ART SURFING – sala 2 – POP ART by Michele Sassòli

Rise-and-shineQuante diverse interpretazioni si possono dare ad una scatola di latta? C’è chi la vede solo per ciò che è, ovvero un semplice contenitore di zuppa precotta, chi invece, con una mentalità un po’ più pratica ci può vedere un possibile vaso per fiori o un soprammobile alternativo. C’è anche chi con un banale cilindro di latta ha rivoluzionato il mondo dell’arte e ha aperto le menti delle persone ad un nuovo modo di percepirla. Questo Artista è Andy Warhol, e immagino che tutti lo associno immediatamente a una parola: Popart. Ma siamo sicuri di sapere veramente che cosa sia la Popart?

Questo movimento artistico nasce negli anni ’50 del ventesimo secolo grazie a Richard Hamilton. Con la sua opera “Just What is it that makes today’s homes so different, so appealing?” creata per la mostra “This is tomorrow” viene ritenuto il padre della Popart.

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Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing? (by Richard Hamilton)

Questa serie di quadretti sono creati utilizzando i ritagli dei giornali più famosi dell’epoca incollati fra loro: in poche parole un collage. Con quest’ opera Hamilton vuole provocatoriamente immortalare la società di allora così come la vorrebbero i media, facendola inchinare di fronte alla cultura di massa. Su questo concetto si basa tutta la Popart. Un’arte non per il singolo osservatore, ma per la massa e, siccome la massa non ha volto, la sua arte deve essere il più anonima possibile. Opponendosi aspramente all’Espressionismo di inizio novecento che voleva racchiudere nell’opera tutte le emozioni del singolo artista, la Popart respinge ogni espressione dell’interiorità umana e si concentra sul mondo esterno: un mondo governato dal consumismo. Per questa ragione la comunicazione col pubblico deve essere immediata e semplice usando un linguaggio noto a tutti. Queste opere d’arte parlano il linguaggio  della pubblicità commerciale e vengono esposte al pubblico come fossero dei prodotti in serie, spogliando il soggetto di ogni possibile significato espressivo.

 

Ma come mai questi artisti hanno scelto proprio questo modo per agire? Le pubblicità arrivano in ogni angolo della città, e in questo modo la stessa Coca Cola bevuta da qualsiasi cittadino del mondo è anche quella bevuta da una star acclamata dal pubblico come Marilyn Monroe. L’obiettivo è quello di abbattere ogni frontiera sociale ed eliminare le ingiustizie fra le classi alte e quelle basse, donando a tutti stessi diritti e stesse opportunità. Ed essendo la società americana la maggior produttrice di beni di consumo, artisti come Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg o James Rosenquist vedono nell’american way of life il miglior soggetto per le proprie opere.

Durante questo periodo viene rivalutato completamente il ruolo del fumetto: lo si eleva allo status di opera artistica comunemente riconosciuta grazie all’azione di questi artisti che lo vedevano (molto pessimisticamente) come un ultimo residuo di comunicazione scritta accessibile a tutti. Così Roy Lichtenstein utilizzando immagini femminili o di guerra e applicandoli al nuovo modello sociale dell’epoca, arriva a costruire un proprio stile inconfondibile. Opere come “M-maybe”, “Crying girl” o “Whaam!” sono entrate a far parte della cultura moderna a livello internazionale. In questi piccoli fumetti il soggetto viene rappresentato utilizzando una tecnica unica: il puntinato Ben-Day ( chiamato così dall’inventore della tecnica, appunto Benjamin Day). Questo stile deriva da un tipo di iconografia industriale e, pur richiamando al pointillisme ottocentesco, dona una chiave di lettura completamente moderna ai dipinti. I puntini non sono più piccoli e ravvicinati per donare omogeneità al soggetto, ma sono al contrario grandi e distaccati fra di loro, lasciando parecchi spazi bianchi tra l’uno e l’ altro. L’intento di Lichtenstein era preciso, voleva che dalle sue immagini banali e immediate si percepisse

