
SHELL-SHOCKED
Signore e signori, buongiorno a tutti. Il mio nome è Senex, e vi do il benvenuto alla decima e ultima puntata di Venom Week, la rubrica più velenosa del mondo. Ebbene sì, il momento è arrivato: ora che stiamo per lasciarci, non ci resta che scoprire una volta per tutte quale sia in assoluto l’animale più tossico del pianeta. E per trovarlo, naturalmente, dobbiamo tornare nella nostra cara, vecchia Australia.
Eccoci quindi di nuovo sulle rive del Pacifico, dove già abbiamo conosciuto la nostra medusa farfalla: lo scenario che ci si presenta davanti, però, sembra tutto meno che pericoloso. Ci sono anche delle bellissime conchiglie posate sulle rocce e sui coralli del reef, che apparentemente chiedono solo di essere raccolte, ma prendere in mano uno di quei molluschi potrebbe essere il nostro ultimo atto in questa vita.
Come, un mollusco? Un misero mollusco sarebbe l’animale più velenoso del mondo? Senza dubbio, sì, ma è opportuno fare chiarezza attorno a questi piccoli invertebrati.
Innanzitutto, essi appartengono al genere Conus, che comprende una grande varietà di specie: di queste, solo quelle più grandi, principalmente Conus geographus e Conus striatus, sono letali anche per un essere umano. I coni, così chiamati per la caratteristica forma delle loro conchiglie, vivono principalmente nelle zone costiere quando non proprio a ridosso della riva, e sono diffusi in gran parte dell’Indo-Pacifico, dal Mar Rosso all’Australia, dal Madagascar alle Filippine passando per il Sud-est asiatico. Questi animali si nutrono prevalentemente di piccoli pesci e altri molluschi, che predano grazie ad una proboscide estendibile che permette loro di iniettare il micidiale veleno nella vittima. Il colore dei coni varia notevolmente a seconda della specie, ma in genere le loro conchiglie sono molto apprezzate e ricercate dai collezionisti per via delle livree accese e variegate, ricche di striature, macchie e sfumature di ogni genere. Le diverse varietà di coni presentano anche dimensioni differenti: i già citati cono geografico e cono striato sono i più grandi, raggiungendo rispettivamente 15 e 12 cm di lunghezza.

Ora veniamo al motivo che consente a questi molluschi di vantare il primato di animali più velenosi del mondo: il veleno dei coni è generalmente molto complesso, ma gli elementi più caratteristici che lo contraddistinguono sono le miscele tossiche dette, non a caso, conotossine e conantochine. Questi composti hanno un’azione neurotossica non dissimile a quella degli elapidi come il mamba nero, ma è opportuno analizzare più approfonditamente il funzionamento specifico di ognuno di essi. Le conotossine, infatti, sono molte e tutte agiscono in maniera differente (ma comunque assolutamente sinergica).
Come ormai sappiamo, le neurotossine agiscono impedendo ai neurotrasmettitori di raggiungere le fibre muscolari impedendo il corretto funzionamento dei collegamenti tra cellule nervose e non, ovvero le sinapsi. Il neurotrasmettitore più importante di cui il corpo disponga è l’acetilcolina, sintetizzata nei neuroni, che viene regolata e rilasciata nelle terminazioni nervose mediante complessi proteici detti “canali ionici”: su alcuni di essi, i canali del calcio, si concentra l’azione delle Omega-conotossine, che inibiscono il rilascio di acetilcolina bloccandoli. Un ruolo importante lo rivestono anche i canali del sodio, che, se aperti, potenziano e velocizzano l’arrivo dei potenziali d’azione trasmessi dall’acetilcolina tramite un meccanismo elettrochimico: se non fosse che le Mu- e le Delta-conotossine intervengono specificamente a pregiudicarne il funzionamento.
Per quanto riguarda invece i recettori nicotinici dell’acetilcolina, costituenti veri e propri dei canali ionici sopra citati nei nervi e nei muscoli, l’Alfa-conotossina si occupa di inibirli. Infine, le K-conotossine bloccano i canali del potassio. Sulle Omega-conotossine in particolare si stanno concentrando i ricercatori: esse, infatti, se opportunamente trattate, fungono da efficacissimi antidolorifici, ben 10000 volte più potenti della morfina.
Il veleno dei coni, in ultima analisi, provoca la morte paralizzando diaframma e polmoni in modo da causare insufficienza respiratoria, con l’aggiunta del successivo arresto cardiaco. Per le punture di questi molluschi non esiste antidoto, e il decesso può arrivare in tempi estremamente rapidi in mancanza di trattamenti quali respirazione assistita e somministrazione di anestetici.
Signore e signori, anche per oggi è tutto: il nostro viaggio tra gli animali più velenosi del pianeta finisce qui, davanti allo splendido mare australiano, osservando un piccolo cono che placidamente avanza sul fondo del reef. E’ stato un vero piacere accompagnarvi in questo percorso di dieci settimane, e spero che anche voi abbiate apprezzato queste immersioni pericolose.
Vi posso rassicurare però, perché anche se Venom Week è giunta al termine, non significa che dobbiamo dirci addio: sta per iniziare un nuovo viaggio, alla scoperta di creature altrettanto straordinarie ed affascinanti. Se siete già desiderosi di ripartire per un nuovo viaggio, l’appuntamento è tra una settimana, con la prima puntata di una nuova, emozionante avventura.
Da Senex, alla prossima!
















