(10) JURASSIC WEEK by SENEX

Cratere di Chicxulub (penisola dello Yucatàn) - Messico.
Cratere di Chicxulub (penisola dello Yucatàn) – Messico.

L’APOCALISSE DEGLI IMMORTALI

Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto alla decima e ultima puntata di Jurassic Week, la rubrica dei rettili giganti. Ebbene sì, il nostro viaggio è arrivato all’ultima tappa: per concluderlo, dobbiamo tornare là dove lo avevamo iniziato, nelle pianure nordamericane del Cretaceo superiore, 65 milioni di anni fa. A prima vista, tutto sembra normale: vediamo molti dinosauri, tra triceratopi, anchilosauri e adrosauri di vario tipo, e se siamo fortunati potrebbe anche arrivare un T-Rex. Se guardate in alto, però, al cielo, vi accorgerete di un puntino luminoso che sta viaggiando a grande velocità verso la Terra: no, non è una stella cadente. E’ un asteroide. E quando si scontrerà con il nostro pianeta, tutti gli animali che ora abbiamo davanti a noi moriranno.

Ma come possiamo ragionevolmente ritenere che sia stato proprio l’impatto di un asteroide, anzi di molteplici corpi celesti, a provocare l’estinzione di massa del Cretaceo? La risposta arriva dal sottosuolo: ogni periodo geologico presenta infatti uno strato nella crosta terrestre, diverso per composizione chimica da quelli delle altre ere. Nel caso del Cretaceo, il suo strato è separato da quello del Paleocene, primo periodo dell’Era Terziaria, da una linea di demarcazione detta “limite K-T” (dove K sta per Cretaceo e T per Terziario): ora, il limite K-T presenta un’altissima concentrazione di iridio, pari anche a 130 volte oltre la norma. L’iridio è un metallo rarissimo nella crosta terrestre: le sue caratteristiche siderofile, che lo spingono cioè a legarsi al ferro, lo portano a concentrarsi negli strati inferiori del mantello e del nucleo, molto più ricchi della crosta di questo elemento. Nel 1980 il fisico Luis Alvarez formulò una teoria per spiegare una così alta quantità di iridio nel limite K-T: questo metallo è tanto raro nella crosta terrestre quanto comunissimo negli asteroidi, di cui è elemento costitutivo determinante, e di conseguenza l’iridio trovato nel limite K-T si sarebbe depositato in tale sede dopo l’impatto di un gigantesco planetoide con la Terra.

Formazione rocciosa che presenta in evidenza il limite K-T, corrispondente alla fascia di colore grigio-nerastro.
Formazione rocciosa che presenta in evidenza il limite K-T, corrispondente alla fascia di colore grigio-nerastro.

L’ipotesi di Alvarez ha subito riscosso grande credito nella comunità scientifica, anche per importantissimi riscontri di crateri di enormi dimensioni in ogni parte del globo: il più famoso di tutti è senza dubbio il cratere di Chicxulub, nella penisola dello Yucatàn, con un diametro di 120 km,

Chicxulub
Chicxulub

mentre più piccoli sono quelli individuati in Ucraina e nel Mare del Nord, il cui diametro si aggira intorno ai 20-25 km. Il più colossale di tutti è invece il cratere di Shiva, nell’Oceano Indiano, con i suoi impressionanti 500 km di diametro. A generare voragini del genere possono essere stati solo asteroidi di notevoli dimensioni: per quanto riguarda Chicxulub, si ritiene che il corpo celeste responsabile del cratere raggiungesse un diametro di 12 km e avesse provocato un’esplosione milioni e milioni di volte più devastante

Shiva Crater
Shiva Crater

di quella generata dalla più potente bomba atomica mai fatta detonare dall’uomo. In più, l’età del cratere stesso è stimata proprio in 65,95 milioni di anni, rendendolo compatibile con l’estinzione del Cretaceo.

Quali effetti può causare una collisione di tali proporzioni sulla fauna e la flora di un pianeta? Sicuramente una simile catastrofe potrebbe portare all’estinzione di numerose specie viventi: il fortissimo impatto provocherebbe scosse telluriche di intensità inaudita, generando terremoti terrificanti e tsunami alti fino a 2-3 km che spazzerebbero via qualunque cosa si trovasse sulla loro strada. Ma gli effetti dello scontro si propagherebbero anche a lunghissimo raggio: l’impatto libererebbe enormi quantità di gas rinchiusi nel sottosuolo, facendo sì che una gigantesca nube sulfurea intossicasse l’aria e oscurasse addirittura il Sole: nel caso dell’estinzione del Cretaceo, si stima che la nube gassosa abbia impiegato circa dieci anni prima di dissolversi. La contaminazione dell’aria renderebbe difficoltosa la respirazione per gli animali, e impossibile per quelli di dimensioni maggiori come i grandi dinosauri. Anche molte specie di piante, private della luce solare, dovrebbero soccombere.

L’estinzione di massa del Cretaceo vide la scomparsa del 75% delle specie viventi e la collisione di diversi asteroidi sulla Terra può essere sicuramente una delle cause principali di questa ecatombe. Ma è davvero l’unica? Probabilmente no.

Un asteroide simile a quelli che potrebbero aver provocato l’estinzione di massa del Cretaceo.
Un asteroide simile a quelli che potrebbero aver provocato l’estinzione di massa del Cretaceo.

Negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno ipotizzato che questi impatti ebbero luogo circa 300.000 anni prima dell’estinzione completa dei dinosauri, che quindi ricevettero il colpo di grazia da un’altra catastrofe naturale, nella fattispecie un’impressionante catena di eruzioni vulcaniche in quello che oggi è l’altopiano del Deccan, in India. Anche in questo caso sarebbero state le esalazioni di gas tossici liberate dai vulcani a sterminare dinosauri, pterosauri e rettili marini, lasciando il Terziario in mano ai mammiferi. Potrebbero anche essersi verificati repentini cambiamenti climatici in varie zone del pianeta, con raffreddamenti e surriscaldamenti che avrebbero condotto le specie locali, inadatte ad affrontare sconvolgimenti simili, all’estinzione.

In definitiva, il motivo reale della scomparsa dei dinosauri è ancora oggi sconosciuto, e noi possiamo soltanto parlare in termini di teorie, per quanto attendibili e accreditate. Fatto sta che i dinosauri non sono più tra noi. E, se devo essere sincero, forse dovremmo solo prenderne atto piuttosto che parlare di riportarli in vita tramite clonazione e quant’altro. Perché loro non hanno avuto bisogno di tornare in vita per affascinare gli uomini dall’Ottocento ad oggi. I dinosauri ci raccontano una storia molto più antica della nostra, la storia del mondo, e ci ricordano, nei momenti in cui crediamo di essere sempre stati il centro dell’universo, che la storia non è fatta di soli uomini: lo scheletro quasi completo del tirannosauro Sue ha un valore storico per nulla inferiore a quello di un affresco di Pompei, di un dipinto di Leonardo, di un trattato di Platone.

E’ questo il messaggio con cui Jurassic Week, la rubrica dei rettili giganti, vi saluta.

Con la certezza che basta molto poco per riuscire a sentire i dinosauri ancora in mezzo a noi.

Da Senex, alla prossima!