ha permesso di arrivare a un prodotto finale senza eguali. Grazie a questa modalità tutto è reso in maniera più realistica, ogni elemento acquista una nitidezza incredibile, ogni secondo del film può essere una fotografia da mettere in mostra in un museo d’arte.
Questo ha lasciato senza parole molti critici e molti addetti ai lavori. In un’intervista Inarritu fa notare come ai giorni nostri la gente rimanga colpita più nel vedere una mela “vera” piuttosto che una realizzata a computer.

Inarritu ha voluto esporre la forza della natura e la sua bestialità, incredibili sono le riprese dal basso che portano lo spettatore a percepire la grandezza degli alberi e della montagna, o gli spazi immensi percorsi dalle nuvole. Una pellicola che è paragonabile a un quadro di Friedrich (cliccate qui per un confronto).

La Trama, sebbene tratta da una storia vera riscritta estremizzando alcuni fatti, è molto semplice, non ha grande sviluppo e risulta quasi scontata. A differenza di tante altre pellicole, però, questa non è stata una premessa per la banalità. Due ore e mezza di trama trascorrono nella bellezza di immagini che bastano a se stesse.

Cast Eccezionale

Di Caprio in tutto il film (pur avvalendosi di quattro battute in tutto il film, trascorrendo due ore senza parlare), è stato eccezionale, nessuno avrebbe potuto togliergli il premio Oscar quest’anno! È riuscito a spingersi oltre ogni limite, vivendo sulla sua pelle le condizioni estreme in cui ha dovuto recitare e ogni emozione che intendeva comunicare. Nel film traspare tutto: la tristezza, la stanchezza la bestialità, l’istinto animalesco dell’uomo; cogliamo tutto dai suoi occhi, dalle espressioni sul suo viso, quanto si sia immedesimato nel personaggio. Nssun tipo di finzione. Veramente non ho parole. Mi inchino al suo talento, la sua devozione, la sua capacità di migliorarsi di anno in anno, pellicola dopo pellicola.

A un grande protagonista, però, si deve anteporre un grande antagonista e Tom Hardy è riuscito nell’impresa: se DiCaprio rappresenta la “bestia” a livello animale, Hardy incarna la “bestia” a livello umano. Un uomo avido, cinico, egoista e malvagio, concentrato solo sul suo ego e sulla propria sopravvivenza senza alcuna preoccupazione per i compagni. Tom Hardy mette in scena con molti dialoghi un’indole rude e implacabile, la sua bravura gli è giustamente valso l’Oscar come miglior attore non protagonista.

Non dimentichiamoci anche gli altri Oscar conquistati da The Revenant: miglior regia, miglior scenografia, miglior montaggio, migliori effetti speciali, miglior sonoro, migliori costumi, miglior trucco e acconciatura. Vi pare poco?

“The Revenant”: una paradiso per gli occhi, sia per la regia che per la recitazione, un film da vedere assolutamente, un film che consiglio vivamente a tutti coloro che hanno voglia di vivere e godersi un’avventura oltre ogni limite.

DiCaprio

LOST IN THE SERIES (1)_ VIKINGS by Nevio Moreschi

Vikings

Ciao a tutti lettori di InsideOut, sono Nevio e oggi inaugurerò una nuova rubrica:Lost in the series” che avrà come soggetto le serie televisive preferite dei vari membri della redazione.

Quella che ho scelto per voi è una serie-TV targata History Channel (tranquilli non si tratta di un documentario o simili) basata su antiche leggende scandinave che narrano delle imprese del mitico re vichingo: Ragnar Lodbrok (interpretato da Travis Fimmel), che sempre secondo le leggende si sposò con nient’altri che la figlia di Siegfriedo e Brunhilde i più famosi eroi della letteratura nordica.
Il titolo di questa serie è: Vikings, e come è facilmente intuibile saranno proprio gli uomini del nord, nel periodo della loro espansione nelle terre d’occidente (IX secolo D.C.) , ad esserne i protagonisti. Non saranno i contadini inglesi o i cavalieri difensori della cristianità a farla da padroni, e le razzie dei monasteri, i famigerati sacrifici animali e umani e le altre usanze molto originali dei normanni saranno trattate principalmente dal punto di vista di questo popolo di barbari.

