(8) JURASSIC WEEK by SENEX

 

Elasmosaurus platyurus
Elasmosaurus platyurus

PROFONDO BLU

Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto all’ottava puntata di Jurassic Week, la rubrica dei rettili giganti.

Scheletro di oftalmosauro (gen. Ophthalmosaurus)
Scheletro di oftalmosauro (gen. Ophthalmosaurus)

Oggi sarà necessario indossare delle mute da immersione e munirci di bombole d’ossigeno: il nostro viaggio ci porterà ad esplorare la vita dei mari del Mesozoico. Catapultiamoci quindi fino al tardo Giurassico, 150 milioni di anni fa: ci immergiamo nell’oceano, e subito vediamo un gruppo di strani animali che sembrano dei delfini un po’ panciuti, con il muso allungato e degli occhi enormi.

Rappresentazione di oftalmosauro (gen. Ophthalmosaurus)
Rappresentazione di oftalmosauro (gen. Ophthalmosaurus)

Niente a che vedere con i delfini, però: sono oftalmosauri (gen. Ophthalmosaurus), rettili marini lunghi intorno ai 3-4 metri che si cibano essenzialmente di pesce, ma ora sembra che stiano scappando.

Una piccola sagoma nera si avvicina e diventa sempre più grande. Molto, molto grande. Presto, nascondiamoci e lasciamo che quel mostro si concentri su di loro: in caso ve lo steste chiedendo, si tratta del signore incontrastato di questi mari, un superpredatore come pochi nella storia della Terra.

Amici di InsideOut, ecco a voi il liopleurodonte (gen. Liopleurodon):

Rappresentazione di liopleurodonte (gen. Liopleurodon)
Rappresentazione di liopleurodonte (gen. Liopleurodon)

Per sicurezza, direi di lasciare momentaneamente questo oceano giurassico e spingerci oltre, fino al Cretaceo superiore, ovvero 80 milioni di anni fa: troviamo ad accoglierci un altro grande carnivoro acquatico, ma stavolta possiamo stare più tranquilli dato che la sua dieta consiste prevalentemente di pesce. Osservando l’animale, notiamo che il suo corpo ricorda quello di una tartaruga marina senza carapace e culmina con un collo lunghissimo e una testa simile a quella di un serpente: si tratta di uno dei rettili marini più noti e risponde al nome di elasmosauro (Elasmosaurus platyurus).

Scheletro di elasmosauro (Elasmosaurus platyurus)
Scheletro di elasmosauro (Elasmosaurus platyurus)

A questo punto abbiamo incontrato alcuni tra i più celebri rappresentanti dei tre grandi gruppi di rettili marini del Mesozoico: gli ittiosauri (Ichthyosauria) con l’oftalmosauro, i plesiosauri (Plesiosauria) con l’elasmosauro e i pliosauri (Pliosauroidea, in realtà un sottordine di Plesiosauria) con il liopleurodonte. Gli ittiosauri, evolutisi a partire dal Triassico superiore, presentano tutti una fisionomia di base comune: corpo compatto e non troppo lungo, simile a quello di un piccolo cetaceo, pinne caudali molto sviluppate per facilitare il nuoto e disposte verticalmente come quelle di uno squalo, e muso stretto e allungato, non troppo diverso da quello degli odierni delfini d’acqua dolce. A differenza di questi, però, gli ittiosauri presentavano un altro paio di pinne più piccole appena prima della coda. Questo ordine, oltre al nostro oftalmosauro, comprendeva tra gli altri l’ittiosauro (gen. Ichthyosaurus), eponimo del gruppo vissuto nel Giurassico inferiore, e il coetaneo stenotterigio (gen. Stenopterygius), più piccolo con i suoi 2 metri circa di lunghezza. Altra caratteristica interessante degli ittiosauri è la loro maniera di riprodursi: erano infatti ovovivipari, con le uova che si schiudevano direttamente nel corpo della madre che successivamente partoriva i piccoli già formati.

Gli ittiosauri si estinsero già nel Cretaceo medio, intorno a 90 milioni di anni fa: a sopravanzarli come longevità troviamo gli altri due gruppi, i pliosauri e i plesiosauri. Per quanto concerne i primi, anche qui li troviamo già a partire dal tardo Triassico, tuttavia è durante il Giurassico che questi animali dominano sovrani nei mari: i pliosauri presentano un corpo lungo ma compatto e idrodinamico, con due paia di pinne molto sviluppate per permettere all’animale di nuotare agevolmente nonostante la coda corta, di scarsa utilità nel movimento. La testa dei pliosauri era molto grande, nelle specie più grandi troviamo crani di 3 metri di lunghezza, e raramente si scende sotto il metro e mezzo. Tra le specie più famose, oltre al liopleurodonte, troviamo ovviamente il pliosauro (gen. Pliosaurus), che dà il nome al sottordine.

