ROCKY MOUNTAIN HIGH by MICHELE

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Calzini fradici e marshmallow abbrustoliti sul fuoco, così riassumerei la mia avventura. Eh si, perché è stata una vera e propria avventura la mia, non una semplice vacanza, quella che mi ha portato a vivere per due settimane in una tenda con mille spifferi disperso fra le montagne del Colorado.
Me lo aveva detto mio papà che non sarebbe stata una passeggiata, ma di certo non mi aspettavo di finire a sfiorare l’ipotermia o a dormire completamente immerso in una pozzanghera.

Andiamo un passo per volta: l’estate scorsa sono stato in Colorado seguito da una compagnia di cui mio papà è parte; ho trascorso due o tre giorni in famiglia e poi, con altri ragazzi provenienti da Spagna e Germania, siamo andati in campeggio fra le Rocky Mountains, la catena montuosa che attraversa verticalmente gli Stati Uniti e arriva fino in Canada.

Nei pochi giorni che ho passato in casa, la famiglia ospitante mi ha portato a visitare Denver, la capitale, una vera e propria metropoli. Io, vivendo in un paese piuttosto piccolo, non ero abituato a tutti quei grattacieli e a tutta quella gente, quindi devo ammettere di essermi trovato un po’ spaesato a camminare in questa città.

La cosa più affascinante è stata la musica che si sentiva fra le strade, e no, non sto parlando del rumore delle auto o il suono dei clacson. Sto parlando dei pianoforti distribuiti lungo tutti i marciapiedi, che ogni persona poteva fermarsi a suonare, così che camminando potevi sentire la musica accompagnare i tuoi passi. Indimenticabile.

Dopo qualche giorno in città, è iniziata la mia vera e propria vacanza: l’avventura.
Il campeggio era piuttosto grande, uno dei più famosi del Colorado. Oltre al nostro gruppo seguito da Chris e Katy, poco più che ventenni, c’erano tantissimi altri ragazzi. Ogni gruppo svolgeva singolarmente le proprie attività e gli unici momenti in cui si riusciva a stare realmente insieme erano quelli della colazione e alla sera quando, attorno ad un fuoco, si cantava e si chiaccherava.

La prima cosa che ci hanno mostrato dopo essere arrivati è stata la tenda nella quale avremmo dormito: una struttura di legno sostenuta da due pali e coperta con un telo marroncino e pieno di buchi. Questa era situata una decina di minuti a piedi dall’accampamento principale, quindi ogni mattina per fare colazione bisognava percorrere una stradina fra gli alberi ed è capitato più volte di trovarla completamente infangata a causa delle piogge della notte precedente.
Molte sono state le difficoltà, ma la cosa più difficile a cui abituarsi è stata sicuramente l’escursione termica: un caldo da morire durante il giorno e un freddo da far gelare le ossa durante la notte e al mattino. Oltre al sacco a pelo per dormire indossavo una maglia corta, una lunga, un felpone, i pantaloni della tuta e due paia di calze… e avevo ancora freddo! Immaginatevi di dover andare durante la notte in bagno (ovvero una toilet chimica posta a un centinaio di metri dalle tende, per evitare che gli animali, attratti dall’odore entrassero in tenda), con un freddo disumano e il buio totale, con solo una piccola torcia per fare luce sulla strada e con la paura che un alce o un orso balzasse fuori all’improvviso.

Nonostante questo abbiamo imparato a dimenticarci delle difficoltà e a goderci lo splendido panorama che ci stava attorno: montagne da ogni parte, alberi e qualsiasi genere di animale (cervi, cerbiatti, aquile e tantissimi scoiattoli con la coda corta, ovvero chipmunks). Non dimenticherò mai le bellissime esperienze fatte, come il rafting sul Colorado River, il sole sorgere da dietro le montagne o tutte quelle confessioni a cuore aperto fatte davanti al fuoco in piena notte.
Prima di partire avevo un miliardo di paure, non sapevo se sarei riuscito a resistere due settimane parlando solo ed esclusivamente inglese; credevo di non riuscire a farmi capire, e non sapevo neanche io realmente a cosa stavo andando incontro. Adesso so solo che è stata una cosa indescrivibile a parole, un’occasione che ti capita una volta sola nella vita.

Quindi io vi consiglio di buttarvi in un’esperienza simile, anche se non siete sicuri di farcela. Se è una cosa che vi fa stare bene con voi stessi e vi piace, non c’è niente di cui pentirsi o di cui avere paura di fare.

Semplicemente buttatevi!

MICHELE