Sapientemente lo sceneggiatore e ideatore della serie Michael Hirst ha deciso che ad affiancare il gruppo dei protagonisti, formato da vichinghi rozzi e muscolosi e da donne guerriere che rappresentano perfettamente la concezione che abbiamo delle ragazze scandinave, ci sarebbero stati anche personaggi come: il giovane monaco amanuense Athelstan, e il re del Wessex Ecbert (nei vostri libri di storia Egberto).
Questi personaggi ci permettono di immedesimarci con qualcuno che ha un modo di pensare e una moralità più simile alla nostra, e allo stesso tempo ci mostrano quanto il modo di vivere degli svedesi e danesi del tempo fosse incomprensibile e apparentemente inconciliabile con quello delle popolazioni cristiane.
Questa Serie TV non era nata con grandi aspettative, nel cast non ci sono attori già famosi nell’ambito del cinema internazionale, e anche la prima stagione uscita nel 2013 aveva un budget che possiamo definire discreto (40 milioni di dollari). Eppure come è successo per la ben più nota serie de “Il trono di Spade” in pochissimo tempo “Vikings” ha avuto un vertiginoso aumento dello share raggiungendo una media di spettatori pari a 3 milioni. Forse poco se confrontato con le serie della HBO o della FOX, ma un traguardo di tutto rispetto per questa produzione canadese-irlandese.
Il successo è stato confermato anche dai critici, che sul noto sito di recensioni online “Rotten Tomatoes” l’hanno pienamente promossa con un punteggio di 92 su 100 (e sono pochi i film che possono vantare un tale risultato).
Per quanto riguarda lo stile, “Vikings” segue la scia di produzioni di successo come “Spartacus” e “Il trono di Spade” non lesinando su scenedi violenza (anche se il gore non è presente) pur di avvicinarsi il più possibile alla realtà di quei tempi, e per questa ragione si discosta dalle serie citate per quanto riguarda i sottili giochi di potere parecchio improbabili nella società vichinga, in cui le questioni politiche si risolvevano a colpi di spada .
Sempre per avvicinarsi il più possibile alla realtà dei fatti nello show vengono mostrati alcuni avvenimenti storici accertati come l’attacco all’Abbazia di Lindisfarne del 791, o l’assedio di Parigi del 845, ma come già scritto non è un documentario e le inesattezze storiche sono numerose anche se non così gravi da abbandonarne la visione. Infatti, la parte romanzata è così ben costruita ed è così appassionante che se doveste iniziare a seguire la serie, di come venivano realmente puniti i monaci colpevoli di apostasia nel 800 ve ne importerà relativamente.

A rendere grandiosa questa serie contribuisce anche la colonna sonora. A quella di Trevor Morris si affianca, nelle scene dei rituali religiosi vichinghi o nei momenti più epici delle varie stagioni, la musica composta dai Wardruna un gruppo dark-folk che utilizza per le sue canzoni gli strumenti musicali e la lingua della Norvegia medievale e vi assicuro che il risultato, l’atmosfera che si viene a creare, è qualcosa di spaventoso.
Queste in breve sono le caratteristiche salienti di “Vikings”.

Se tra voi c’è qualcuno che ha avuto modo di seguirlo son curioso di sapere le vostre opinioni in merito!

Per tutti gli altri vi lascio il trailer ufficiale della prima stagione, dateci un occhiata mi raccomando:

 