Tuttavia, tra questi due generi è incorsa probabilmente una sovrapposizione: la specie più grande di liopleurodonte (Liopleurodon macromerus) che poteva raggiungere una lunghezza di circa 20 metri imponendosi come più grande predatore marino mai esistito, insieme al capodoglio e al gigantesco squalo Charcharodon megalodon, è stata ormai individuata come pliosauro (diventando Pliosaurus macromerus).
Passiamo ora ai plesiosauri propriamente detti: nonostante l’ordine Plesiosauria comprenda anche i pliosauri, infatti, questi ultimi presentano caratteristiche ben diverse da quelle degli altri plesiosauri, tanto che ho ritenuto opportuno esaminarli separatamente. La caratteristica più evidente dei plesiosauridi (famiglia Plesiosauridae) è infatti il collo molto allungato anche nelle specie più primitive: l’elasmosauro, che abbiamo già incontrato, era lungo complessivamente 15 metri, con il collo che ne misurava almeno cinque. Collo che, comunque, doveva essere piuttosto rigido: le vertebre che lo componevano erano infatti poco flessibili, rendendo impossibili movimenti e torsioni ampie all’animale. Per il resto, la corporatura dei plesiosauridi non era troppo dissimile da quella dei pliosauri: coda corta, pinne molto grandi e corpo compatto. Differente era invece la dieta: mentre i pliosauri più grandi, con mascelle poderose e denti degni di un tirannosauro, potevano predare tartarughe, squali, ittiosauri e persino loro simili più piccoli, i plesiosauridi presentavano una testa molto più piccola, con denti più sottili e acuminati adatti ad un’alimentazione a base di pesce.

Oltre all’elasmosauro, la specie più celebre del gruppo è sicuramente l’eponimo plesiosauro, che dell’elasmosauro era un vero e proprio “nonno in miniatura”: il plesiosauro non superava i 5 metri di lunghezza, e visse intorno ai 190-180 milioni di anni fa, ben 100 milioni di anni prima dell’elasmosauro.

C’è un’altra grande famiglia di rettili marini che è doveroso menzionare: questi animali comparvero molto tardi, nel Cretaceo superiore, ma si diffusero a tal punto da portare quasi all’estinzione i pliosauri che avevano fino a quel momento regnato sovrani nei mari, sto parlando dei mosasauri (Mosasauridae).

Rappresentazione  di mosasauro (gen. Mosasaurus)
Rappresentazione di mosasauro (gen. Mosasaurus)

Questi grandi predatori possono sembrare a prima vista simili ai pliosauri, ma in realtà avevano ben poco in comune con loro: erano infatti vere e proprie lucertole, seppur appartenenti a una famiglia oggi estinta, mentre gli altri animali che abbiamo visto facevano parte di ordini di rettili a sé stanti e non più esistenti dalla fine del Mesozoico. I mosasauri presentavano una testa molto grande con mascelle potenti e denti da far impallidire qualunque avversario, oltre a una coda molto più lunga di quella dei pliosauri, che veniva utilizzata come quella di un coccodrillo per dare propulsione e direzione all’animale durante il nuoto. Le pinne erano simili a vere e proprie pagaie che rendevano ancor più agevole il movimento. I mosasauri erano superpredatori in grado di cacciare gran parte degli animali che incontravano, compresi altri mosasauri più piccoli, come confermano alcuni resti rinvenuti dai paleontologi. La specie più nota della famiglia, anche in questo caso eponima, è il mosasauro (gen. Mosasaurus), così chiamato per via della Mosa, nelle cui vicinanze vennero riportati alla luce i suoi primi resti addirittura nel 1764. Il mosasauro poteva raggiungere una lunghezza compresa tra 10 e 15 metri, rivaleggiando con i grandi pliosauri, ormai già sulla via dell’estinzione, per il dominio sui mari cretacei.

Scheletro di mosasauro (gen. Mosasaurus)
Scheletro di mosasauro (gen. Mosasaurus)

Parlando così a lungo di questi meravigliosi animali non mi sono accorto che l’ossigeno nelle nostre bombole sta per finire: meglio ritornare in superficie, anche per non finire preda di un mosasauro affamato.

Per la prossima tappa del nostro viaggio vi riporterò in Italia, nell’Italia del Mesozoico, alla scoperta delle specie animali che abitavano il nostro Paese in un’epoca tanto remota.

Se vorrete seguirmi, l’appuntamento è come sempre tra una settimana per una nuova puntata di Jurassic Week, la rubrica dei rettili giganti.

Da Senex, alla prossima!