ART SURFING – sala 3bis – AVANGUARDIE by Michele Sassòli

Rise-and-shine

Rieccoci qui, in questa sala ad osservare questi meravigliosi dipinti nati dal genio di artisti ribelli e visionari, noti come Avanguardisti . Nell’articolo di ieri abbiamo commentato la violenza del colore degli Espressionisti, la deformazione delle immagini dei Cubisti e i corpi in movimento dei Futuristi italiani. Oggi continueremo la nostra visita esplorando altri manifesti in favore della Morte dell’Arte Tradizionale, e scopriremo nuovi modi di rivoluzionare il mondo artistico che hanno fatto rizzare in testa tutti i capelli dei critici contemporanei.

Il movimento di cui parliamo adesso nasce da un gruppo di fuggitivi: loro sono degli intellettuali europei che per sfuggire all’imminente Prima Guerra Mondiale si rifugiarono in Svizzera. Il 5 Febbraio 1916 aprono il Cabaret Voltaire, un locale a Zurigo, e durante le loro serate questi artisti portavano in scena le proprie opere: nasce così il movimento Dadaista. La parola Dada (che identifica questo movimento) non vuol dire assolutamente nulla, ma proprio per questa ragione viene utilizzata, per manifestare il distacco dal razionalismo borghese in modo da abbattere tutte le strutture che componevano l’Arte ricca.

“Irrazionalità” è la parola chiave per descrivere questo movimento: niente deve avere per forza un senso logico, basta che sia in grado di provocare la sensibilità del pubblico e suscitare nelle persone una qualsiasi reazione. Cosa c’è di più illogico del caso? La casualità è la musa che muove questi artisti, ciò che li spinge nel loro processo creativo.

Per fare un poema dadaista.

Prendete un giornale. Prendete delle forbici. Scegliete nel giornale un articolo che abbia la lunghezza che contate di dare al vostro poema.

Ritagliate l’articolo. Ritagliate quindi con cura ognuna delle parole che formano questo articolo e mettetele in un sacco. Agitate piano.

Tirate fuori quindi ogni ritaglio, uno dopo l’altro, disponendoli nell’ordine in cui hanno lasciato il sacco.

Copiate coscienziosamente. Il poema vi assomiglierà.”

Ecco come i Dadaisti vedevano il loro modo di procedere, tutto dettato dalla casualità degli eventi; tutto è arte (o nulla è arte, dipende da che punto di vista lo si legge). È chiaro, quindi, che ormai la capacità artistica non dipenda più dalle abilità manuali dell’autore, ma dalla sua ingegnosità nel trovare un’idea che colpisca l’osservatore.

Marcel Duchamp (maggior esponente del dadaismo) crea così i ready-made , ovvero opere nate dal semplice assemblaggio di oggetti comuni e già esistenti nella realtà: ruote di bicicletta, orinatoi, ferri da stiro… tutta la realtà che ci circonda è composta da piccoli pezzi di arte che solo chi ha un occhio da artista è in grado di cogliere e fare suo.

Si stacca totalmente dalla realtà l’Astrattismo, che nelle sue forme e colori confusi e apparentemente senza senso nasconde profondi significati e simboli non concepibili se ci si limita a un solo sguardo. Nell’opera non si trova un vero e proprio legame col reale, ma essa vive di un’autonomia propria, sufficiente a descriverla solo tramite se stessa, senza il bisogno di cercare collegamenti col reale. Colui che viene ritenuto il creatore di questa corrente è Vasilij Vasil’evič Kandinskij . Questo artista, con la sua opera anonima (semplicemente definita “Acquerello”) getta le basi per la corrente astrattistica, dipingendo sulla tela dei semplici schizzi di colore, lasciando che sia il suo subconscio a guidarlo nella creazione dell’opera. Con questo modo di dipingere l’autore ritorna a una pittura infantile, semplice, spontanea, slegata dai condizionamenti tipici dell’età matura, di tipo sociale o politico. Tuttavia questa libertà artistica di cui gli artisti astrattistici si vantavano non venne completamente accettata dal mondo esterno, quello reale. Infatti, nel periodo nazista moltissimi quadri di Kandinskij vennero confiscati e nascosti, essendo ritenuti un esempio della degenerazione dell’arte e della società.