ART SURFING – sala 1 – ARTE POVERA by Michele Sassòli

Rise-and-shineChiudete gli occhi. Fatevi trasportare in un altra dimensione: immaginate di varcare la soglia del museo più vasto al mondo, dove trovano custodia tutte le opere d’arte esistenti. Pensate a questi lavori frutto della fatica di uomini visionari e grandiosi, che hanno elevato l’arte ad un livello quasi divino: la perfezione della Gioconda, la maestosità della Cappella Sistina, le mille colonne del Partenone e l’immensità del Colosseo. E mentre camminiamo per le sale di questo surreale museo, dove anche la più piccola particella di polvere sembra perfettamente in relazione con l’ambiente circostante, ci imbattiamo in una grossa pila di panni sporchi e consunti che circondano un vecchio scarto di pietra: una donna raffigurata di spalle, abbandonata in quell’ammasso di sporcizia. Molti potrebbero voltare la testa e continuare la propria visita, magari soffermandosi a contemplare la penetrante morte di Marat o ad ammirare il profilo di Piero della Francesca, con naso aquilino e tonaca rossa ben lucidata, ma quello che a prima vista è sembrato un brutto rifiuto, in realtà nasconde molti più messaggi di quello che si possa pensare.

C__Data_Users_DefApps_AppData_INTERNETEXPLORER_Temp_Saved Images_venere_coloreSi chiama “La Venere degli stracci” ed è un’opera datata 1967, creata dall’artista Michelangelo Pistoletto, uno dei capisaldi della cosiddetta Arte Povera. Eh si, POVERA! Con questo termine si indica quel movimento artistico appartenente all’Arte Contemporanea, nato negli anni Sessanta del Novecento,  successivo alla Popart inglese, ma profondamente ispirato da essa. Si può dire che il movimento dell’Arte Povera sia ufficialmente iniziato nel 1967, quando il critico d’arte Germano Celant allestisce un’esposizione nella galleria genovese La Bertesca intitolata appunto “Arte Povera”. In questa mostra gli artisti non si limitano a presentare le proprie opere, ma le mostrano al pubblico sotto una luce diversa, rendendo sé stessi parti integranti delle opere. Così come la Popart tenta di riavvicinare l’arte al pubblico, l’Arte Povera si ripropone di dissolvere quella concezione sopravvalutata dell’artista e dell’opera in sé, che nel corso del tempo ha portato a considerare l’arte come un qualcosa posto un gradino più in alto rispetto alla realtà comune, un qualcosa ai limiti del sacro e dell’intoccabile. Ma se uno degli obiettivi dell’arte è rappresentare la realtà, per quale ragione quindi allontanarla dalla sensibilità umana e proteggerla con un pannello di vetro infrangibile dal contatto col pubblico?

Sia Arte PoveraPistoletto, Michelangelo (1933- ) - 1965 Vietnam (Rice University ___ che Popart cercano un modo per rivalutare la concezione dell’arte, ma lo fanno in due modi leggermente diversi (in effetti sono proprio opposti). L’arte di Andy Warhol punta al riavvicinamento al pubblico tramite la traduzione del linguaggio artistico in un linguaggio pubblicitario (più comprensibile al popolo consumista). L’Arte Povera abolisce ogni forma di commercializzazione e di industrializzazione dell’opera artistica, eliminando pennelli e tele e favorendo la produzione manuale di installazioni scenografiche attraverso la riutilizzazione di materiali scartati dai processi industriali.

Così gli artisti poveristi utilizzano oggetti comuni che tutte le persone sono in grado di comprendere (stracci sporchi, specchi, corde, pezzi di legno o di pietra), che non solo lanciano importanti messaggi sociali al pubblico, ma lo fanno in modo da includere l’osservatore nell’opera. Ne sono un esempio “Vietnam”, sempre di Pistoletto, la quale mostra la manifestazione di un gruppo di pacifisti, rappresentati tramite delle sagome fissate ad uno specchio, in modo che il pubblico passando potesse rispecchiarsi nell’opera e sentirsi parte del corteo. L’artista Mario Merz porta in scena con la sua opera “Igloo” un altro dei temi più comuni dell’Arte Povera: la multiculturalità che anima la nostra Terra. Quest’installazione è composta da strutture a forma di cupola (che riprendono appunto le fattezze di un igloo) costruite con vari materiali (pezzi di legno, metallo, vetro, neon e quant’altro) in modo da rappresentare la capacità umana di adattarsi a un determinato ambiente naturale.