«(…) l’idea di realizzare quadri estremamente semplici, che dessero l’impressione di essere insensati e stupidi, con un uso del colore che desse l’impressione di non avere niente a che vedere con l’arte»

Lo stile di vita americano viene ispezionato in ogni suo dettaglio, anche attraverso la cultura del cibo, così come fa lo svedese Claes Oldenburg che utlizza come soggetti delle proprie opere prodotti alimentari (e altro) tutti facilmente acquistabili nei negozi sotto casa, ma non si limita a rappresentarli in tela, lui ingrandisce enormemente le proprie opere e le espone nelle più grandi città del mondo. Ne sono un esempio il grande cono gelato “Dropped cone” di Colonia del 2001 o lo “Spoonebridge and cherry” nel Minneapolis Sculture Garden, la scultura di un gigantesco cucchiaino di metallo con una ciliegia sulla punta . In questo modo le varie pietanze perdono il valore di bene primario indispensabile per la vita e si riducono a semplice prodotto di consumo alla portata di tutti.

Un altra tematica ampliamente analizzata dalla Popart è il mondo del cinema, più in particolare quello delle Star. Queste sono icone da tutti riconosciute e idolatrate, svestito il soggetto dall’individualità dell’artista si permette a tutti di entrare all’interno dell’opera: l’importante non è l’essere, ma l’apparire. Così James Rosenquist nell’opera “Joan Crowford says” rappresenta l’attrice intenta a pubblicizzare un prodotto che non siamo in grado di riconoscere… ma a chi interessa? L’importante è che ci sia la faccia della Star sull’etichetta.

L’immagine più nota della Popart è probabilmente Marilyn-diptychquella di Marilyn Monroe immortalata nelle quattro iconografie di Andy Warhol. Quattro fotografie che rappresentano la diva di Hollywood in quella posa plastica che l’ha resa un’icona. Attraverso quest’opera Andy sembra voler personificare il consumismo, non necessariamente in Marilyn, ma in tutti coloro che la seguono e vedono in lei l’esplicitarsi della fama e del successo, che si sa dura solo quindici minuti.campbell-warhol

L’evoluzione naturale della Popart oggi prende il nome di Neopop. Cambiano gli artisti che se ne fanno esponenti, cambiano forse i metodi di rappresentazione, ma di certo rimane invariato il messaggio che si vuole inviare. Il nome più famoso di queste corrente artistica è quello di Jeff Koons, che attraverso le sue opere come “Balloon dog” o “Gazing Ball” sembra voler riconciliare il mondo dell’arte bassa (oserei dire infantile, si sta parlando d’altronde di palle di plastica e palloncini a forma di cane) con quello dell’arte tradizionale. Sempre sulla scia di Andy Warhol, Koons immortala un’altra Star acclamata da tutto il mondo: Michael Jackson. Questa volta, però, il re del pop viene mostrato in un momento di intimità con la scimmietta Bubbles (l’opera si chiama appunto “Michael Jackson and Bubbles”), ibernando così la star in questo stato di umanità che tutti apprezzano.

Abbiamo aperto una nuova stanza del nostro museo, nella quale chi entra è attratto come un gatto da tutto ciò che sbrilluccica, ma non tutto ciò che brilla è oro. Ritengo che il mondo tenda fin troppo a sopravvalutare la Popart: alla fine si preoccupa di dare al pubblico solo ciò che questo chiede, non facendo trasparire nulla dell’autore nelle opere. L’artista non è visto come un sensibile interprete della realtà, ma come semplice manipolatore di oggetti già presenti e già conosciuti dal pubblico. Alla soggettività dell’uomo viene sostituita l’oggettività della macchina, riducendo tutto a un semplice lavoro scarno di ogni significato personale.

Lettori ed ascoltatori di InsideOut noi ci vediamo alla prossima puntata di ART SURFING  per aprire una nuova sala di questo meraviglioso museo che è la cultura umana.