"Acquerello" (Vasilij Kandinskij)
“Acquerello” (Vasilij Kandinskij)

In un mondo a cavallo tra due guerre mondiali, dove la propria individualità si andava perdendo ogni giorno di più, è ovvio che l’arte non avrebbe potuto farsi mettere i piedi in testa senza reagire. Ispirati dagli studi sulla psicoanalisi di Freud, alcuni artisti iniziarono a portare sulle proprie tele una nuova realtà, una visione intima e personale che trova un’esplicazione solo nell’interiorità dell’artista stesso, solamente nei suoi sogni. Nasce il movimento Surrealista, che io trovo il più affascinante che si sia mai mostrato ai nostri occhi. Questi artisti cercano di dare una definizione ai propri sogni, in modo da scoprire in maniera sempre più dettagliata la propria interiorità e la propria conoscenza. Il mondo che si tenta di interpretare non è astratto, è un mondo vero, ma soltanto per l’artista che lo vive nell’attimo in cui si addormenta, qunado si stacca dalle fatiche del mondo oggettivo e si cala negli antri più inesplorati del proprio cervello, dove risiedono la nostre paure inconsce. Di questa corrente fa parte anche il mio artista preferito (colui che ritengo l’artista per eccellenza): Salvador Dalì . Quest’uomo ha dato all’arte un nuovo volto, facendosi portabandiera del movimento Surrealista, senza nascondere le proprie paure e le proprie insicurezze al pubblico, ma incanalandole tutte nella propria disciplina artistica. La sua opera più famosa è sicuramente “La persistenza della memoria” , dipinta in due ore dopo aver indagato a lungo sul problema filosofico della mollezza del formaggio. In questa tela viene mostrato un paesaggio deserto, nel quale tre orologi si stanno sciogliendo al sole. Questo soggetto rappresenta simbolicamente la relatività del tempo, mostra come il tempo in un sogno scorra parallelamente rispetto a quello reale: appena ci si cala nel nostro subconscio quattro ore possono in verità corrispondere a quattro minuti, questo perché quando siamo immersi nei nostri sogni e nelle nostre passioni non ci rendiamo conto del tempo che scorre.

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“La persistenza della memoria” (Salvador Dalì)

Un altro dei pittori surrealisti più famosi è il belga René Magritte (sempre uno dei miei preferiti). Nelle sue opere Magritte non cerca di mostrare il suo subconscio, ma tenta di mostrare i lati ignoti dell’universo, giocando con effetti ottici e visivi. Lo possiamo notare ad esempio in “Passeggiata di Euclide”  nella quale la tela dipinta si fonde col paesaggio oltre la finestra, un modo per esprimere come la realtà e l’arte siano due facce della stessa medaglia.

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“Passeggiata di Euclide” (René Magritte)

 

Questa sala è veramente enorme!

Ci sarebbero ancora moltissime cose di cui parlare, moltissime tele ancora da svelare. Nemmeno queste quattro mura sono in grado di contenere tutte le opere ribelli che il genere umano è stato in grado di produrre: se alzate lo sguardo potete vedere addirittura i quadri scendere appesi al soffitto!

Il mondo dell’arte è veramente immenso, è un luogo magico nel quale tutto quello che viene prodotto dalla tua mente ha un senso.

Anche due semplici linee colorate, o una mela sospesa sul volto di un uomo, in questa realtà personale e soggettiva possono trovare un significato unico e irripetibile.

La nostra visita non è ancora terminata, rimanete con me per scoprire le prossime sale, alla prossima!