È, infatti, proprio la natura la principale fonte di inspirazione per questi artisti, come ci dimostra Giovanni Anselmo con la sua “Scultura che Mangia” del 1968, nella quale due blocchi di pietra finemente lavorati schiacciano una lattuga soffocandola completamente: quest’atto simboleggia lo sfruttamento umano instancabile nei confronti della natura. Altri artisti nelle loro opere attaccano l’obsoleto concetto tradizionale dell’arte come forma perfetta e irripetibile, come fa ad esempio Giulio Paolini con “Mimesis” nel 1976. Egli propone due sculture completamente identiche raffiguranti delle statue greche classiche, dimostrando che l’arte non deriva dalla perfezione divina, ma dalla passione che muove gli artisti e che permette alle loro mani callose, sporche e imperfette di creare qualcosa di esteticamente bello e socialmente importante.

L’arte non mantiene più quel carattere trascendentale al quale era stata associata in passato: viene mostrato attraverso queste opere vittime della corrosione del tempo come questa sia da intendere come un’esperienza o un evento limitato, con un inizio e una fine. La capacità di creare qualcosa in grado di rimanere nella mente degli uomini risiede nell’abilità dell’artista che utilizza la sua opera come mezzo per diffondere i propri messaggi. Sta poi al pubblico (vero destinatario dell’arte) sentirsi parte dell’opera e con essa trovare il significato che l’autore ha voluto esprimere nell’opera stessa.

La “Venere degli Stracci” (simboleggiante l’Arte nel senso più comune del termine) non è più semplicemente sovrastata da una miriade di panni sporchi e consunti (ovvero la vita quotidiana segnata dalla fatica e dal lavoro), ma in essi sta cercando una via per interpretare se stessa, attraverso l’avvicinamento al mondo del semplice e del quotidiano che caratterizza il popolo.

Ci sono moltissime altre sale da aprire e da scoprire, moltissime altre facce della stessa medaglia da svelare, in questa meraviglioso e surreale museo. Io vorrei avventurarmi con voi in alcune di esse per provare a condividere quello che certi capolavori smuovono dentro di me, e magari conoscere nuovi mondi grazie alle vostre esperienze. Non è sempre facile dare voce alle nostre emozioni, ma quando, stando di fronte a qualcosa che mi affascina, sento quel piccolo brivido che mi sale lungo il braccio, allora capisco (nel mio piccolo) che quel qualcosa è Arte.

Allora, vi unite a me in questo viaggio?

 

 

 

RIFLESSIONI by Veronica Ponzoni

cogito-ergoUltimamente ho riflettuto sulla forza delle parole. Si, la forza non è solo un fattore legato alla fisicità, ma anche la più piccola parte di un discorso, di una frase, ha la propria potenza. Proviamo a riflettere su una parola che negli ultimi tempi è sulla bocca di tutti: guerra. La definizione generica del termine che il dizionario ci fornisce è:

“Lotta armata fra stati o coalizioni per la risoluzione di una controversia motivata da conflitti di interessi ideologici ed economici, non ammessa dalla coscienza giuridica moderna”.

All’interno della definizione a mio parere vi è una contraddizione di fondo: come può la parola “lotta” essere considerata come movente per la ricerca di una “risoluzione”?
Se davvero la guerra fosse necessaria a trovare una soluzione a conflitti economici, ma soprattutto a conflitti IDEOLOGICI, non sarebbe che il suo più gretto, barbaro e impensabile tentativo.
Soffermandomi sui conflitti ideologici avrei molto da dire, ma mi limito ad affermare che nonostante i soprusi, le violenza e il terrore, un’idea non può morire…

Pensare letteralmente di far sparire una corrente di pensiero è tanto utopico quanto inopportuno.

