
OCCHIO NON VEDE
Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto all’ottava puntata di Venom Week, la rubrica più velenosa del mondo.
Oggi ci spostiamo di nuovo nell’Africa subsahariana, per incontrare quelli che in apparenza possono sembrare semplici cobra. Arrivati a un paio di metri di distanza potremmo pensare di essere ancora al sicuro, dato che non sono abbastanza lunghi per raggiungerci con un morso. Errore fatale. Perché di colpo potremmo vedere un rapidissimo getto di veleno schizzare dalla bocca del serpente verso i nostri occhi. E, nel peggiore dei casi, successivamente non saremmo più in grado di vedere altro.
L’animale che abbiamo davanti è infatti un cobra sputatore, presente in svariate specie in un areale vastissimo: in Africa troviamo, tra gli altri, il Cobra sputatore del Mozambico (Naja mossambica), diffusissimo in tutto il continente meridionale, il Piccolo cobra sputatore rosso (Naja pallida), e il Cobra sputatore dal collo nero (Naja nigricollis), oltre ad un serpente particolare, il Rinkhal (Hemachatus haemachatus), che non può essere considerato un vero e proprio cobra ma è comunque in grado di spruzzare veleno. I cobra sputatori, però, sono presenti anche in Asia: a rappresentarli degnamente sono il Cobra sputatore di Sumatra (Naja sumatrana), quello indocinese (Naja siamensis) e quello di Giava (Naja sputatrix).
Le specie di cobra sputatori sono troppe per consentirci un identikit dettagliato specifico, ma vediamo comunque di esaminare quella che è la loro caratteristica comune più interessante, ovvero il meccanismo che permette di rilasciare simili getti di veleno.
Come quelli di tutti i serpenti velenosi, i denti di questi cobra sono collegati per mezzo di appositi dotti alle ghiandole velenifere poste in prossimità della mascella superiore, dove le tossine sono immagazzinate e sintetizzate, che al momento del morso vengono compresse rilasciando il veleno. Nei cobra sputatori i denti presentano piccoli fori che permettono al serpente di incanalarvi il veleno spruzzandolo all’esterno a grande velocità con una gittata che, pur variando a seconda della specie, di solito si attesta tra i due e i tre metri. Questo meccanismo, comunque, ha funzione esclusivamente difensiva: per cacciare e uccidere le loro prede, infatti, i cobra sputatori hanno bisogno, come tutti i serpenti velenosi, di iniettare il loro veleno nella vittima, e per farlo devono necessariamente ricorrere al morso.
Anche esaminando più da vicino i composti tossici che questi serpenti possiedono, siamo costretti a tenere conto di differenze fondamentali: i cobra sputatori africani, rinkhal a parte, presentano infatti veleni strutturalmente molto diversi da quelli dei cugini asiatici. Nei primi troviamo principalmente emotossine, a dispetto della loro appartenenza alla famiglia degli elapidi, che presentano in maggioranza veleni neurotossici. Nei secondi, invece, le parti si invertono, con la componente neurotossica che prevale su quella emotossica (ma senza escluderla affatto, anzi).
Comune è l’azione che il veleno ha sull’occhio dell’aggressore: la componente citotossica del veleno (che distrugge cioè le singole cellule) danneggia più o meno gravemente la cornea, provocando necrosi delle cellule che la compongono e conseguente cecità temporanea che, se mal curata, può diventare permanente.
Se si viene colpiti dal getto di uno sputatore, la prima cosa da fare è lavare immediatamente gli occhi e, in generale, il viso (in presenza di tagli e ferite anche impercettibili il veleno può infatti diffondersi nel sangue, come nel caso di un morso) con abbondante acqua, ma è sempre bene prevenire il rischio indossando un semplice paio di occhiali.
Con questa puntata di Venom Week, usciamo definitivamente dal mondo dei serpenti. Il nostro prossimo protagonista appartiene a tutt’altra classe animale: è piccolo, ma proprio per questo letale. E il suo pungiglione è già pronto a colpire.
Anche per oggi è tutto. Io vi do appuntamento come sempre tra una settimana, con un’altra, velenosissima puntata di Venom Week.
Da Senex, alla prossima!