Il dizionario precisa che la guerra non è accettata dalla coscienza giuridica moderna, una domanda sorge spontanea: perché oggigiorno (epoca appunto moderna) si pensa di intraprenderne una? La mia affermazione è discutibile, non lo nego, ma ha il mero obiettivo di sottolineare il fatto che un termine pesante come “guerra” sia usato con eccessiva leggerezza, tanto e da tanti, non valutando appunto, la forza di questa parola.
“Facciamo guerra!”, “Per reagire serve la guerra!”, “Non c’è altra soluzione se non la guerra”: sono affermazioni estreme a cui non viene attribuito il giusto peso.
Affermazioni che fanno paura, e qui sta la potenza di una parola, per chi la può capire. Chi usa con estrema facilità questo termine dovrebbe ricordarsi che guerra significa morte, distruzione, perdita, terrore, disperazione e che alla definizione letterale del dizionario dovrebbero essere accostate considerazioni su ciò che la parola presa in esame effettivamente è.
Come possono sei lettere evocare paura? come possono sei lettere condizionare, cambiare o segnare la fine di molte vite?
Colleghiamo la forza solo a un vantaggio fisico, ma si può celare anche dietro a queste sei fantomatiche lettere.

Qual è la vostra posizione al riguardo?

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Undicesima puntata. Ultima puntata.

Oggi ragazzi e ragazze non ho voglia di scrivervi la solita ramanzina per fare il riassunto della puntata. Oggi vi chiedo col cuore di ascoltare Il nostro lavoro basandovi semplicemente sulla mia parola, che in questo caso condensa quella di ogni membro di Insideout.
Vi do un solo indizio: questa puntata siamo NOI, con tutti gli annessi e i connessi, i difetti e i pregi, le paure e le speranze.
Dico solo questo.
È l’ultima nostra puntata per l’anno scolastico 2015/2016, vi garantisco che non vi deluderà.
Buon ascolto, ci sentiamo l’anno prossimo cari ascoltatori.
Per sempre  aaaaaabbbbombaaa!!!
Andreapiana

 

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In questa puntata trovate (semplicemente):
–  MANIFESTO sul viaggio a cura della redazione di InsideOut

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–  INTERVISTA alla redazione di InsideOut e saluti
ultimo-giorno-di-scuola-cosa-fare_2aed86ddfa9ec941842034d50d79cf5bMa il nostro blog rimarrà aperto ancora per qualche settimana, per cui, RESTATE CON NOI!
Buone vacanze a tutti
dalla Redazione di InsideOut

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Ed eccoci qua, la decima puntata. La sabbia nella clessidra scolastica è agli sgoccioli, ma tra un impegno e l’altro sono certo che troverete il tempo per ascoltare anche la nuovissima puntata del nostro podcast che abbiamo confezionato perfettamente su misura per voi.

La tabella di marcia è tanto fitta quanto spumeggiante e scatta a sorpresa con ACTA DIURNA, per cui il super team (composto da Federica, Veronica, Michele e Michela) ha realizzato un pezzo sulla “scuola e la passione allo studio”. In seconda tappa troviamo ad aspettarci  SUL LETTINO DI FREUD: Michela, Bianca e Martina, per rimanere in tema, ci parlano delle “passioni buone e di quelle malate”.
Concludiamo con due pezzi che inaugurano il nostro Paiolo Magico: FUORI RUBRICA! Per questa puntata abbiamo tirato fuori davvero due belle chicche, solo per voi. Per primi compaiono Paolo e Sara con la loro “serotonina”, lasciando poi la scena ad Elia, Michele e Sandy che ci parlano un po’ di quanto sia complicato comunicare e capirsi.
Anche per la decima puntata è tutto, alla prossima.
Andreapiana

 

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In questa puntata trovate:

acta-diurna-blogLo studio questo sconosciuto. Può essere una grande passione o una condanna, dipende da come lo si prende, siete d’accordo? Ce ne parlano Federica, Veronica, Michele e Michela e ci fanno capire un po’ come vanno le cose e come, invece, dovrebbero andare. Quando si perde la motivazione allo studio non è mai colpa soltanto nostra, ma sta a noi recuperarla per poterla far fruttare e rendere il “Sapere” una possibilità per creare il nostro futuro.

 

Brano musicale scelto dalla redazione di InsideOut da Jamendo:  “One in a million”  by Michael Ellis

FreudSUL LETTINO DI FREUD presenta: la passione sana e quella malata, che diventa ossessione. Un hobby, un’amicizia, uno sport, un amore… tutto quello che ci fa muovere ha origine nella passione che sentiamo e che ci permette di destare il nostro interesse. Cosa succede quando si perde il controllo? Tutto quello che di buono la passione porta con sé viene distrutto dall’ossessione. Bianca, Michela e Martina ce ne parlano e ci fanno capire come funzionano le cose e come poter evitare di rovinare tutto.

 

 

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Brano musicale scelto dalla redazione di InsideOut da Jamendo:  “Our place”  by Arrow & Olive

fuori FUORI RUBRICA – Cosa rende migliore le nostre giornate? Un bel voto? Un successo insperato? Il sorriso della persona amata? E se vi dicessimo che tutto questo può essere aiutato dalla serotonina in circolo nel nostro corpo, nel nostro cervello? Sara e Paolo ci danno qualche consiglio per incrementare la nostra serotonina e farle fare bene il suo duro lavoro.

 

Brano musicale scelto dalla redazione di InsideOut da Jamendo:  “Promises and plans”  by Lilly Wolf

fuoriCom’è difficile comunicare! Com’è facile fraintendere! Elia e Michele, con l’aiuto di Sandy, hanno escogitato un modo creativo per mettere in scena l’incomunicabilità. Le differenze di ceto sembrano una cosa d’altri tempi, vero? Forse non è proprio così, fateci caso.

 

 

Alla prossima settimana con l’ultimissima puntata della terza stagione di InsideOut-il podcast del Liceo Bagatta!

 

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Buongiorno ragazzi e ragazzi, ormai siamo quasi alla fine della scuola e giugno incombe minaccioso per tutti i maturandi… nonostante ciò noi di InsideOut abbiamo ancora qualche cartuccia speciale da sparare per voi.

La nona puntata parte sgommando con una super intervista di Sara ed Elia a Vincenzo Beschi di Avisco. Prendiamo poi un aereo e catapultiamoci in Danimarca accompagnati dalla nostra Sandy che ci racconterà la sua esperienza di scambio vissuta quest’anno. Detto ciò prendiamo la palla al balzo insieme a Michela e conosciamo un po’ più da vicino il mito del basket Kobe Bryant. Concludiamo con una digressione culturale sul tanto grande quanto oscuro Lovecraft diretta da Nevio.

Per questa puntata è tutto, cari ascoltatori, ci sentiamo alla prossima!

Andreapiana

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In questa puntata trovate:

GreenroomSara ed Elia intervistano Vincenzo Beschi di AVISCO, l’associazione per la ricerca, la sperimentazione e l’aggiornamento sugli audiovisivi in ambito scolastico e socio-educativo che opera nel nostro territorio dal 1986.

Questo è il canale YouTube di Avisco: https://www.youtube.com/user/aviscobs

 

Brano musicale scelto dalla redazione su Jamendo.com: “Spinning”  by  Liv Margaret

spotlight-blogSandy è appena rientrata dalla Danimarca e ci ha voluto raccontare com’è andata. A giudicare dal suo entusiasmo e dalle sue riflessioni è un paese da conoscere e da vivere, voi che ne pensate?

Se volete dirci la vostra lasciate qui sotto i vostri commenti, potrebbe essere l’inizio di una fruttuosa condivisione.

 

Brano musicale scelto dalla redazione su Jamendo.com: “Safe and warm in Hunter’s arms  ”  by Roller Genoa

sportbox-blogKobe Bryant: una leggenda. Michela ci parla di lui, dei suoi inizi, della sua carriera folgorante e di quanto questo fuoriclasse sia stato per generazioni fonte di ispirazione e di emulazione. Non è un addio, ma c’é malinconia e nostalgia in questo saluto che tutta la redazione di InsideOut vuole fare a Kobe Bryant unendosi alla voce di Michela.

 

 

Brano musicale scelto dalla redazione su Jamendo.com: “One”  by  Mirva

dont-disturb-im-reading-blogNevio è un appassionato di mistero e cose tenebrose. Ha scelto di parlarci di Howard Phillips Lovecraft perché pochi lo conoscono (specialmente qui in Italia) e questo è un peccato. E’ più di un consiglio di lettura, è uno spunto per approfondire un tema narrativo (che sprofonda nel torbido della mente umana) che potrebbe interessarvi parecchio.

 

 

Alla prossima!!!

 

InsideOut 03×08

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Buongiorno ascoltatori ed ascoltatrici di Insideout, sono settimane piuttosto difficili queste ultime di maggio per noi studenti, specialmente per i maturandi, ma abbiamo in serbo per voi ancora qualche puntata prima della pausa estiva per cui non desistete e continuate a seguirci! Questa ottava puntata è dedicata alle storie perché crediamo che raccontare delle storie attorno ad un fuoco sia un buon modo per stare insieme. Immaginatevi di essere in una spiaggia, tra amici, dopo il tramonto, e immaginatevi attorno a un falò, siete pronti? La prima storia ce la racconta Martina, una storia molto bella che le appartiene e che lei ha voluto condividere con grande generosità. La seconda storia ce la racconta Sara, ci parla di una delle sue irresistibili passioni: la cucina. Niente a che fare con MasterChef e programmi martello, tranquilli, la nostra Sara vi farà venire voglia di mettervi ai fornelli e sperimentare… fateci sapere come è andata, però! La terza storia, in realtà, è composta da sette storie raccolte in sette volumi diversi. Sono consigli di lettura che potrebbero esservi utili quando avrete voglia di leggere qualcosa di speciale, ma non sapete di preciso cosa.  Ci siamo divertiti molto a preparare questa puntata e speriamo che questo vi arrivi forte e chiaro, per il momento è tutto… buon ascolto!

Andreapiana

 

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In questa puntata trovate:

acta-diurna-blogMartina ha deciso di raccontarci una storia molto personale per farci capire l’importanza dei legami, l’importanza della famiglia. Ci parlerà di cosa significa “affido” e cosa significa “adozione”, di come la sua famiglia ha deciso di intraprendere questa avventura, di come ha superato gli ostacoli e le difficoltà, di come ha imparato meglio il significato di accoglienza e di ascolto. Vi assicuriamo che tutto ciò che ascolterete vi rimarrà nel cuore. Grazie Martina, da parte di tutti noi.

Sara, invece, vi racconterà di una sua grande passione: cucinare. Sì, vi sembrerà strano, ma sa fare pure quello e lo sa fare molto bene (possiamo testimoniare che i suoi muffins sono S-T-R-E-P-I-T-O-S-I). Se volete condividere con noi la vostra ricetta preferita, lasciatecela nei commenti e noi metteremo Sara al lavoro per poi dirvi com’è venuta!

Brano musicale scelto da Bianca su Jamendo.com “Illuminate” by Yavor f. Mey

 

dont-disturb-im-reading-blogLa nostra redazione ha deciso di darvi dei consigli di lettura. Non vedevate l’ora, vero? Vi chiediamo cortesemente di non prendere la cosa sottogamba, perché abbiamo scelto per voi delle storie che vi lasceranno un segno. Se decidete di darci fiducia e leggendo uno di questi libri (o anche tutti!) vi viene voglia di condividere con noi le vostre impressioni, non dovete far altro che lasciarle qui sotto, nello spazio commenti. Le leggeremo con molta attenzione e molto piacere. Eccovi, ora, i nostri libri preferiti:

 

non calpestare i nostri diritti

 

Veronica ha scelto “Non calpestate i nostri diritti”

 

 

 

città di carta

 

Federica ha scelto “Città di carta” di John Green

 

 

 

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Sandy ha scelto “Il rumore dei tuoi passi” di Valentina D’Urbano

 

 

 

Michele ha scelto “Lo Hobbit” di J. R. R. Tolkien

 

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Michela ha scelto “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne

 

 

 

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Sara ha scelto “La moda” di Georg Simmel

 

 

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Nevio ha scelto “La leggenda di Sigurd e Gudrun” di J. R. R. Tolkien

 

 

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Elia ha scelto “Steve Jobs” di Walter Isaacson

 

 

Brano musicale scelto da Bianca su Jamendo.com: “Skibidubap”  by Potta la Motta